Il Programma Artemis segna il ritorno dell’uomo sulla Luna con l’obiettivo di costruire una presenza stabile al Polo Sud lunare. L’Italia gioca un ruolo chiave grazie a Thales Alenia Space e Leonardo, protagoniste nella realizzazione di Orion e del Lunar Gateway.

Dopo oltre cinquant’anni dal giorno in cui l’uomo ha sfiorato per la prima volta la Luna, l’umanità si prepara a tornare sul nostro satellite. Il Programma Artemis, guidato dalla NASA in collaborazione con ESA, JAXA e CSA, non punta a ripetere la storica impresa Apollo, ma a costruire qualcosa di completamente nuovo: una presenza stabile, sostenibile e internazionale sulla Luna, capace di aprire la strada alle future missioni umane verso Marte. E in questa avventura, l’Italia è uno dei protagonisti tecnologici e industriali più importanti dell’intera missione.

Non solo Apollo 2.0: gli obiettivi di una nuova era spaziale

A differenza di altri viaggi spaziali dell’uomo, come le missioni Apollo, nate nel clima competitivo della Guerra Fredda e concepite come rapide dimostrazioni di forza tecnologica, Artemis ha un respiro molto più ampio. L’obiettivo non è più “toccare e fuggire”, ma costruire un’infrastruttura permanente che permetta soggiorni prolungati, ricerca scientifica continuativa e, in prospettiva, lo sfruttamento delle risorse lunari. Il programma si distingue anche per il suo impegno verso l’inclusività, con il traguardo dichiarato di portare sulla superficie lunare la prima donna e la prima persona di colore della storia.

Per raggiungere questi obiettivi, la NASA e i suoi partner hanno sviluppato un’architettura tecnologica complessa, fatta di quattro elementi cardine: il razzo Space Launch System (SLS), il vettore più potente mai realizzato per i lanci pesanti; la navicella Orion, che ospiterà gli astronauti durante il viaggio; il Modulo di Servizio Europeo (ESM), cuore pulsante di Orion; e il Lunar Gateway, la futura stazione spaziale in orbita lunare. A completare il quadro, l’Human Landing System (HLS), il lander — basato su una versione modificata della Starship di SpaceX — che effettuerà materialmente la discesa sulla superficie.

L’Italia protagonista: il cuore tecnologico di Orion e del Gateway

Se si guarda sotto la superficie di queste missioni, si scopre che buona parte della tecnologia critica porta la firma dell’industria italiana. Il nostro Paese si è affermato come uno dei partner strategici principali di NASA ed ESA, un ruolo confermato dallo stanziamento di 3,5 miliardi di euro destinati all’ESA per il triennio 2026-2028.

Il contributo più significativo riguarda l’ESM di Orion. Presso gli stabilimenti di Thales Alenia Space a Torino sono state progettate e integrate la struttura primaria del modulo, l’intero sistema di controllo termico e i sistemi di stoccaggio di acqua, ossigeno e azoto, insieme alla protezione dai micrometeoriti. A questo si aggiunge il lavoro di Leonardo, negli stabilimenti di Nerviano, dove sono state realizzate le quattro ali solari della navicella, lunghe circa 7 metri ciascuna, capaci di generare oltre 11 kW di energia elettrica.

Il peso industriale italiano cresce ulteriormente quando si parla del Lunar Gateway, la stazione orbitale lunare. Thales Alenia Space è infatti il prime contractor di gran parte dei moduli abitativi pressurizzati: dall’I-HAB, dove vivranno e lavoreranno gli astronauti internazionali, al modulo ESPRIT, dedicato alle comunicazioni e al rifornimento e dotato del suggestivo Lunar View con finestre panoramiche sullo spazio profondo, fino a HALO, il modulo abitativo e logistico iniziale sviluppato per conto della statunitense Northrop Grumman.

La tabella di marcia: dalle prime missioni test al Polo Sud lunare

Il percorso verso il ritorno umano sulla Luna procede per gradi. Artemis I, conclusa tra novembre e dicembre 2022, ha testato con successo SLS e Orion in un volo senza equipaggio di 25 giorni. Artemis II, realizzata il 1° aprile 2026, ha segnato il primo volo con equipaggio: quattro astronauti hanno sorvolato la Luna superando i 400.000 km di distanza dalla Terra. Sarà poi Artemis III, attesa nel 2027, a riportare l’uomo sulla superficie lunare dopo oltre cinquant’anni, con obiettivo il Polo Sud. Infine Artemis IV, nel 2028, prevede l’attracco al Lunar Gateway e una successiva discesa sulla superficie.

Proprio grazie alle credenziali industriali italiane, l’astronauta Luca Parmitano è stato designato per una delle prossime missioni del programma, aprendo la strada al primo allunaggio europeo, atteso a ridosso del 2028.

Non è un caso che il Polo Sud lunare sia diventato l’obiettivo primario delle missioni, al posto della fascia equatoriale esplorata dalle missioni Apollo: i crateri di questa regione, perennemente in ombra, custodiscono enormi riserve di ghiaccio d’acqua, risorsa preziosa non solo per il sostentamento degli astronauti ma anche come potenziale fonte di carburante per razzi, prodotto direttamente in loco.

Comunicazioni, robotica e il futuro cislunare

Il contributo italiano non si esaurisce con i moduli abitativi. Thales Alenia Space è in prima linea nel progetto Moonlight, guidato dall’ESA, per la creazione di una rete di satelliti cislunari che fornirà un vero e proprio “GPS lunare” e servizi di telecomunicazione. L’azienda sta inoltre sviluppando Argonaut, un lander logistico automatizzato per il trasporto di carichi pesanti e rifornimenti sulla superficie lunare. Sul fronte terrestre, il Centro Spaziale del Fucino di Telespazio gestisce i servizi di terra e i dati orbitali, mentre le costellazioni satellitari COSMO-SkyMed monitorano con altissima precisione le infrastrutture di lancio.