Dinamica, sofisticata e all’avanguardia: questo è il nuovo volto di Varsavia, la capitale polacca dalle due anime che negli ultimi quindici anni ha saputo rinascere dalle proprie ceneri e raddoppiare la propria ricchezza, facendosi promotrice di una crescita economica senza precedenti. Ecco cosa vedere a Varsavia in due o più giorni.

Un viaggio a Varsavia, capitale della Polonia, è una scoperta dietro l’altra: la città è in continua evoluzione, mai ferma, ma sempre fedele a se stessa. Riconoscibile è la sua volontà di rinascere dalle ceneri della lunga dominazione sovietica e riscattare il proprio ruolo economico e politico nel contesto dell’Europa allargata ad Est, ma senza perdere il proprio fascino antico ed elegante.

Basta camminare per le vie della città per avere un assaggio della sua duplice anima: da un lato, il centro storico (Stare Miasto), con i suoi edifici color pastello ed il maestoso Palazzo Reale, fedelmente ricostruito in seguito ai bombardamenti nazisti; dall’altro, i modernissimi – e altissimi – grattacieli dalle facciate a specchio, tra i quali spicca la Varso Tower, la torre più alta dell’Unione Europea.
A poca distanza, antiche aree industriali sono state trasformate in veri e propri musei a cielo aperto, al cui interno gallerie d’arte, ristoranti e locali all’ultima moda si alternano a spazi di coworking in grado di riunire nomadi digitali provenienti da ogni angolo del continente.
Un contrasto che, per quanto estremo, la dice lunga sulla laboriosità e tenacia del popolo polacco, che in soli quindici anni è riuscito a duplicare la ricchezza economica della città, attirando aziende e investitori da tutto il mondo, fino a farla diventare uno dei principali poli finanziari ed economici dell’Europa centro-orientale, seconda forse soltanto a Berlino.
Tutto questo non sarebbe stato possibile senza il moderno sistema di infrastrutture pubbliche costruito a partire dalla fine degli anni Duemila, in cui spiccano un efficientissimo sistema di trasporto pubblico urbano con più di 200 linee (un terzo delle quali alimentate da energia verde) ed un sistema di noleggio biciclette con 349 stazioni, che contribuiscono a rendere Varsavia una smart city a tutti gli effetti.

Insomma, il cuore della “nuova Europa” batte più forte che mai, e sarebbe davvero un peccato non sperimentare questa metamorfosi continua in prima persona. Ecco cosa vedere a Varsavia in due giorni, o più.

Cosa vedere a Varsavia: il fascino senza tempo di Stare Miasto

Ricostruita fedelmente dopo essere stato distrutta dai Nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale (al punto che le “copie” sono pressoché indistinguibili dagli originali), la città vecchia (o Stare Miasto) è il luogo perfetto dove partire per la nostra esplorazione della capitale polacca, così sfaccettata e piena di contraddizioni, difficile da incasellare ad un primo approccio, ma che sicuramente non ci lascerà indifferenti.
Ed è proprio in questa parte di Varsavia che, tra piazzette che sembrano essere uscite da un libro delle fiabe, palazzi nobiliari dalle facciate color pastello e viuzze intricate che si snodano in complessi disegni, sono racchiusi tutti i principali monumenti di interesse storico della città, protetti da una cinta muraria di epoca medievale dominata dal celebre Barbacane, da cui godere di una vista spettacolare sulla città vecchia e sulla vicina Vistola.

Piazza del mercato (Rynek Starego Miasta)

Varsavia, Piazza del mercato (Rynek Starego Miasta)

