Il turismo incontrollato sta diventando un problema globale, con gli abitanti delle mete più ambite che iniziano a ribellarsi contro gli effetti deleteri dell’overtourism.

Il turismo, una volta considerato una benedizione economica per molti luoghi al mondo, sta mostrando il suo lato oscuro. Destinazioni pittoresche e ricche di cultura in Europa come Venezia, Barcellona, Santorini e Dubrovnik, stanno sperimentando un crescente malcontento evidenziato da proteste, restrizioni e un aumento del risentimento tra i residenti locali causato dall’overtourism.

Alcuni Paesi, come il Giappone, sono addirittura arrivati a celare allo sguardo dei curiosi e degli appassionati le proprie meraviglie naturalistiche per preservarle da formule di viaggio che nulla hanno a che vedere con la sostenibilità ambientale.

Cos’è la turismophobia? Alla scoperta di un fenomeno recente

La turismophobia descrive l’avversione dei local verso gli effetti negativi dell’overtourism, ossia l’eccessiva presenza di turisti che può alterare significativamente la qualità della vita, l’ambiente e l’economia di un luogo. Questa reazione non nasce da una paura irrazionale dei turisti, ma come una risposta ai cambiamenti indesiderati: aumento degli affitti, deterioramento dei quartieri storici, perdita dell’identità culturale e incremento di rumore e inquinamento.

Gli abitanti delle aree colpite vedono il turismo di massa come un’invasione che degrada la propria esistenza quotidiana. Di conseguenza emergono proteste e forme di espressione pubblica, come graffiti e cartelli, che manifestano il malcontento locale. La turismophobia dunque è una sorta di “resistenza” alle dinamiche che privilegiano l’economia turistica a discapito del benessere dei cittadini.

Il prezzo della popolarità

Le città di Venezia e Barcellona sono emblematiche nel rappresentare quanto il turismo possa rivoluzionare radicalmente l’identità e la struttura di località storiche, trasformandole in vere e proprie vetrine turistiche. Questo fenomeno ha portato non solo a un notevole incremento del flusso turistico, ma anche a significative pressioni sui luoghi. A Venezia le grandi navi da crociera sono diventate una presenza quotidiana, scaricando migliaia di turisti che invadono le strette calli e i fragili ponti della città. Questo afflusso massivo ha un impatto non solo visivo ma anche strutturale, con la città che deve continuamente bilanciare la conservazione del proprio patrimonio storico e culturale con le esigenze di un turismo di massa. La risposta di Venezia è stata quella di introdurre il contributo d’accesso per modulare il numero di visitatori in periodi particolarmente affollati per ridurre l’usura della città.

Barcellona, nota per la sua vibrante vita culturale e i suoi iconici monumenti, ha affrontato sfide simili. Il centro storico, con le sue famose Ramblas e il quartiere gotico, ha visto un’escalation degli affitti, spingendo molti residenti a lasciare queste aree a causa dell’aumento dei costi e della trasformazione di abitazioni in alloggi turistici. Per contrattaccare questi sviluppi, la città ha imposto controlli sugli affitti a breve termine, cercando di limitare il numero di appartamenti disponibili per i turisti e di preservare le unità abitative per i residenti.

Queste misure, sebbene necessarie, sono spesso fonte di tensione tra la necessità di preservare l’integrità e l’autenticità delle città e il desiderio di continuare a beneficiare economicamente dal turismo. Venezia e Barcellona sono esempi chiari di come le città storiche stiano lottando per trovare un equilibrio sostenibile che possa soddisfare sia i bisogni dei loro cittadini sia quelli dell’industria turistica.

Misure drastiche e tassa di soggiorno contro il turismo incontrollato

Per contenere gli impatti negativi del turismo di massa e promuovere un turismo più responsabile e sostenibile, diverse destinazioni hanno adottato una serie di misure drastiche, tra cui la regolamentazione dell’imposta di soggiorno e la limitazione del numero massimo di visitatori. Queste strategie non mirano a ostacolare il turismo in sé, ma piuttosto a favorire una convivenza armoniosa e porre fine alla speculazione immobiliare, specialmente sugli affitti a breve termine.

Città come Dubrovnik e Santorini hanno impostato limiti giornalieri al numero di turisti per proteggere i loro delicati ecosistemi urbani e naturali. Anche Firenze ha introdotto divieti severi, come il bando all’affitto a breve termine nel centro storico, per preservare l’intimità e l’integrità urbana di una delle città più storiche d’Europa.

Città come Amsterdam e Parigi hanno rafforzato le tasse di soggiorno. Queste non sono solo misure fiscali, ma veri e propri strumenti di gestione del turismo, con l’obiettivo di ridurre l’overcrowding e contribuire finanziariamente alla manutenzione dell’infrastruttura pubblica e alla conservazione del patrimonio culturale.

Queste politiche mirano a bilanciare l’ospitalità e la sostenibilità, cercando di preservare l’integrità culturale e ambientale dei luoghi.

