Quasi 8 italiani su 10 sceglieranno una vacanza “lenta” per le proprie ferie: è il fenomeno dello Slow Tourism, che vede i nostri connazionali come i più entusiasti d’Europa per questo tipo di esperienze. Moveo ha individuato i nuovi trend di questo nuovo fenomeno con il presidente dell’Associazione italiana turismo responsabile
Sì, viaggiare: ma con calma. Tempo d’estate e di vacanze per tutti gli italiani, ma rispetto agli ultimi anni c’è una tendenza che tende a premiare sempre più il cosiddetto “slow tourism“: il viaggio lento e sostenibile, è sempre più popolare nel nostro paese. Lo conferma un dato che emerge dalla 23ma edizione dell’Holiday Barometer di Ipsos-Europ Assistance: il 78% degli italiani mostra un forte interesse per lo slow tourism. Quasi 3 italiani su 4 sono disposti ad esplorare destinazioni meno convenzionali per evitare il sovraffollamento: attenzione, non è una scelta dettata dal portafoglio, dato che quest’anno il budget vacanze per gli italiani è addirittura in (lieve) crescita. Si tratta invece di una crescente consapevolezza verso l’ambiente e il rispetto per la cultura locale. In generale, gli italiani sono fra le popolazioni più inclini d’Europa ad adottare comportamenti sostenibili in viaggio (93%), come tutelare le risorse e le economie locali e limitare il proprio impatto ambientale. Tra i motivi principali per la scelta di un’esperienza turistica lenta, il desiderio di relax, la possibilità di trascorrere del tempo in famiglia e con gli amici, l’opportunità di scoprire nuove culture e la voglia di imparare cose nuove. Per individuare le nuove tendenze che si stanno sviluppando in Italia intorno al fenomeno dello “slow tourism” Moveo ha intervistato Maurizio Davolio, presidente dell’Associazione Italiana Turismo Responsabile (AITR).
Perché nel nostro Paese lo “slow tourism” è così popolare?
Il fenomeno della popolarità della vita sostenibile ha sicuramente toccato l’intera Europa, e non solo l’Italia. Si è trattato in qualche modo di una scelta che è stata spinta anche dal periodo pandemico:
«Il turismo lento, con cui si definiscono cammini, trekking, cicloturismo o talvolta anche treni turistici, sta avendo in tutta Europa uno sviluppo che deriva da tanti fattori: la creazione e promozione dei Cammini, l’enorme successo delle e-bike, tendenze generali salutistiche che portano a scelte di viaggio in cui si combinano la scoperta del territorio con l’attività fisica, e anche le esperienze maturate durante la pandemia, quando si cercavano forme di turismo a basso rischio di contatti e di contagi»
Il dubbio è che sia principalmente dovuto ad una preferenza in termini di budget per vacanze più frugali. Ma Davolio non è d’accordo:
«E’ vero, lo slow tourism è accessibile a tutte le tasche, ma il budget può fare la differenza soltanto nelle scelte che riguardano l’alloggio o la ristorazione, fra chi opta per un ostello o un B&B e chi preferisce il comfort di un albergo a tante stelle. Oppure fra chi sceglie una trattoria di campagna e chi ha trovato su Internet un ristorante con chef stellato e lo vuole provare»
Questa tendenza è anche una reazione all’overtourism?
Uno dei fenomeni più discussi in ambito turistico è la stragrande presenza di turisti, soprattutto nelle grandi città d’arte italiane: si chiama overtourism. In parte sì, dato l’impatto del fenomeno e come incide sulla qualità delle vacanze, come spiega il presidente di AITR:
«L’overtourism ha conseguenze pesanti non solo sugli abitanti delle città e delle località anche marine e montane più famose e frequentate, ma anche sui turisti, che spesso a loro volta non sopportano la massa, la folla, le file agli ingressi, la confusione e che pertanto cercano soluzioni diverse. Tante località oggi soffrono di overtourism, in tutto il mondo, non si tratta di un fenomeno solo italiano: Marrakesh e Petra, Machu Picchu e Amsterdam, ecc. Le conseguenze sono pesanti in termini di vivibilità dei luoghi. Va affrontato con politiche attive, nella promozione, nei sistemi di prenotazione, organizzazione degli eventi, gestione dei trasporti»
Si può tracciare un identikit del “turista lento” italiano?
Difficile a dirsi, ma sicuramente chi preferisce un’esperienza di slow tourism cerca qualcosa di diverso dalla semplice esperienza feriale:
«Il pregio del turismo lento è la sua possibile fruizione a tutte le età e con tutte le condizioni personali ed inoltre in qualsiasi stagione o quasi. Non esiste un identikit preciso, è praticato da giovani, da persone di mezza età, da anziani, da donne e da uomini, singolarmente o in gruppo, per pochi giorni o per periodi anche piuttosto lunghi, spendendo poco o spendendo tanto. Direi che per lo più si tratta di persone con buona cultura e con il gusto della scoperta, della socialità, della ricerca di esperienze anche interiori»
Cosa consigliare per un’esperienza di slow tourism?
Il turismo lento va curato nei contorni dell’esperienza e non solo nella scelta del luogo dove si svolge:
«In primo luogoacquisire tutte le informazioni necessarie, che oggi sono abbondantissime. In secondo luogo un’adeguata preparazione anche nella scelta del bagaglio. Quindi la scelta della compagnia, che può fare la differenza, e infine decidere se compiere questa esperienza in forma autonoma o partecipando ad un viaggio organizzato. Entrambe le scelte hanno vantaggi e svantaggi, o una maggiore libertà oppure la facilità di incontri, visite, esperienze»
Quali località italiane di “slow tourism” consiglierebbe?
In realtà, in tutta Italia esistono percorsi, luoghi ed esperienze che potrebbero essere oggetto di questa esplorazione lenta, ma Davolio identifica alcune macro-aree dove è più facile vivere un’esperienza turistica di questo tipo.
«Una domanda difficile, in realtà tutto il territorio nazionale si presta per essere visitato in modalità slow. Certamente le montagne, sia le Alpi che gli Appennini, con la loro ricchezza sia naturalistica che storico- culturale (e gastronomica). Quindi i Parchi e in generale le aree protette. Persino nelle città ci sono esperienze di visita slow, i cosiddetti trekking urbani. Si possono ancora suggerire aree interne poco conosciute, dove però esistono ciclovie su piste ciclabili o percorsi dedicati e sentieri segnati: la sicurezza è un aspetto da tenere sempre in grande considerazione»
E’ giusto supportare a livello istituzionale alcuni percorsi?
Recentemente sono stati istituiti dei fondi pubblici per lo sviluppo dei cammini spirituali. A questo punto si potrebbero finanziare anche altri percorsi che seguono la filosofia del “turismo lento”, spiega Davolio.
«Il sostegno non dovrebbe riguardare solo i pur importantissimi Cammini della fede, ma anche altri che pure stanno avendo tanto successo, come la Via degli Dei, il Cammino dei Borghi Silenti, il Cammino delle Terre Mutate. Il sistema dei Cammini in Italia, della fede, della cultura e della natura meritano una forte promozione all’estero. Inoltre bisogna sostenere le azioni per il recupero delle ferrovie dismesse, o nella forma di un loro riutilizzo per treni turistici oppure ovvero come ciclovie»








