Le vacanze estive sono molto più care di dieci anni fa. Secondo l’analisi del Centro di formazione e ricerca sui consumi, rincari su trasporti, alloggi e beni stagionali hanno spinto molte famiglie a modificare durata, periodo e destinazione delle ferie.

Il caro vacanze si fa sempre più sentire sui bilanci familiari. Negli ultimi dieci anni, tra aumenti nei trasporti, strutture ricettive e prodotti tipici della stagione, concedersi qualche giorno fuori casa è diventato più oneroso per molti italiani. A fotografare questo cambiamento è il Centro di formazione e ricerca sui consumi, che ha analizzato l’evoluzione dei prezzi confrontando i listini del 2016 con quelli attuali.

Il quadro che emerge è netto: in diversi settori legati direttamente alle ferie, gli aumenti sono stati molto superiori all’inflazione media percepita dalle famiglie. Voli, traghetti, alberghi, pacchetti vacanza e perfino alcuni prodotti alimentari estivi hanno registrato rincari importanti, incidendo sulle scelte dei consumatori.

Non si tratta soltanto di spendere di più per la stessa vacanza. Secondo il C.r.c., l’aumento dei costi ha cambiato anche il modo in cui gli italiani organizzano le ferie: meno giorni consecutivi, partenze distribuite fuori dal pieno agosto, destinazioni più vicine e maggiore attenzione alle spese di trasporto.

Vacanze estive più care: l’indagine del C.r.c. e il boom dei prezzi dei voli

In vista della stagione estiva, il Centro di formazione e ricerca sui consumi ha messo a confronto i prezzi di beni e servizi del 2016 con quelli applicati oggi, utilizzando come base i dati ufficiali Istat. L’obiettivo era misurare quanto sia aumentata, nell’arco di dieci anni, la spesa sostenuta dai consumatori per viaggiare e vivere il periodo delle ferie.

Il rincaro più evidente riguarda il trasporto aereo. Le tariffe dei voli nazionali risultano quasi triplicate rispetto al 2016, con un aumento del 193,3%. Anche i collegamenti europei hanno seguito una traiettoria simile, segnando un +187% in dieci anni.

Più contenuto, ma comunque significativo, l’incremento dei voli intercontinentali, saliti del 68%. Su questo segmento pesa però anche una domanda più debole, collegata al contesto internazionale e alla guerra in Iran.

Trasporti, alberghi e spesa: dove si paga di più

Gli aumenti non riguardano soltanto gli aerei. Anche i traghetti hanno registrato rincari molto marcati, con tariffe cresciute del 92,1% rispetto a dieci anni fa. Per chi viaggia su strada, il diesel costa mediamente il 61% in più, mentre la benzina è aumentata del 28,5%.

Crescono anche le spese legate alla mobilità durante la vacanza: il noleggio auto costa quasi il 28% in più, i biglietti dei treni sono saliti del 27,6%, mentre i pedaggi autostradali hanno avuto un incremento più contenuto, pari al 10,3%. Il servizio di telepedaggio è sempre più scelto dagli italiani, per velocizzare le operazioni ai caselli e non perdere tempo.

Sul fronte degli alloggi, dormire in hotel è diventato decisamente più caro: le camere d’albergo segnano un aumento del 69% rispetto al 2016. Villaggi vacanza e campeggi crescono invece del 22%, mentre i pacchetti tutto compreso costano il 46% in più.

Anche la spesa quotidiana risente dei rincari. I pomodori sono aumentati del 74% in dieci anni, l’insalata del 41%, la frutta fresca del 39,8% e i gelati del 36%. Una cena a base di pesce pesa di più sul portafoglio, con i prodotti ittici saliti del 33,7%. L’acqua minerale costa il 33% in più, mentre le bibite analcoliche segnano un rincaro del 30%.

Ci sono però alcune voci con aumenti meno pesanti. La birra, rispetto al 2016, è cresciuta del 16%, mentre i condizionatori domestici hanno registrato un incremento più limitato, pari al 15%.

Ferie più brevi, mete vicine e partenze fuori agosto: le nuove abitudini

Secondo Furio Truzzi, presidente del comitato scientifico del Centro di formazione e ricerca sui consumi, i rincari degli ultimi anni nel turismo e nei viaggi hanno inciso profondamente sulle abitudini degli italiani. Le famiglie, per riuscire comunque a concedersi una vacanza senza svuotare il portafoglio, hanno iniziato ad adottare strategie più attente e flessibili.

Il cambiamento più evidente riguarda la durata delle ferie. Se nel 2016 la vacanza estiva media durava circa 11 giorni ed era concentrata soprattutto ad agosto, oggi molti italiani preferiscono soggiorni più brevi, spesso di 3 o 4 notti, ma ripetuti in momenti diversi dell’anno.

Le partenze si distribuiscono sempre più negli altri mesi, in cui i prezzi tendono a essere più accessibili rispetto al picco di agosto. Non a casa cresce il numero di famiglie che opta per le vacanze a settembre. Aumenta anche l’interesse per destinazioni più vicine e facili da raggiungere, così da ridurre l’impatto dei costi di viaggio.

La conseguenza è un netto calo delle vacanze all’estero. La quota di italiani che sceglie destinazioni fuori dai confini nazionali per le ferie estive si è più che dimezzata: dal 25,5% del 2016 si è passati al 12% dello scorso anno. Un segnale chiaro di come il caro vacanze stia ridisegnando le abitudini turistiche delle famiglie.