Settembre non è solo il “mese del rientro”: sempre più italiani lo scelgono per partire, incoraggiati da spiagge più vivibili, città d’arte senza folla e prezzi più accessibili.

Triste perché agosto sta finendo? In realtà l’estate continua anche a settembre, ormai diventato uno momenti migliori per andare in vacanza. Il caldo afoso lascia spazio a temperature più miti, il traffico sulle autostrade e le lunghe code negli aeroporti si riducono, mentre le mete balneari restano ancora perfette per un tuffo in mare.

Allo stesso tempo, piccoli borghi e città d’arte si possono vivere con ritmi più “slow” e senza la calura opprimente dei mesi centrali dell’estate. A confermare questa tendenza non sono solo le impressioni di chi parte “fuori stagione”, ma anche i numeri: sempre più italiani scelgono settembre come mese delle ferie, cambiando le regole del turismo estivo.

Vacanze a settembre per gli italiani: quanti sono in partenza

I dati più recenti di Federturismo mostrano un boom di prenotazioni per vacanze a settembre, con una crescita costante negli ultimi anni. Nel 2025 si stima che circa il 18% degli italiani abbia deciso di partire proprio in questo mese, percentuale in aumento rispetto al 2024 e in controtendenza con il calo delle partenze registrato a luglio e agosto. Se l’estate 2024 aveva visto il 76% della popolazione programmare almeno una vacanza, quest’anno la quota si è ridotta al 72%, con un progressivo spostamento di preferenze verso giugno e settembre.

L’estate italiana si allunga: non si concentra più solo nei canonici due mesi centrali, ma si distribuisce su un arco temporale più ampio. Settembre, in particolare, attrae famiglie, coppie e giovani che scelgono di rimandare le ferie per risparmiare e vivere un’esperienza più rilassata. Il quadro complessivo resta positivo: meno ferie lunghe, più city break e long week-end che, con soggiorni da 2-3 notti, vanno ad affiancare i tradizionali viaggi di una o due settimane.

Perché settembre diventa più popolare

Le ragioni di questa nuova tendenza sono chiare. Il primo fattore è economico: partire a settembre significa trovare hotel, case vacanza e voli con prezzi mediamente più bassi rispetto ad agosto. A questo si aggiunge il clima: le temperature restano estive ma meno torride, un vantaggio non solo per chi sceglie il mare a settembre, ma anche per chi preferisce escursioni in montagna o visite culturali.

C’è poi un altro elemento che ha cambiato profondamente il calendario delle vacanze: la diffusione dello smart working. Sempre più persone possono combinare lavoro e viaggi – il cosiddetto workation – allungando il soggiorno o scegliendo periodi diversi dal classico esodo agostano. Secondo Marina Lalli, presidente di Federturismo, la maggiore flessibilità del lavoro moderno sta ridisegnando le abitudini dei viaggiatori, che oggi si muovono con criteri meno rigidi e più consapevoli.

Infine, settembre è anche il mese in cui si riduce il fenomeno dell’overtourism, che ha già colpito città d’arte – Roma e Firenze in primis – e gemme italiane come la spiaggia di Tuerredda, ora a numero chiuso. Le località non sono deserte, ma decisamente più vivibili, e questo contribuisce ad attrarre chi cerca un’esperienza meno frenetica e più autentica.

Dove vanno gli italiani a settembre: le mete più gettonate

Il mare resta la scelta più amata: Puglia, Sicilia e Sardegna guidano la classifica, con la Calabria che entra di diritto tra le destinazioni più ambite del 2025. In parallelo, cresce l’interesse per la montagna, che conquista il 15% dei viaggiatori: il Trentino-Alto Adige si conferma la regione di punta, scelta da quasi 4 turisti su 10 tra chi opta per l’alta quota.

Non mancano i viaggi oltreconfine. La Grecia e la Spagna restano intramontabili, ma stupisce il successo di destinazioni più lontane come il Giappone, in forte crescita, o i Paesi del Nord Europa e del Nord Africa, che beneficiano di nuove rotte aeree e pacchetti più convenienti.

L’Italia resta comunque il cuore delle vacanze di settembre: circa il 62% dei viaggiatori sceglie di restare entro i confini nazionali, anche se questa quota è in lieve calo rispetto al 2024. Un segnale incoraggiante che racconta un turismo più aperto e curioso, ma sempre legato al richiamo delle bellezze del Bel paese.