Turismofobia: la ribellione silenziosa di Mallorca e Ibiza

Le isole di Maiorca e Ibiza sono diventate teatro di una ribellione silenziosa contro l’overtourism. Residenti esasperati dalle conseguenze del turismo di massa hanno iniziato a esprimere il proprio dissenso attraverso cartelli e graffiti che chiedono ai turisti di “tornare a casa”. Queste forme di protesta visiva sono una chiara indicazione del crescente desiderio dei locali di riacquistare il controllo delle città e preservare la loro qualità della vita.

Le autorità hanno risposto con misure concrete: a Ibiza, a esempio, sono state implementate normative più severe per limitare gli orari di funzionamento dei locali notturni e controllare i livelli di rumore. Queste politiche mirano a bilanciare le necessità dei turisti con quelle dei residenti, dimostrando un impegno crescente verso un turismo più responsabile e sostenibile. Chi ha voglia di partire alla scoperta di queste meravigliose città può affidarsi al servizio voli per trovare la formula viaggio più adatta alle proprie esigenze.

L’impatto del turismo incontrollato sul patrimonio e sulla cultura

In tutta Europa diverse destinazioni, a parte quelle già citate, stanno prendendo risoluzioni per gestire l’impatto del turismo incontrollato e promuovere un approccio più sostenibile e responsabile.

  • Atene ha impostato un limite giornaliero al numero di visitatori dell’Acropoli;
  • Firenze ha vietato nuove costruzioni di alberghi nel centro storico;
  • Binibeca in Spagna: questo pittoresco villaggio sull’isola di Minorca ha preso la decisione drastica di chiudere completamente ai turisti durante i mesi estivi per contrastare la saturazione eccessiva. La decisione è stata motivata dalla necessità di preservare la tranquillità e la qualità della vita dei residenti, che si trovavano sopraffatti dal flusso turistico durante il picco stagionale;
  • Isole Canarie: le isole sono state teatro di proteste significative da parte dei residenti che chiedevano un turismo più sostenibile. Tra le richieste più significative, ci sono l’introduzione di una ecotassa e l’imposizione di limiti sugli arrivi turistici per proteggere l’ambiente naturale e garantire la sostenibilità delle risorse locali;
  • Portogallo e Amsterdam: queste due destinazioni hanno implementato nuove tasse e restrizioni per migliorare la gestione dell’afflusso turistico. In particolare Amsterdam ha adottato politiche severe come la limitazione del numero di licenze per gli alloggi turistici oltre all’aumento, come già detto, delle tasse di soggiorno, mirate a ridurre il disturbo nelle aree più trafficate e preservare il tessuto urbano;
  • Scozia: con un focus particolare sulle emissioni dei crocieristi, la Scozia ha introdotto nuove tassazioni mirate a ridurre sia le emissioni sia il sovraffollamento causato dalle navi da crociera. Questo sforzo si inserisce in una strategia più ampia di gestione ambientale e di contenimento del turismo di massa, essenziale per la conservazione dei paesaggi naturali scozzesi.

Impatto ambientale

L’impatto ambientale del turismo rappresenta una sfida crescente che necessita di interventi urgenti e mirati. Le principali problematiche includono la saturazione delle infrastrutture, come strade e servizi pubblici, che spesso non sono in grado di sopportare l’enorme afflusso stagionale di turisti. Questo sovraccarico può portare a guasti, malfunzionamenti e una rapida usura, compromettendo la qualità dei servizi offerti ai residenti e ai visitatori.

L’aumento di rumore e inquinamento sono altre conseguenze diretta dell’intensità turistica, con un significativo impatto sulla qualità dell’aria e sulla tranquillità della vita quotidiana. Le zone più colpite sono spesso quelle centrali e costiere, dove il traffico veicolare e la presenza di turisti in continuo movimento contribuiscono a elevare i livelli di inquinamento atmosferico e acustico.

Queste problematiche richiedono azioni concrete per preservare non solo la bellezza, ma anche la vivibilità delle destinazioni turistiche, assicurando che rimangano luoghi piacevoli e sostenibili sia per chi visita sia per chi vi risiede a lungo termine.

Cambiamenti culturali e locali

L’influenza del turismo di massa non si ferma all’ambiente ma si estende anche alla cultura locale. L’artigianato tradizionale viene spesso soppiantato da un’invasione di prodotti a basso costo, manufatti che non partecipano alla vera cultura del luogo ma sono piuttosto orientati a soddisfare la domanda turistica, spesso a beneficio delle industrie estranee alla regione.

Attraverso un esame critico e profondo del rapporto tra turismo e sostenibilità, le comunità colpite stanno cercando un nuovo equilibrio che rispetti sia i bisogni dei visitatori sia quelli dei residenti, sperando di continuare a godere delle loro destinazioni senza sacrificare la loro essenza o la qualità della vita.