Lungo il Sentiero della Peste Nera, sulle orme dei briganti o seguendo le tracce del Cammino delle 100 torri, quattro itinerari suggestivi per immergersi negli eventi enigmatici del nostro passato. Dedicati a chi ama le incursioni a piedi nella Storia e agli appassionati di avventura.

 Nell’XI secolo d.C. le coste sarde meridionali e occidentali erano l’ambita meta delle scorribande dei Saraceni che salpavano dalle coste spagnole alla volta della grande isola. In particolare il 1015 è ricordato dagli annali come un annus horribilis: da Dénia, tra Alicante e Valencia, Mujāhid al-ʿĀmirī, un ex schiavo di origine slava divenuto emiro, col supporto di mercenari berberi e andalusi lanciò 60 navi  armate contro la Sardegna, facendo razzia di beni alimentari, oggetti e persino persone. I rapiti e deportati furono infatti moltissimi e il riscatto pagato per riaverli indietro fu decisamente molto ingente.
Così nel XVI secolo, i re d’Aragona, preoccupati per le scorrerie barbaresche (e per le loro tasche!), ordinarono la  costruzione di oltre cento torri di avvistamento, in grado di lanciare l’allarme al primo timmore di nave nemica  in vista.

Gambe in spalla, oggi è possibile immergersi in quella storia di galeoni, corsari e predoni e ripercorrere la linea di 1.284 km tracciata dalle  svettanti edificazioni difensive. Un trekking storico tra i più affascinanti ma di certo non l’unico: lungo la penisola è infatti possibile immergersi nei luoghi di vicende lontane e appassionanti per rivivere luoghi, situazioni ed emozioni.
Ecco alcuni tra i più emozionanti.

Inseguendo i briganti in Calabria

Escursionisti nel Parco Nazionale dell’Aspromonte.

La leggenda narra che fosse spietato con i cattivi e gentile con i deboli: il brigante Nino Martino, soprannominato “Cacciadiavoli”, nel XVI secolo era il terrore degli spagnoli e il padrone di queste terre aspre e selvagge del Parco Nazionale dell’Aspromonte. Ma non fu l’unico: dopo di lui molti nomi si sono susseguiti nel tempo come Sonnino o Musolino, che  seppe trasformare le curve più impervie e le gole più nascoste in vie di salvezza, sfuggendo per anni a una taglia di ben 5.000 lire.
Oggi un itinerario di circa 140 km, chiamato Sentiero del Brigante,  permette di ripercorrerne i passi e respirarne le atmosfere, replicando le stesse mulattiere usate dai capibanda tra Sette e Ottocento. Ogni sentiero racconta di fughe notturne e di incontri furtivi nei ruderi delle “casvene”, quei casolari in pietra dove i ribelli,  stanchi delle oppressioni borboniche e delle tasse estreme,  trovavano rifugio e organizzavano imboscate.

La Certosa di Serra San Bruno.

Attraverso 8 tappe di media difficoltà il percorso parte da Gambarie, sale al Passo della Limina (1.425 slm), tocca il Santuario di San Nicodemo, passa per Bova Superiore e termina a Serra San Bruno o Stilo, a seconda del ramo scelto.
Durante quest’avventura è possibile avvistare cinghiali, caprioli, cavalli, mucche e buoi, capre selvatiche, lepri, tassi, salamandre, falchi, volpi, lupi, gufi reali e aquile reali.

Sulle orme dei Mille in Sicilia

Durante la marcia dei Mille, Monreale fu uno dei luoghi che accolse i volontari durante la loro avanzata. In foto uno scorcio del monastero dei Beenedettini.

L’11 maggio 1860 Giuseppe Garibaldi e i suoi coraggiosi Mille approdarono sulle coste di Marsala. Quel giorno in terra di Sicilia iniziò una delle imprese più epiche del Risorgimento italiano.
Oggi è possibile riviverlo seguendo il tracciato di 107 chilometri che ne ripercorre alcune tappe. Il percorso si chiama il Cammino dei Mille e  si snoda tra vigneti che profumano di arancio e colline modellate dal tempo e dal vento .