Partiamo dalla vivace Piazza del Mercato (Rynek Starego Miasta): un tempo cuore pulsante della vita cittadina ed oggi luogo di ritrovo preferito di local e turisti. Qui è possibile fermarsi a sorseggiare con tranquillità un caffè in compagnia o gustare alcune delle prelibatezze polacche più amate, tra cui gli intramontabili pierogi.
La cosa forse più stupefacente, però, è che questo piccolo pezzo di mondo che sembra essersi fermato ad un’epoca lontana, in realtà è più recente di quanto si possa immaginare. Sono soltanto tre, infatti, gli edifici originali che si affacciano sulla piazza: tutti gli altri sono stati ricostruiti negli anni Cinquanta seguendo fedelmente gli antichi disegni del pittore italiano Bernardo Bellotto. Un’opera di ricostruzione così minuziosa da non aver impedito a questo centro fintamente “storico” di rientrare tra i siti di interesse protetti dall’Unesco.
Al centro della piazza possiamo ammirare la statua della Sirenetta, sorella di quella – forse più celebre – posta su una roccia all’ingresso del porto di Copenhagen. L’unica differenza? Quella polacca è una creatura mitologia “guerriera”, pronta a difendere la città con la sua spada dopo la promessa d’amore fatta al pescatore varsaviano che l’aveva tratta in salvo dalle acque della Vistola. Guarda caso, il nome del pescatore era Warm e quello della sirena Szawa. Da qui il nome con cui oggi conosciamo la città: Warszawa, ovvero Varsavia.

Piazza del Castello Reale

Varsavia, Piazza del Castello Reale

Percorrendo Nowy Swiat, la parte terminale della cosiddetta “Strada Reale” (Ulica Krakowskie Przedmiescie), giungiamo poi alla maestosa piazza del Castello Reale, dominata dalla colonna di Sigismondo, il re che alla fine del XVI secolo insediò la capitale polacca a Varsavia.
A dominare la piazza è, come facilmente immaginabile, il maestoso Castello Reale, luogo dove vide la luce, nel 1791, la prima Costituzione d’Europa, ed oggi sede di una ricca collezione museale in cui sono ospitate diverse chicche degne di una visita, tra cui alcune opere del pittore olandese Rembrandt.
A poca distanza da Piazza Reale si trova anche la Cattedrale di San Giovanni, la chiesa più antica della città, un tempo luogo di incoronazione dei reali polacchi, anch’essa distrutta nel 1944 e poi minuziosamente ricostruita seguendo i disegni originari.
Gli amanti della musica classica non possono invece perdere la chiesa di Santa Croce, all’interno della quale è ancora oggi conservato, dentro un’ampolla presumibilmente riempita con del cognac, il cuore del grande compositore polacco Chopin, portato qui dopo la morte a Parigi dalla sorella Ludwika.

Cosa fare a Varsavia: il volto “verde” della città

Tra parchi reali, giardini rigogliosi e orti botanici, Varsavia è una città estremamente verde. Si tratta di un’altra faccia della città che merita sicuramente di essere esplorata per cogliere appieno il fascino unico e inimitabile della città.

Parco Lazienki

Varsavia, Parco Lazienki

Con i suoi 76 ettari, Parco Lazienki si aggiudica il titolo di area verde più grande della città. In realtà, più che di un semplice parco si tratta di un complesso Seicentesco di palazzo e giardino in stile barocco e neoclassico, suddiviso in tre aree principali (Parco Reale, Belvedere e Modernista), anticamente adibito a padiglione balneare della famiglia reale.
All’interno del parco possiamo trovare diverse attrazioni, tra cui la statua di Chopin, davanti alla quale ogni domenica – da metà maggio a metà settembre – si tengono i famosi concerti di pianoforte dedicati al grande compositore polacco, il grande lago centrale, la Casa Bianca, il Tempio di Diana, il Palazzo Belvedere ed il maestoso Palazzo Lazienki, o Palazzo dell’Isola, in quanto situato in posizione strategica su un’isola artificiale costruita al centro del lago, un tempo simbolo dello sfarzo e dell’opulenza dei regnanti polacchi.

I Giardini Reali di Palazzo Wilanów

Varsavia, I Giardini Reali di Palazzo Wilanów

Se si hanno più di due giorni a disposizione meritano una visita anche i bellissimi giardini di Palazzo Wilanów, storica residenza barocca del re Jan III Sobieski, collocati a circa 4 km dal Palazzo Reale seguendo la “Strada Reale”. Incredibile la grande varietà di stili che caratterizzano gli spazi esterni, tra giardini all’italiana, all’inglese ed il suggestivo angolo “cinese”.
Attualmente i giardini ospitano l’incredibile Giardino Reale delle Luci (Królewski Ogród Świateł), una mostra temporanea en plain air allestita nei giardini del Palazzo di Wilanów, uno spettacolo di luci, immagini e suoni proiettati sulla facciata del Palazzo e sugli spazi limitrofi.

