Spalmare il carico del costo della vacanza “green” dall’utente finale all’intera filiera turistica, connettere i piccoli borghi alla Rete, tracciare digitalmente il turista per superare i fenomeni di overtourism. Sono i suggerimenti di Stefano Epifani, presidente della Fondazione per la Sostenibilità Digitale che ha curato un report sul turismo sostenibile in Italia, in questa intervista per Moveo

Il digitale come potenziatore del turismo e del turista, IA e digital tools come antidoti all’overtourism, i giovani come motore del turismo sostenibile. Sono alcuni tra i dati raccolti dal nuovo rapporto “Sustainable Turism”, realizzato dall’Osservatorio della Fondazione per la Sostenibilità Digitale, che usa l’indice DiSITM (Digital Sustainability Index), per analizzare la propensione degli italiani verso la digitalizzazione e la sostenibilità. Il rapporto analizza i comportamenti dei turisti anche rispetto alle app verticali, con attenzione a quelle che aiutano i turisti a fare scelte più sostenibili sotto il profilo economico, ambientale e sociale.

Considerando i risultati principali dello studio si scopre che:

  • Il 71% degli italiani usa le tecnologie digitali per prenotare le proprie vacanze;
  • Il 65% degli italiani afferma che le tecnologie digitali come l’Intelligenza Artificiale sono utili nell’affrontare il sovraffollamento turistico;
  • Il 67,5% della popolazione dichiara di preferire strutture green solo se a parità di costo.

Per approfondire i risultati del rapporto, Moveo ha intervistato Stefano Epifani, presidente della Fondazione per la Sostenibilità Digitale.

I giovani trainano il trend del turismo sostenibile in Italia?

Secondo i dati dell’Osservatorio, i giovani (e soprattutto i giovanissimi tra i 16 e i 18 anni) risultano come i più interessati alle esperienze turistiche “green” rispetto a quelle ordinarie. Ma in realtà la situazione è diversa, come spiega Epifani:

«Diciamo che in un contesto generale, i giovani sono meno insensibili. Ma questo dato di sensibilità verso il turismo sostenibile decresce con l’età quando aumenta la percezione del costo del denaro: se io ho 15 anni non pago la vacanza. Già a partire dai 25 anni si sottovaluta il valore della sostenibilità nelle esperienze turistiche»

Digitale: supporto al turista, ma anche fonte di Co2

Un punto importante è ricordare che il mondo digitale non è a impatto zero: consuma energia e quindi produce Co2. Per questo i tools digitali come acceleratori di pratiche sostenibili potrebbero in realtà mostrare un paradosso:

«In realtà è un paradosso apparente: dobbiamo guardare alla questione ambientale lungo tutta il life cycle assessment del servizio e da lì capire quando è conveniente o meno davvero applicare soluzioni digitali. E così chiedersi quanto impatterebbe l’alternativa se non ci fosse il digitale. Dobbiamo usare questi tool come strumenti abilitanti di comportamenti sostenibili: pensiamo alla mobilità, settore in cui per abbattere Co2 nei trasporti, soprattutto a livello turistico, si usano strumenti digitali che supportano l’utente nelle scelte migliori»

Il digitale può arginare l’overtourism?

Secondo Epifani, sicuramente sì:

«Sicuramente tramite l’uso di app, ma anche attraverso l’impiego di infrastrutture distribuite e diffuse, gateway di ingresso per il turista che arriva in luogo nuovo. Questi strumenti digitali possono guidarlo anche in termini di overtourism: eliminando i picchi di concentrazione in certi posti e abbattendo i tempi di permanenza in un luogo turistico. Quindi quanto più riusciamo a tracciare digitalmente il turista, tanto più riusciamo a renderlo meno insostenibile per l’ambiente. Partendo dal presupposto che il turismo è per sua natura insostenibile e quindi non si può portare a zero»

Piccoli borghi: come si connettono alla rivoluzione digitale?

La questione dello spopolamento dei piccoli centri e il loro isolamento geografico presenta un altro grande problema: come il digitale può essere di supporto per esplorare nuove località turistiche, data l’assenza di connessione di Rete che caratterizza spesso questi centri?

«Se pensiamo di usare Starlink per risolvere tutti i problemi, siamo fuori strada. Come tutte le tecnologie wireless anche Starlink è a saturazione: quando la massa di utenti che la usano diventa imponente a livelli di traffico, la Rete salta. Quindi dobbiamo portare infrastrutture, cavi. La fibra non può arrivare ovunque in un territorio pedemontano come quello italiano, ma quella è la soluzione, con un’educazione culturale all’uso della Rete. Che a quel punto può essere integrata in quei punti dove la fibra non può arrivare con le tecnologie wireless come Starlink»

Turismo sostenibile: più offerta e responsabilità

Secondo i dati del rapporto sei italiani su dieci non sono disposti a spendere di più per le vacanze “green”. Potrebbe dipendere anche da un problema di offerta, ovvero il fatto che spesso intorno al termine “sostenibile” si speculi, mentre le esperienze di viaggio sostenibile dovrebbero tendenzialmente essere a buon mercato. Epifani condivide la questione e allarga il tema:

«C’è un problema di offerta, ma soprattutto di filiera: ecco perché la sostenibilità non è percepita come un valore determinante nelle scelte turistiche. Pensiamo alle grandi catene di alberghi: in qualsiasi hotel di qualsiasi livello in Italia generalmente a colazione si presentano prodotti generici e non quelli a chilometro zero, che magari richiedono un piccolo aggravio di spesa per l’operatore ma che lui non impiega perché tanto il consumatore finale non lo percepisce come un valore aggiunto. Quindi da una parte dovremmo impattare sulla dimensione culturale della domanda e dall’altra sulla struttura dell’offerta che fa pagare la sostenibilità solo all’ultimo anello della catena. E’ chiaro che non abbiamo ancora la percezione del fatto che l’insostenibilità sia un costo sociale: il costo ambientale non lo consideriamo come un elemento da includere nel prezzo della nostra esperienza turistica sostenibile. Dobbiamo invece distribuire su tutta la catena di produzione del servizio turistico il costo della sostenibilità».