SpaceX, Blue Origin, Virgin Galactic, Space Adventures: sembrano i titoli dei sequel di Star Trek, invece sono le più famose aziende aerospaziali del mondo che mirano a creare un turismo spaziale di massa, per dare a tutti la possibilità di curiosare al di sopra dell’atmosfera terrestre. Ognuna di esse, tramite l’operato di Elon Musk, Jeff Bezos ed altri investitori, ha in ballo grandi progetti in orbita nel prossimo futuro, che quasi certamente rivoluzioneranno il settore del turismo e della mobilità, forse anche sulla Terra. Ma cos’è nello specifico il turismo spaziale e quanto costerebbe fare un giretto nello spazio? In quale modo questa nuova concezione di turismo potrebbe rivoluzionare la mobilità del futuro? E soprattutto, quale impatto avranno i viaggi spaziali sulla salute del nostro pianeta? In questo articolo cerchiamo di dare una risposta a tutte queste domande.

Se il turismo sulla Terra si sta sviluppando sempre più verso una mobilità dolce guardando con rinnovato entusiasmo ai viaggi lenti e sostenibili (come il cicloturismo o il trekking urbano), al di fuori dell’atmosfera terrestre si è iniziato già da un po’ a utilizzare mezzi dotati di moduli orbitali e propulsori per la gita fuori porta della domenica.

Quello che si sta attualmente delineando a livello mondiale in termini di turismo sembra proprio un trend dicotomico, sia per quanto riguarda la mobilità, sia a livello di sostenibilità ambientale: camminate, trekking e bicicletta per viaggiare all’interno del nostro bel pianeta, e sightseeing spaceships, le navicelle spaziali turistiche, per gironzolare tra le meraviglie del cosmo.

No, non stiamo parlando del trailer di una saga fantascientifica, ma di una neonata forma di turismo che presto potrebbe essere una realtà consolidata e alla portata di tutti: il turismo spaziale.

Cosa si intende per turismo spaziale?

Dal primo viaggio nello spazio di Yuri Gagarin nel 1961, passando per la prima passeggiata lunare di Armstrong e degli altri membri dell’Apollo 11 nel 1969 ne è passato di tempo. Citiamo solo queste due missioni per ragioni di praticità, ma come noto negli anni ne sono seguite diverse che hanno fatto capo a Nasa, Esa, Cnsa, Roscosmos e altre, finanziate dai Governi per esclusivo scopo di ricerca. Il primo obiettivo delle agenzie spaziali è sempre stato, come è tuttora, scovare indizi nel cosmo per comprendere meglio l’origine della vita, indagare su eventuali forme di civiltà extraterrestre o sviluppare nuove tecnologie.

Da poco, invece, l’esclusività dei viaggi nello spazio ha virato anche verso alcune aziende private, soprattutto americane, che stanno investendo nella ricerca e nello sviluppo di voli nello spazio, ma con obiettivi del tutto commerciali. Qui lo scopo non è trovare una risposta alle domande sulla vita e sui pianeti, bensì creare una nuova branca del settore turistico, quella spaziale appunto, per portare più vicino alle stelle anche chi non fa l’astronauta di professione.

Per ora, il neonato turismo spaziale è un esclusivo appannaggio di grandi imprenditori multimiliardari come Jeff Bezos, Elon Musk e Richard Branson per gli altissimi costi che comporta. Tutti però, anche se non ci chiamiamo Musk di cognome, sappiamo perfettamente che la tecnologia sta facendo passi da gigante: come non pensare che, in un futuro forse non troppo lontano, a fare il tour interstellare della domenica potremmo essere proprio noi?

Gli investitori nel settore del turismo spaziale, come vedremo, stanno infatti aumentando e potrebbe non essere del tutto azzardato affermare che tra pochi anni questo tipo di viaggio sarà una realtà concreta e alla portata di (quasi) tutti, anche se si dovrà lavorare molto per rendere sostenibile l’enorme circuito su cui si poggia.

A che punto è il turismo spaziale oggi?

Come dicevamo, per ora la tecnologia e gli investimenti utili a far decollare il turismo spaziale sono in mano alle aziende di Bezos, Musk & Co., che hanno già annunciato lo sviluppo di numerosi progetti per battere presto cassa con i viaggi nel cosmo.

È scontato dire che ambizioni di tale livello, per essere realizzabili, devono disporre di un parco di mezzi spaziali progettati, collaudati e gestiti da fior di ingegneri e scienziati, che per ora riescono a superare in sicurezza la linea di Karman, percorrendo un’orbita e rientrando subito dopo sulla Terra. I passeggeri, nemmeno a dirlo, a volte sono i CEO stessi (Bezos e Branson hanno già provato l’esperienza dei viaggi stellari all’interno delle proprie capsule spaziali), accompagnati dai membri dell’equipaggio e qualche conoscente con ottime disponibilità economiche curioso di intraprendere il viaggio interstellare. Abbiamo citato Bezos, Musk e Branson, ma quali sono esattamente le loro aziende aerospaziali e a che punto si trovano adesso con i viaggi nello spazio?