I Giardini pensili della Biblioteca Universitaria

Varsavia, I Giardini pensili della Biblioteca Universitaria

Se, da un lato, i giardini reali dei Palazzi Lazienki e Wilanów incantano per la loro regalità ed eleganza, quelli della Biblioteca Universitaria di Varsavia (BUW) colpiscono per la loro eccentricità. Si tratta di uno spazio verde pensile costruito lungo delle passerelle poste sul tetto di uno degli edifici più moderni della città, ideato dall’architetta Irena Bajerska e costruito interamente in vetro specchiante, che riflette in un gioco ipnotico di luce e colore il verde brillante della vegetazione. Un luogo romantico e inaspettato, da cui ammirare il futuristico skyline della città, che contrasta con il placido scorrere delle acque della Vistola.

La Varsavia verticale: i grattacieli simbolo della modernità

Come avrete ormai capito, Varsavia è una città che fa delle dicotomie un grande punto di forza. A saltare immediatamente all’occhio è il contrasto tra la Varsavia regale – colorata e rilassata di Stare Miasto –, quella futuristica, dinamica e cosmopolita dei grattacieli dalle forme slanciate e stravaganti, delle fabbriche riqualificate che oggi ospitano alcuni dei ristoranti e dei locali più cool del momento e quella attenta all’innovazione, alla sostenibilità, all’ambiente.
Non a caso, oggi Varsavia è a tutti gli effetti una smart city con servizi di mobilità intelligenti, accessibili ed efficienti, tra cui un esteso sistema di car sharing e bike sharing pubblico.

Il Palazzo della Cultura e della Scienza

Varsavia, Il Palazzo della Cultura e della Scienza

Con i suoi 237 metri d’altezza, che lo hanno reso per decenni uno degli edifici più alti della città, il Palazzo della Cultura e della Scienza è sicuramente tra i primi edifici che si incontrano una volta approdati a Varsavia.
Donato alla città dalla Russia staliniana all’inizio degli anni Cinquanta, l’edificio – a lungo simbolo della Varsavia comunista – è facilmente riconoscibile per la rigorosità ed imponenza della sua architettura, che rientra appieno nei canoni del realismo socialista, ma che per alcuni versi ricorda anche l’Empire State Building di New York (si dice che Stalin abbia mandato i propri ingegneri nella Grande Mela per prendere ispirazione).
Nonostante non si tratti di uno dei palazzi esteticamente più belli della città, dalla terrazza dell’ultimo piano si può godere di una vista mozzafiato sulla Vistola e sui quartieri limitrofi. All’interno possiamo trovare oltre 3.300 spazi per riunioni e conferenze, vari musei, e due sale da concerto.

Varso Tower e Wola District

Varsavia, Varso Tower e Wola District

Lo skyline di Varsavia è una vera e propria opera ingegneristica in continuo divenire, che non cessa di mutare nel tentativo di superare se stessa. Ne sono un esempio la nuovissima Varso Tower, che con i suoi 310 metri si aggiudica il titolo di grattacielo più alto dell’Unione Europea.
Al suo fianco, il Warsaw Spire Complex, un complesso di tre edifici – due più bassi, dalla forma squadrata, ed uno centrale più alto, dalla forma sinuosa e slanciata che ricorda una spirale – e il The Bridge (in italiano “il ponte”), al momento ancora in costruzione, il cui nome deriva dal particolare legame con il vicino Bellona Building, che in passato ospitava la sede della Casa Editrice Bellona. Gli edifici saranno collegati da un atrio comune, creando un “ponte” simbolico tra l’architettura del vecchio edificio e quella della nuova torre.
Completano il profilo della città le due torri in vetrocemento del Warsaw Hub, un tempo note con il nome di Sierra Towers, recentemente acquisite da Google, cuore pulsante dell’ultra moderno distretto finanziario e tecnologico che si estende sulla sponda destra della Vistola.

