Il BIE (Bureau International des Expositions) di Parigi ha dato il via libera formale alla Triennale di Milano come sede dell’Esposizione Internazionale 2025. La 24ª edizione si svolgerà dal 17 maggio al 16 novembre 2025 e sarà intitolata “Inequalities. How to mend the fractures of humanity”, ovvero “Diseguaglianze. Come sanare le fratture dell’umanità”.

Al centro della prossima edizione ci sarà quindi il tema della diseguaglianza in tutte le sue manifestazioni sociali, culturali, geografiche e generazionali, ma anche il ruolo che le città svolgono nell’acuire tali ‘fratture’ e quali sono invece gli auspicabili scenari.

La Triennale di Milano e il ruolo dell’arte nelle sfide globali

La Triennale è sempre vigile sui temi di attualità che riguardano l’umanità nel suo complesso. E non potrebbe essere altrimenti visto che l’arte ha il compito di emozionare, stupire e in certi casi scioccare per smuovere le coscienze e anticipare i tempi. Ecco perché il tema della sostenibilità e della giustizia climatica era già stato al centro delle due precedenti esposizioni della Triennale di Milano del 2019 e di quella del 2022.

Così, dopo avere dedicato la scorsa edizione a ciò che ancora “non sappiamo di non sapere”, l’evento – presieduto dall’architetto Stefano Boeri – porterà all’attenzione della comunità artistica internazionale una delle sfide più importanti da vincere nel prossimo futuro: la lotta alle diseguaglianze. Il campo di battaglia è già stato individuato ed è quello delle città, che dovranno svolgere un ruolo di traino per abbattere ogni forma di ingiustizia, avviando in questo modo una «transizione ecologica realmente efficace e inclusiva», come ha dichiarato Boeri agli oltre 800 delegati provenienti da tutto il mondo.

Le città del futuro: i cambiamenti necessari

Ad oggi, la società fa i conti con megalopoli non adatte alla sopravvivenza dell’umanità: pur ricoprendo appena il 3% della superficie terrestre questi agglomerati urbani producono ben il 75% delle emissioni di CO2, causa del surriscaldamento globale. E il tasso di crescita è destinato ad aumentare, dal momento che i flussi migratori spingono ampie fasce di popolazione ad abbandonare aree desertificate o zone alluvionate, effetti del cambiamento climatico, per recarsi nei grandi centri urbani. Se la tendenza non sarà invertita, il fenomeno dei rifugiati climatici porterà oltre 250 milioni di profughi entro il 2050.

Servono quindi un’azione coordinata e strategie condivise per attuare un rapido cambio di rotta e per realizzare esempi di circular city: città più giuste ed eque, dove tutti i cittadini hanno uguale diritto ad aria pulita, acqua potabile sufficiente e possibilità di una dieta equilibrata.

Ecco perché il campo di azione per ridurre le fratture dell’umanità, per citare il titolo della prossima edizione della Triennale di Milano, sono proprie le grandi città del mondo. Cambiarle in modo radicale significa avere maggiori speranze di rispettare gli obiettivi di Agenda 2030, per il clima e per lo sviluppo sostenibile, e di trasformare le diseguaglianze tra le zone centrali più ricche e le periferie più povere in occasioni di inclusività.

La Triennale di Milano epicentro di una riflessione planetaria

La prossima Triennale di Milano sarà l’occasione per presentare i migliori progetti e per dibattere le politiche più rappresentative che sono al centro delle azioni di contrasto alle crescenti diseguaglianze nelle varie città del mondo. Per tale motivo il comitato della Triennale ha invitato i delegati dei Paesi presenti al BIE a scegliere una città, che si è resa protagonista di politiche di riduzione delle diseguaglianze, affinché realizzi il Padiglione Nazionale della 24ª edizione.

Da rimarcare che lo status di Esposizione Internazionale, richiesto dal Governo italiano per la Triennale, e conferito dall’assemblea generale degli Stati membri del BIE, dà la possibilità all’Italia di invitare attraverso canali diplomatici personaggi di spicco nella comunità internazionale. Motivo per cui nel 2025, ci si aspetta che la città di Milano diventi per 6 mesi l’epicentro di una riflessione globale su come sviluppare, attuare e promuovere una transizione ecologica veramente giusta e che non lasci indietro nessuno.