Una nuova analisi di Eurostat dimostra come gran parte degli italiani non utilizzino i trasporti pubblici in città: i dati e gli effetti negativi di quest’abitudine.
Eurostat ha pubblicato il nuovo studio sull’utilizzo dei trasporti pubblici in Europa. Il trend è chiaro: la maggior parte delle persone preferisce l’auto privata ai trasporti pubblici. Secondo i dati, nel 2024 la metà degli europei di età maggiore ai 16 anni – equivalente al 50,6% – non ha utilizzato bus, tram o metro.
E l’Italia? È tra le nazioni maglia nera. Scopriamo perché e quali sono le conseguenze su traffico e inquinamento ambientale.
Trasporti pubblici, quanto li usano gli italiani? I dati
Tra i paesi dell’Unione Europa nel 2024 la quota di cittadini che non ha fatto ricorso ai mezzi pubblici ha raggiunto il valore più alto a Cipro, dove riguarda l’85% della popolazione. Seguono in questa classifica:
- L’Italia, con il 68%;
- Il Portogallo con il 67,8%;
- La Francia con il 65,1% – Nonostante Parigi sia una delle città con i migliori trasporti pubblici al mondo;
- La Slovenia con il 61,6%;
- La Grecia con il 61,3%.
In questo scenario, l’Italia si colloca dunque al secondo posto nell’Ue per numero di persone che dichiarano di non utilizzare mai i servizi per i mezzi pubblici. Di segno opposto i dati relativi ai Paesi più virtuosi: in Lussemburgo solo il 15,7% dei cittadini non ha utilizzato questi servizi nel corso dell’anno, mentre in Estonia e Svezia le percentuali si attestano rispettivamente al 26,6% e al 26,7%.
Le conseguenze negative su traffico, salute e inquinamento
Nel contesto italiano, il traffico veicolare rappresenta una componente rilevante dell’impatto ambientale complessivo. Secondo la Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima), incide per il 26% sulle emissioni totali di gas serra — una quota di cui circa il 60% è imputabile alle sole automobili — e contribuisce per circa la metà alle emissioni di ossidi di azoto e per il 13% a quelle di particolato. A ciò si aggiunge un peso economico significativo: i costi sociali legati a questo fenomeno sono stimati in circa 34 miliardi di euro all’anno.
Inoltre, il traffico stradale è responsabile della produzione annuale di 19,30 chilotonnellate di PM10, a cui si sommano le emissioni di anidride carbonica, ossidi di azoto e numerose altre sostanze nocive, generate in larga parte dai motori diesel.
Infine, non sono da sottovalutare gli effetti sulla salute pubblica. Una riduzione media annua di 10 microgrammi per metro cubo di PM2.5 potrebbe tradursi, secondo le stime, in un calo della mortalità complessiva del 7%. Benefici ancora più marcati si registrerebbero per specifiche patologie: -26% per gli eventi coronarici, -10% per le malattie cardiovascolari e respiratorie e -9% per i tumori polmonari. Insomma, se gli italiani usassero di più i trasporti pubblici – specialmente coloro che vivono in metropoli come Roma e Milano – godrebbero di importanti benefici.
Perché gli italiani non usano i trasporti pubblici? Non è solo questione di abitudini
Come mai gli italiani non sfruttano i trasporti pubblici a disposizione? A quanto pare non si tratta solo di una questione di abitudini. Secondo quanto evidenziato dal presidente della Sima, Alessandro Miani, c’è un grosso problema legato alla sicurezza.
Non solo, il presidente Miani ha dichiarato: «Numerose indagini condotte a livello europeo mettono in luce come una quota rilevante di utenti percepisca autobus, metropolitane e stazioni come contesti poco sicuri. A ciò si aggiungono criticità quali il sovraffollamento, una ventilazione inadeguata, la scarsa igiene delle superfici e la vicinanza fisica tra i passeggeri: fattori che inducono una parte consistente dei cittadini a orientarsi verso l’uso dell’auto privata per i propri spostamenti».








