Un luogo incontaminato, dove una natura sconfinata predomina indisturbata, da scoprire a passo lento con le ciaspole camminando da una borgata all’altra lungo antiche mulattiere, fino a valicare i 2000 metri di altitudine
C’è una valle in Piemonte, nel Cuneese, non lontana dal confine con la Francia, in cui regna il silenzio. Un territorio integro, dove la cultura e la lingua occitana sono ancora vive e tangibili. Qui non troverete impianti di risalita, slitte trainate dai cavalli, grandi alberghi e locali alla moda: niente di tutto ciò che può fare rumore e interferire con l’andamento delle stagioni e della natura. La Valle Maira è terra di grandi spazi aperti e vette che superano i 3000 metri, vasti altopiani e strette vallate, stambecchi, camosci e aquile, borgate di case in legno e pietra, mulattiere, locande e campanili. È terra di alpinisti, escursionisti e viaggiatori rispettosi, amanti della montagna nella sua espressione più pura, talvolta aspra, a tratti immensa.

L’anello dei “Percorsi Occitani”
Porta d’accesso alla Valle Maira è Dronero (per chi arriva da Torino, uscire a Fossano sulla Torino-Savona e proseguire per altri 35 chilometri), comune di 7mila abitanti a 621 metri di altitudine, dov’è possibile iniziare ad addentrarsi nella cultura locale con una visita al Museo Occitano. Da qui la valle si estende per 45 chilometri verso Ovest, diramandosi in diverse vallate laterali e incontrando altri 12 comuni: insieme a Dronero, Villar San Costanzo, Roccabruna, Cartignano e San Damiano Macra formano la bassa Vale Maira; Macra, Celle di Macra e Stroppo occupano la media valle; Elva, Marmora, Canosio e per ultimo Acceglio compongono l’alta Valle Maira. Ogni comune accoglie numerose borgate. L’anello “Percorsi Occitani”, 177 chilometri in 14 tappe, copre l’intero territorio: per percorrerlo interamente è consigliabile aspettare l’estate (è servito da mezzi pubblici e si può anche usufruire del trasporto bagagli), ma d’inverno, quando la neve ricopre anche le mulattiere che collegano le borgate, si moltiplicano le semplici passeggiate alla portata di tutti così come gli itinerari che richiedono un po’ più d’impegno, regalando panorami straordinari.

Una valle sostenibile per vocazione e per scelta
Come molti altri territori montani, la Valle Maira subì un periodo di forte spopolamento: la vita qui era dura, le opportunità scarse. A partire dagli anni 80, grazie all’intuizione di una coppia di viaggiatori tedeschi che per caso capitò nella valle – Maria e Andrea Schneider, che scelsero di trasferirsi a Prazzo e poi a San Martino, borgata di Stroppo, organizzando corsi di italiano per tedeschi, eventi culturali e settimane escursionistiche – la valle iniziò ad attirare l’attenzione di appassionati di montagna provenienti dalla Germania e poi dalla Svizzera, dalla Francia, dalla Scandinavia: ancora oggi, i turisti che visitano la Valle Maira sono in netta prevalenza stranieri. Nei decenni seguenti – complici una morfologia e una collocazione geografica non particolarmente adatte alla costruzione di impianti di risalita – iniziative di riqualificazione e di ristrutturazione attente a preservare l’autenticità del territorio contribuirono a concretizzare l’idea di un turismo “leggero”, mai invasivo.

Locande, alberghi diffusi e rifugi
Il modello di ospitalità che prevale in Valle Maira è quello dell’albergo diffuso: tradizionali abitazioni convertite in bed&breakfast, piccoli appartamenti e stanze. Le stesse locande, spesso, dispongono di stanze – talvolta anche condivise, proprio come in un rifugio – in cui pernottare dopo aver gustato specialità locali a base di polenta, ravioles, formaggi di malga, erbe spontanee e acciughe, protagoniste della cucina valligiana – e non solo – da tempi antichi, per via degli scambi commerciali con il Sud della Francia. D’inverno i rifugi in alta quota sono chiusi ad eccezione del Rifugio Campo Base di Chiappera, borgata di Acceglio, realizzato negli anni 80 all’interno di un’antica caserma militare a 1660 metri di altitudine. Da qui partono alcuni degli itinerari più avvincenti.

Scoprire la valle con le ciaspole
Il modo migliore per visitare la Valle Maira d’inverno è passeggiare con le ciaspole, o racchette da neve: partendo dalle borgate si attraversano boschi silenziosi per raggiungere – con camminate diverse per lunghezza e impegno – altre borgate o grange (baite) abbandonate. Spesso, lungo il percorso, s’incontrano piccole chiese splendidamente affrescate, come la cappella di San Pietro a Macra, la chiesa di San Peyre a Stroppo, la chiesa di Santa Maria Assunta a Elva o la cappella di San Maurizio ad Acceglio. Da non perdere i musei che raccontano la storia di questo territorio come il Museo Seles nella borgata Chiesa di Celle di Macra, dedicato ai mestieri itineranti, il Museo dei Pels nella borgata Serre di Elva, per conoscere la singolare storia dei raccoglitori di capelli, o il Museo etnografico l’Escolo de mountanho, nella borgata Paschero di Stroppo, solo per citarne alcuni (la rete museale è estesa). Alcuni dei tracciati più battuti e pianeggianti si possono percorrere, in ottime condizioni del manto nevoso, anche con semplici scarponi da trekking e bastoncini (ma mai rischiare in caso di dubbio). Ogni comune conta decine di mulattiere: il consiglio è quello di consultare una mappa dettagliata o il sito web della Valle Maira, rivolgersi agli uffici turistici o alle guide alpine locali, che organizzano anche escursioni guidate.

Itinerari per tutti
Per iniziare, con una breve passeggiata si può ammirare l’iconico Fremo Cuncunà, nel comune di Elva, uno sperone di roccia sospeso nel vuoto affacciato sul vallone: il punto più fotografato della valle (grazie anche alla facilità d’accesso), dove probabilmente non sarete soli al cospetto della natura. Senza particolare sforzo è possibile arrivare a mete panoramiche poste ad altitudini rilevanti, come il Cugn di Goria (2385 metri), raggiungibile con una semplice gita dalla borgata Goria (Elva). Un altro grande classico è la salita alla Costa Chiggia, nel vallone di Marmora, da cui si può ammirare il Monviso attorniato da altre cime (7 chilometri andata e ritorno con un’ascesa di circa 600 metri di dislivello). Dal Borgo Villa di Acceglio si può invece raggiungere la località di Chialvetta passando per le borgate di Frere e Gheit (8.5 chilometri andata e ritorno con un’ascesa di 370 metri di dislivello). Da Chialvetta parte un sentiero ben segnato, lungo ma adatto anche alle famiglie con bambini, che attraversa lo spettacolare vallone di Unerzio e arriva alla piana di Prato Ciorliero (1942 metri). Infine, l’affascinante altopiano e Passo della Gardetta (2437 metri), dalla vastità inconsueta per un ambiente alpino: lo si può raggiungere sempre da Acceglio, proseguendo oltre Prato Ciorliero, ma la salita richiede esperienza e un buon allenamento.

Per chi pratica lo sci di fondo, nella cornice di Rocca Provenzale e Castello sono disponibili tre anelli per 6 chilometri totali di pista. Gli scialpinisti, infine, hanno davvero l’imbarazzo della scelta, e non a caso capita che arrivino qui anche dall’Australia e dell’America. Ma non ditelo a voce alta: la Valle Maira va scoperta e vissuta sottovoce, con cura e a passo lento, perché resti esattamente come è oggi.