Norblin Factory, Elektrownia Powiśle e Browary Warszawski

Varsavia, Norblin Factory, Elektrownia Powiśle e Browary Warszawski

Completano l’ammodernamento della città i numerosi progetti di riconversione di ex fabbriche, edifici industriali e vecchi mercati, che testimoniano come l’apertura al nuovo possa passare anche dalla valorizzazione di quello che è stato.
Tra le cose da vedere a Varsavia non possono dunque mancare luoghi in cui il futuro racconta il passato, come l’ex centrale elettrica Elektrownia Powiśle, un tempo in grado di fornire energia a tutta la città, ed oggi trasformata – secondo il progetto della Tristan Capital Partners e White Star Real Estate – in un grande spazio multifunzionale con negozi, hotel e ristoranti di vario genere. La cosa che più stupisce, però, è la continuità stilistica e concettuale tra la vecchia architettura della centrale ed il progetto moderno, che permette di creare un’atmosfera sospesa nel tempo e difficile da spiegare a parole. Il tutto a pochi passi dalla Vistola e dalla suggestiva Biblioteca Universitaria di cui abbiamo parlato sopra.
All’interno del quartiere Wola, divenuto tristemente teatro del più grande massacro della storia polacca ed oggi trasformato in un vivace polo artistico e culturale, possiamo invece trovare l’iconica Norblin Factory, un ambizioso progetto di riqualificazione di un vecchio complesso industriale che si estende su un sito di oltre due ettari, al cui interno sono ospitate decine di uffici, negozi, ristoranti e cafés, nonché un cinema boutique ed un museo all’aperto dedicato alla storia di una delle più grandi imprese industriali dell’ex Regno di Polonia. Anche in questo caso, evidente è la volontà di esaltare e valorizzare la storia del luogo, anziché snaturarla.
Sempre a Wola troviamo la celebre Browary Warszawski, uno storico birrificio artigianale recentemente rivitalizzato, il luogo perfetto per una cena o un aperitivo in compagnia dove scegliere ltre 18 tipologie di birre, dalle più classiche a quelle più particolari, nonché alcune delle specialità più famose della cucina polacca, come i pierogi e la zapiekanka, accompagnate da diverse proposte vegetariane e vegane.

Quartiere “Praga”

Varsavia, Quartiere “Praga”

Concludiamo il nostro tour della Varsavia “alternativa” con un giro in uno dei quartieri più colorati e underground della città, “Praga”. Situato sulla riva destra della Vistola, a partire dalla metà dell’Ottocento questo luogo ha ospitato una ricca comunità di commercianti ebrei, russi e polacchi, che qui hanno costruito un piccolo ecosistema economico ed una mescolanza socio-culturale rimasta relativamente immune alla distruzione portata dalla seconda guerra mondiale.
Dimenticato per diversi decenni, il quartiere ha subito un processo di riscoperta a partire all’inizio degli anni Duemila, quando ha ospitato le riprese del celebre film di Polanski “Il Pianista”. Oggi Praga è il quartiere degli artisti e della creatività, un dedalo di stradine ai cui lati sorgono botteghe artigiane, atelier, cafés, e murales variopinti, nonché alcuni dei musei più interessanti della città.
Tra questi meritano sicuramente una menzione il Museo della Vodka, ed il Neon Muzeum, un museo unico nel suo genere – non per niente è stato elencato tra uno dei 12 musei migliori d’Europa dal quotidiano britannico “The Guardian” – che si propone di ripercorrere la storia di un argomento tanto affascinante quanto sconosciuto, la “neonizzazione” dell’est Europa. “Voce narrante” di questo racconto sono oltre 300 insegne al neon d’epoca, disegnate alla fine degli anni Cinquanta da alcuni dei più eminenti architetti e graphic designer polacchi del tempo, uniti dall’intento di donare a Varsavia i caratteri di una capitale europea moderna dopo i decenni di dominazione stalinista.