Moveo ha intervistato uno dei massimi esperti italiani sul tema dell’inquinamento atmosferico. Per confermare che sono stati fatti miglioramenti sensibili e provati sulla contaminazione delle nostre città, e che c’è solo una soluzione per rendere i trasporti sempre più “green”: l’elettrico

Poco più di dieci anni fa il professor Stefano Caserini scrisse un libro dal titolo Aria pulita. Un’espressione che oggi pare suonare a metà tra accusa polemica e speranza lontana, specie dopo il grande dibattito su Milano come una delle città più inquinate al mondo (notizia inverosimile, come raccontato da Moveo). Il libro descriveva dati tecnici, storie ordinarie e interpretazioni mediatiche, ma soprattutto indicava delle soluzioni. «Alcune di queste, oggi, sono state realizzate. E ne vediamo i risultati positivi», spiega Caserini, ingegnere ambientale e docente all’Università di Parma e al Politecnico di Milano, in questa intervista.

A che punto siamo sulla questione delle polveri sottili?

Rispetto al 2013, anno di pubblicazione del libro di Caserini, la situazione dell’inquinamento atmosferico nel nostro Paese e in particolare nelle nostre grandi città è molto migliorata.

«E intendo migliorata anche oltre a quello che avevo previsto, dove già segnalavo netti segni di abbattimento delle polveri sottili. In particolare, su quest’ultimo aspetto mi riferisco all’efficacia dei dispositivi filtranti del particolato emesso dai motori diesel, e alla riduzione delle emissioni di ossidi di azoto. D’altra parte, in questi 10 anni non abbiamo ridotto l’emissione di gas climalteranti rispetto a quanto sarebbe stato necessario: in generale, e non solo a livello industriale. Il problema nel settore dei trasporti è stato l’aumento del numero dei grandi veicoli, i cosiddetti SUV: sono più efficienti per quanto concerne le emissioni, ma l’aumento della dimensione si gioca parte del beneficio»

Aria migliore significa meno malattie respiratorie

Un altro tema che spesso emerge nelle polemiche sulla qualità dell’aria riguarda il carico sanitario attribuibile all’inquinamento atmosferico. Come già raccontato nell’intervista a Elisabetta Vignati, un report della prestigiosa Global Burden of Disease aveva spiegato come il carico sanitario europeo attribuibile all’inquinamento atmosferico fosse diminuito in tre decenni, dal 1990 al 2019.

«I dati delle centraline di rilevamento, consultabili ormai da 25 anni, mostrano in modo chiarissimo come la qualità dell’aria sia migliorata in modo sensibile. Questo è successo grazie alle politiche messe in campo: politiche anche costose, che hanno richiesto sacrifici per i cittadini. Ma nelle ultime decadi i livelli di pm10, pm 2.5, ozono e biossido di azoto sono chiaramente calati in Lombardia e in tutta la Pianura Padana. E’ vero che oggi sforiamo ancora i limiti consentiti in certe giornate, ma succede per molte meno giorni durante l’anno. E anche quando ci sono i “picchi” di gas e particolati inquinanti,  sono più bassi del passato. Non lo dico solo io, ma i dati elaborati anche da centinaia di tesi di laurea e da tesi di dottorato»

Un avanzamento dagli anni Novanta, che segue quello registrato dagli anni Sessanta del secolo scorso.

«Negli anni Sessanta a Milano il livello di biossido di zolfo era circa cento volte quelli di oggi: si usava molto carbone, nafta, oli pesanti e così avevamo grande presenza di anidride solforosa e le tristemente note piogge acide. Ai tempi, abbiamo cambiato combustibili, usato il metano che non contiene zolfo, e adottato le marmitte catalitiche che hanno abbassato i livelli di monossido di carbonio. Rimane il problema delle emissioni di CO2, il principale dei gas climalteranti»

Quanto incide oggi il trasporto sulla Co2?

Caserini spiega che la quantificazione è generica ma possibile.

«Dipende molto dal contesto: una cosa è la Lombardia, un’altra le città grandi o quelle più piccole. Ma direi che le emissioni totali derivanti dai trasporti rappresentino in generale un quarto di quelle totali in Italia»

La soluzione è la via dell’elettrificazione dei trasporti.

«Non dobbiamo dimenticare che oggi prezzi delle auto elettriche sono molto più bassi rispetto solo a dieci anni e che la loro disponibilità e autonomia sta facendo davvero molta strada. Dodici anni fa si discuteva ancora se ci fosse una competizione tra l’auto elettrica e quella ad idrogeno: oggi non c’è più storia. Sarebbe stato bello che l’Italia fosse stata più protagonista in questa nuova rivoluzione, perché ad esempio in Pianura padana dove c’è più criticità per la qualità dell’aria, i benefici sono maggiori se si sviluppa la mobilità elettrica»

Le soluzioni? La mobilità dolce ed elettrica

Per il professore bisogna concentrarsi sulle soluzioni già disponibili, che sono in campo e disponibili nelle nostre città.

«Altre soluzioni per la mobilità, come ad esempio gli e-fuel, non risultano altrettando efficaci. Non possono essere competitivi con le auto elettriche, che consentono dinamiche anche di autoconsumo. E poi insistere sulla pedonalità e la mobilità ciclistica: ecco cosa dovremmo imparare da paesi come l’Olanda, dove lo spazio pubblico lasciato alle macchine private in sosta nelle città è davvero poco»

Sharing mobility e mobilità sostenibile per le città italiane

Soluzioni già impiegate, sempre di più protagoniste del presente. Sono due le vie da percorrere secondo Caserini per combattere l’inquinamento atmosferico delle nostre città

«Creare sistemi di trasporto sostenibile: dai mezzi pubblici alle biciclette e alle aree pedonali. Certo, sono soluzioni più facili da attuare nelle grandi città. E quindi i mezzi in sharing mobility: hanno ancora un grande potenziale da sviluppare, e non sono certo una moda del momento. Non potranno del tutto sostituire i veicoli privati, ma possono concorrere a tenere fuori dal centro le macchine. Sono un’opzione importante che contribuisce al miglioramento sistemico della qualità dell’aria»