Gli Stati Uniti si preparano a rendere obbligatoria la dichiarazione dei social media degli ultimi cinque anni per chi richiede l’ESTA, Italia compresa. La procedura diventerà più digitale, approfondita e basata su nuovi dati biometrici.

Dopo il nuovo “Travel ban” di Trump, visitare gli Stati Uniti sta per diventare un’esperienza che richiede una trasparenza digitale molto più ampia rispetto al passato. Secondo una proposta pubblicata dal Customs and Border Protection (CBP) e ora al vaglio dell’amministrazione statunitense, tutti i visitatori stranieri — tra cui i cittadini italiani che oggi accedono con l’Electronic System for Travel Authorization (ESTA) senza visto — dovranno dichiarare i propri account social e molte altre informazioni personali risalenti fino a cinque o dieci anni prima.

Si tratta di una delle più estese revisioni del sistema di controllo pre-ingresso degli ultimi anni, destinata a rivoluzionare il rapporto tra viaggiatori internazionali e sicurezza digitale.

Nuovi obblighi per chi richiede l’ESTA

Se in Europa si sta passando ai sistemi elettronici per il controllo delle frontiere, la proposta statunitense va oltre. La modifica riguarda i viaggiatori dei 42 Paesi che rientrano nel Visa Waiver Program, Italia compresa. Fino a oggi l’ESTA richiedeva dati anagrafici essenziali, contatti e informazioni sul passaporto, mentre la sezione dedicata ai social media era opzionale. La nuova proposta cambierebbe radicalmente la procedura rendendo obbligatoria la dichiarazione dei profili social utilizzati negli ultimi cinque anni, con lo scopo — dichiarato dal CBP — di rafforzare le verifiche preventive su potenziali rischi di sicurezza.

Accanto ai dati relativi ai social media verrebbero richiesti:

  • Numeri di telefono utilizzati negli ultimi cinque anni;
  • Indirizzi email usati negli ultimi dieci anni;
  • Indirizzi IP e metadati delle foto inviate;
  • Informazioni complete sui familiari (nomi, date e luoghi di nascita, recapiti, indirizzi di residenza);
  • Dati aggiuntivi legati all’attività lavorativa, come email e telefoni aziendali;
  • Un ampliamento dei dati biometrici: volto, impronte digitali, iride e, nelle intenzioni iniziali, anche il DNA.

Questa estensione non crea una nuova procedura alternativa: rientra integrata nel già esistente ESTA, che conserva una validità di due anni e un costo complessivo di 40 dollari.

Un sistema più digitale: arriva l’app dedicata e il selfie obbligatorio

Oltre ai nuovi dati richiesti, la procedura operativa dell’ESTA cambierà profondamente. Il documento del CBP prevede la progressiva eliminazione dell’attuale sito web, sostituito da un’app mobile attraverso cui gestire tutte le fasi della richiesta.

L’app introdurrà due funzioni principali:

  • Registrazione tramite selfie: il viaggiatore dovrà scattarsi una foto tramite l’app, che verrà verificata con i dati biometrici del passaporto elettronico;
  • Conferma dell’uscita dagli Stati Uniti: una funzione inedita consentirà — su base volontaria — di segnalare la propria uscita dal Paese caricando un selfie geolocalizzato, così da certificare l’effettiva fine del soggiorno.

L’amministrazione stima che oltre 14 milioni di persone utilizzeranno l’app, con tempi di compilazione molto più lunghi rispetto al sito web: in media 22 minuti per completare la procedura. Un dato significativo se confrontato ai 4 minuti richiesti dall’attuale versione online. Per chi desidera ridurre i tempi di attesa in aeroporto, restano utili anche i servizi fast track offerti dagli scali internazionali. Questi servizi permettono di accelerare l’accesso ai controlli di sicurezza in aeroporto e rendere più fluido il viaggio nonostante le nuove procedure ESTA.

Sicurezza nazionale e monitoraggio dei social: cosa cambia davvero

Il Dipartimento di Stato sta anche chiedendo ai consolati di esaminare eventuali contenuti social considerati ostili verso gli Stati Uniti. Non si tratta di un controllo automatico, ma di una valutazione discrezionale che può incidere sull’esito dell’autorizzazione al viaggio. Si tratta di un’estensione di misure già adottate in passato per categorie di visti più sensibili, come quelli per lavoratori specializzati, studenti e ricercatori.

Il quadro è piuttosto delineato, sulla scia degli ultimi provvedimenti come la nuova tassa per turisti e studenti senza dimenticare l’inserimento di 12 paesi nella black list di Trump, con annesso divieto di viaggio. Nonostante gli effetti negativi sul turismo, l’obiettivo dichiarato delle politiche restrittive è prevenire minacce alla sicurezza nazionale in vista di eventi globali, come i Mondiali di calcio del 2026 ospitati anche negli USA. Tuttavia, la proposta ha sollevato forti critiche da parte delle organizzazioni per i diritti digitali, che denunciano il rischio di una sorveglianza eccessiva, invasiva e potenzialmente discriminatoria nei confronti dei viaggiatori.

Secondo il Federal Register, la proposta resterà aperta alle osservazioni del pubblico per 60 giorni. Il CBP potrà introdurre le modifiche in modo graduale a partire da febbraio 2026, dopo l’approvazione dell’Office of Management and Budget.

Perché la misura riguarda anche chi “entra senza visto”

La novità più rilevante è che l’obbligo non si applica solo a chi richiede un visto tradizionale, ma anche a coloro che viaggiano senza visto grazie al programma ESTA. La ragione è semplice: chi entra negli Stati Uniti senza visto gode comunque di un accesso semplificato e rapido. Per compensare questa facilitazione, l’amministrazione ritiene necessario aumentare il livello di screening preliminare.

Le nuove misure non introducono nuovi divieti, ma ampliano la quantità e il dettaglio delle informazioni utilizzate per valutare un viaggiatore. In sostanza, entrare negli Stati Uniti richiederà non solo un passaporto valido, ma anche una storia digitale trasparente e verificabile.

Impatti per i turisti italiani

Benché quello italiano sia uno dei passaporti più potenti al mondo, per i cittadini italiani questo significa prepararsi a un controllo molto più profondo rispetto al passato. Le principali conseguenze pratiche saranno:

  • Raccolta anticipata dei dati digitali, con account social, email e numeri telefonici degli ultimi anni;
  • Maggiore tempo necessario per fare domanda, soprattutto tramite app;
  • Possibili ulteriori verifiche manuali in caso di contenuti social giudicati sensibili;
  • Gestione più complessa del viaggio, soprattutto per chi non utilizza regolarmente i social ma ha profili inattivi, vecchi account o contenuti non aggiornati.

Per chi viaggia spesso negli USA la nuova procedura rappresenterà un cambiamento sostanziale nelle abitudini di preparazione al viaggio.