Partenza da Monreale, tocca  San Martino delle Scale, Pioppo, Poggio San Francesco, Piana degli Albanesi, Santa Cristina Gela e Ficuzza, Mezzojuso, Villafrati, Cefalà Diana e Godrano, Marineo e Misilmeri, fino all’ingresso trionfale a Palermo, accolti dal profilo austero di Palazzo dei Normanni.

A caccia del tesoro di Attila “Il flagello di Dio” in Friuli-Venezia Giulia

Trekking sulle Alpi Carsiche.

Narra la leggenda che il tesoro del re degli Unni, Attila, giace da secoli nascosto in una grotta sopra Cason di Lanza, in Friuli, e nessuno sia ancora riuscito a trovarlo.
Nel 452 d.C., dopo aver saccheggiato Aquileia, uno snodo strategico dell’Impero romano d’Occidente, il temibile sovrano si era diretto con la sua armata verso le alture delle Alpi Carniche per mettere in salvo prigionieri e bottino. La Grotta di Paularo – oggi chiamata Grotta di Attila – nel cuore del Geoparco, fu probabilmente uno dei molti rifugi naturali che li ospitò. L’antro roccioso si presenta misterioso ed enigmatico sin dal suo ingresso: una bocca a forma di serratura,  alta circa 4 metri, consente di accedere a un cunicolo di origine carsica
di 500 metri. La particolare formazione si trova lungo il Sentiero di Attila, un percorso affascinante e a tratti magico, che corrisponde al Sentiero CAI 458.

Il cammino di 5,5 km parte da Casera Cason di Lanza (1.552 m slm), facilmente raggiungibile in auto lungo la statale per il Passo di Monte Croce Carnico. Da qui, il sentiero sale gradualmente su sterrato, costeggiando una torbiera alpina e attraversando radure fiorite di rododendri in estate, fino a guadagnare la Sella di Val Dolce (1.781 m).  Il ritorno ripercorre lo stesso tracciato, regalando un’ultima vista sul monte Zermula e sulle creste circostanti. In totale, l’anello richiede 1 h 45 min circa, con ampio margine per la sosta in grotta e il pranzo al sacco sulla pietraia antistante.
Chi cerca un’esperienza più impegnativa, può proseguire oltre la Sella imboccando in cresta il tracciato non ufficiale che, in ulteriori 5 km circa, porta alla cima del Monte Zermula (2.143 m). Questa variante “lunga” sale ripida, regalando panorami strabilianti sul Massiccio della Presolana e sulle rupi carniche, toccando i 13,7 km complessivi andata/ritorno prima di far ritorno alla Casera.

Il trekking più lungo d’Italia: Cammino delle 100 Torri in Sardegna

Una delle antiche torri di avvistamento lungo le coste sarde.

Lungo il Cammino delle 100 Torri non si è mai lontani dall’acqua: il vento salmastro e il profumo di ginestre accompagnano ogni passo, mentre alle spalle si stagliano le torri di avvistamento, autentici fari di pietra che un tempo segnalavano con fumo e fuoco l’arrivo dei pirati saraceni. Col tramonto, i pellegrini del sentiero possono accamparsi in aree attrezzate o in rifugi rustici, pronti a riprendere la marcia all’alba verso la tappa successiva.
Si tratta di viaggio lento e avventuroso che segue per 1.284 km e 8 vie l’intero periplo della Sardegna, toccando 105 torri saracene erette tra il XVI e il XVII secolo. Si parte – o si riparte – a seconda del desiderio d’avventura, da Cagliari, Arbatax, Olbia o un’altra delle numerose località costiere, imboccando una delle otto grandi vie e addentrandosi in 70 tappe che alternano spiagge di sabbia bianca, scogliere a picco sul mare, sterrati immersi nella macchia mediterranea e qualche tratto asfaltato.
Un’avventura che vale la pena di essere percorsa anche solo per poche tratte.