SpaceX di Elon Musk

La società aerospaziale fondata nel 2002 da Elon Musk con l’obiettivo di rendere lo spazio accessibile e sostenibile ha lanciato in orbita – 2 anni fa – il veicolo spaziale Crew Dragon Resilience nell’ambito della missione Inspiration 4, con lo scopo di raccogliere fondi per un ospedale pediatrico e dimostrare altresì che il viaggio nello spazio fosse possibile anche per i civili. Per il tour sono stati selezionati quattro ordinari cittadini senza alcuna esperienza in campo aerospaziale, che hanno viaggiato per tre giorni ad un’altezza di 500 km, superando anche l’orbita seguita dalla ISS.
SpaceX si occupa principalmente di costruire satelliti per rendere la telecomunicazione possibile anche nei luoghi più inaccessibili della Terra, ma anche di fornire servizi di lancio commerciali e costruire vettori spaziali. Per il 2023, il progetto in cantiere riguarda Polaris Dawn, una missione spaziale privata che vedrà nuovamente come protagonista Crew Dragon Resilience.

Blue Origin di Jeff Bezos

Blue Origin, la società aerospaziale del CEO di Amazon Jeff Bezos ha portato in orbita, nel luglio 2021, il lanciatore suborbitale New Shepard di cui lo stesso Bezos era passeggero. Per rendere il momento il più impattante possibile a livello di marketing, Bezos ha fatto sì che tra i passeggeri ci fosse anche William Shatner, lo storico attore che ha impersonato il Capitano dell’Enterprise James Tiberius Kirk nella famosissima saga di Star Trek. Di recente, Blue Origin è stata selezionata dalla Nasa per sviluppare un sistema di atterraggio umano riservato alla missione Artemis V sulla Luna del 2029.

Virgin Galactic di Richard Branson

«Trasformare l’impossibile in inevitabile»: questo è il perentorio messaggio che appare appena si clicca sul sito ufficiale di Virgin Galactic, l’azienda spaziale dell’imprenditore britannico Richard Branson che ha compiuto, nemmeno due mesi fa, la prima missione commerciale con equipaggio italiano. Lo scopo della missione era quello di effettuare di vari test in orbita, tra cui sviluppare materiali innovativi e sostenibili in condizioni di microgravità.
Per la Virgin Galactic non si tratta certamente del primo lancio, perché già nel luglio 2021 lo stesso Branson si recò nello spazio a bordo del razzo VSS Unity per il completamento dei test che hanno permesso di dare il via libera alla serie prevista di viaggi turistici spaziali. A partire da agosto, infatti, la Virgin Galactic ha aperto le prenotazioni sul proprio sito web per tutti coloro che desiderano viaggiare tra le stelle.

Space Adventures di Eric C. Anderson

L’azienda privata di voli spaziali Space Adventures è stata fondata in America nel 1998 da Eric C. Anderson con l’obiettivo di portare i turisti nei pressi della ISS, la Stazione Spaziale Internazionale. Anch’essa persegue il fermo obiettivo di portare i turisti nello spazio. Nel sito internet si legge, infatti: «nei prossimi dieci anni, i nostri clienti potranno scegliere con quale veicolo raggiungere lo spazio e a quale destinazione arrivare».

Axiom Space

Fondata nel 2016, l’azienda areospaziale statunitense Axiom Space ha l’obiettivo di realizzare, nel 2025, la prima stazione spaziale privata al mondo, i cui moduli sono attualmente in costruzione a Torino nella sede della Thales Alenia Space. È stata recentemente selezionata dalla Nasa per la costruzione di un modulo da agganciare alla ISS, e tra i suoi progetti futuri c’è anche la prospettiva di fornire voli spaziali a persone, aziende e agenzie spaziali.

Qual è il prezzo di un viaggio nello spazio?

Abbiamo appena nominato le maggiori aziende aerospaziali che stanno iniziando a mettere tour extra-atmosferici a disposizione dei privati cittadini, ma vogliamo parlare anche dei costi che tali “turisti” dovrebbero sostenere per uscire dall’atmosfera terrestre? La tecnologia utilizzata per la costruzione dei veicoli e l’alimentazione necessaria per il volo, ovviamente, hanno ancora cifre esorbitanti perché le aziende che offrono questo servizio sono ancora poche e i test sono all’ordine del giorno; per cui è logico che, per ora, solo chi ha una disponibilità economica che va dai cinque ai sei zeri possa permettersi di vedere la Terra da lontano.
Solo i prezzi di Virgin Galactic sono certi, al momento: per un posto a bordo della VSS Unit si dovrà pagare 450.000 $, e potrebbe anche essere la proposta più economica se pensiamo che per le altre non si hanno notizie ufficiali, ma si può dedurre che il prezzo sia molto maggiore a causa delle differenze strutturali tra i velivoli (Blue Origin prevede, ad esempio, un sistema di lancio verticale, quindi più macchinoso rispetto a quello di Virgin Galactic). Viaggiare con SpaceX potrebbe costare milioni di dollari, mentre arrivare alla ISS con Space Adventures potrebbe significare una spesa che oscilla tra i 20 e i 35 milioni di dollari a seconda della navicella utilizzata e di altre variabili per ora non valutabili a priori.

Che impatto ha il turismo spaziale sul Pianeta?

È vero che si sta iniziando a parlare solo di recente di turismo spaziale, ma come per qualsiasi novità tecnologica che implica un grosso dispendio di energia e materiali, è necessario fare sin da subito dei ragionamenti sul possibile impatto che la crescita del settore potrebbe avere sull’ambiente e sul Pianeta.

Dai dati in nostro possesso sappiamo che l’aviazione civile, da sola, produce circa il 2,5% delle emissioni globali di CO2. Con questi risultati alla mano, quanto potrebbe invece emettere un veicolo spaziale? La risposta deve essere ponderata in base al propellente utilizzato, cioè la specifica miscela che permette di imprimere una spinta al dispositivo su cui viene impiegata. Ad esempio, l’aereo supersonico di Branson funziona con un mix di protossido di azoto e polibutadiene che emette CO2, mentre il New Shepard di Bezos attiva la spinta propulsiva grazie a una combinazione di idrogeno e ossigeno liquidi, che emette vapore acqueo.

Recenti studi hanno verificato che i gas di scarico dei veicoli spaziali rimangono imprigionati nella stratosfera e nella mesosfera per due o tre anni, senza contare l’enorme quantità di energia che serve per produrre, liquefare e mantenere i carburanti e a mandare avanti l’intero complesso delle attività spaziali. Anche il decollo e l’atterraggio delle navicelle provocano, ovviamente, emissioni nocive a livello atmosferico. Se tutti questi processi non saranno alimentati in futuro da fonti rinnovabili, le emissioni che contribuiscono al riscaldamento globale aumenteranno in maniera esponenziale.

Ad oggi, il numero dei lanci verso lo spazio è limitato (si parla di circa 100 all’anno), quindi per ora l’impatto sull’ambiente e sul pianeta è basso e non paragonabile con le emissioni attualmente prodotte dall’aviazione civile. Ma come dicevamo poco fa, quando il turismo spaziale crescerà e le aziende che abbiamo elencato renderanno i loro viaggi extra-atmosferici alla portata di tutti, le ripercussioni sull’ambiente saranno enormi.

È allora importante considerare e prevedere sin da adesso una regolamentazione dei processi delle attività spaziali in termini di emissioni e sostenibilità. Certamente il passaggio dall’attuale motorizzazione di navicelle o razzi a una totalmente green o elettrica non avverrà subito, ma è ragionevole iniziare a pensarci prima di essere testimoni del boom del turismo spaziale e rischiare di provocare ulteriori danni irreparabili alla nostra Terra, anche fuori dall’atmosfera.

Come si potrebbe procedere in questo senso? Le legislazioni nazionali trovano applicazione solo sulla Terra e non al di fuori. Però, a salvaguardia della contaminazione spaziale, esiste il Diritto internazionale dello spazio, che vieta agli Stati di inquinare lo spazio e i corpi celesti durante la conduzione di ricerche ed esplorazioni, come dall’articolo IX del Trattato extra-atmosferico. L’entità dell’inquinamento e della contaminazione spaziale non è però definita nel Trattato, per cui forse, alla luce di quanto esposto finora, tra non molto tempo sarà necessario revisionare questo articolo, integrandolo con nuove e più aggiornate misure mirate alla sostenibilità spaziale.

Cosa ci aspetta in futuro?

Considerando tutto questo, è naturale pensare a un futuro non troppo lontano in cui si avrà l’imbarazzo della scelta tra mete turistiche terrestri e spaziali. Ci sarà un vero e proprio boom del turismo spaziale, in cui potremo tutti guardare la Terra dall’alto perché i prezzi dei voli in orbita saranno molto più competitivi rispetto ad oggi.

L’incremento dell’intelligenza artificiale e il miglioramento delle automazioni in tutti i processi produttivi saranno i principali portatori di questo grande cambiamento, che riguarderà anche, a livello terrestre, la mobilità condivisa e il consumo sostenibile. Il passaggio ai mezzi elettrici e fotovoltaici sembra essere sempre più definitivo sulla Terra ma anche nello spazio, essendo impiegati anche nei principali sistemi di immagazzinamento di energia della ISS e dei satelliti orbitanti.
In quest’ottica, è altamente probabile che i veicoli volanti elettrici diventeranno presto parte integrante delle smart city di tutto il mondo, cambiando totalmente la concezione di mobilità su strada.