Fino al 1700 questa città d’arte lombarda segnata dal dominio dei Gonzaga poteva essere raggiunta solo tramite imbarcazioni: chiusa, difesa e a volte minacciata dall’acqua dei laghi che la circondano. Oggi è la capitale del Festival della Letteratura ed è la seconda città più alta in Italia nei ranking di sostenibilità. Ecco il reportage di Moveo alla scoperta di Mantova

Ducato antico e una delle culle del Rinascimento, dalla localizzazione lombarda e l’anima mista tra influenze venete ed emiliane: ma sempre, orgogliosamente, città autarchica. Al visitatore esterno Mantova, riconosciuta come patrimonio dell’umanità dall’Unesco nel 2008, appare come una piccola Venezia. Perché come la grande città lagunare è circondata dall’acqua: ha tre laghi attorno a sé e anticamente anche un quarto a serrarla. L’antico lago Paiolo chiudeva i confini della città e creava un’isola perché Mantova era circondata interamente dall’acqua. Nel diciottesimo secolo il Paiolo è stato interrato, ma fino a quel momento per arrivare in città si poteva arrivare solo tramite imbarcazioni. Erano i tempi in cui l’acqua era una minaccia e il corpo idrico diffuso creava un problema di sicurezza idraulica: d’altro canto, l’acqua per i Gonzaga era anche un elemento di difesa, una fortificazione naturale contro ogni invasore.

Mantova
Vista di Mantova – Credits: Comune di Mantova

Questa antica conformazione che la isolava dal resto dei territori limitrofi diventa l’eredità attuale di una città difficile da raggiungere a livello logistico. Eppure il turismo a Mantova è cresciuto progressivamente da quando nel 2016 è diventata Capitale italiana della cultura: il 20% di affluenze in più l’anno successivo hanno poi inaugurato una crescita intorno al 10% di turisti in città, anno su anno. Complice il Festival della Letteratura, quasi un’istituzione nazionale da oltre vent’anni, ma anche gli altri appuntamenti culturali che hanno segnato l’identità moderna di questa città. Moveo è andata a visitarla: ecco il reportage dalla città lombarda circondata dalle acque.

Turismo a Mantova
Turismo a Mantova durante uno dei giorni dei Festival – Credits: Comune di Mantova

L’importanza dell’acqua per Mantova

«C’è una grande tradizione: Mantova è la città d’acqua, non esiste Mantova senza il pensiero dell’acqua. Abbiamo cercato di recuperare questa dimensione che si era persa in parte a causa degli insediamenti industriali, in parte per l’attività agricola, e questo aveva peggiorato la qualità dei nostri corpi idrici. E senza comunque dimenticare che l’acqua è un grande ingrediente della nostra economia»

Lo spiega a Moveo, passeggiando lungo il centro della città, Andrea Murari, assessore all’ambiente e pianificazione territoriale, risanamento e valorizzazione dei laghi, politiche energetiche, rigenerazione urbana e del territorio del Comune di Mantova. «Oggi stiamo lavorando per recuperare questa dimensione di legame e quindi di cura delle acque: il cambiamento climatico ci porta a grandi periodi di siccità che si alternano a grandi periodi di abbondanza idrica». In quest’ottica è nato il recupero della balneabilità del Lago Superiore, che dopo un lavoro degli enti locali durato circa sei anni è rientrato in modo strutturale tra i siti di balneazione sul sito del Ministero della Salute. Era dagli anni Settanta che il lago non era balneabile. «Non compete certo con i lidi marittimi – precisa Murari – ma racconta come il nostro lavoro è teso a preservare le acque del territorio: sono un’eccellenza che va tutelata. E dal punto di vista delle finalità turistiche è un grande messaggio di attenzione all’ecosistema».

Sponde del Lago Superiore – Credits: Comune di Mantova

Il grande salto che ha fatto Mantova è stato alla fine degli anni Novanta quando sono state riprese le sponde del lago che prima erano piene di capanni abusivi:

«Oggi le sponde sono recuperate con parchi periurbani molto vissuti dai mantovani. Con il recupero della balneazione facciamo un altro grande passo in avanti in questo senso».

Siccità e bombe d’acqua: le soluzioni

Nei secoli Mantova ha sempre avuto il problema di doversi difendere dall’acqua o meglio dall’aggressività dei corpi idrici che circondano la città. Oggi invece l’acqua nei corpi idrici mantovani, per usare un detto cittadino, “Al cres cme ‘l formai in taola”: cresce come il formaggio in tavola, ovvero diminuisce rapidamente. «In questi ultimi anni siamo passati dalla difesa dall’acqua alla difesa dell’acqua, indotta dalla scarsità di questi anni – segue Murari – Che sia in atto anche qui il cambiamento climatico è innegabile, nemmeno con i paraocchi si potrebbe dire il contrario: la grandinata dell’estate scorsa è stata leggendaria, quest’anno ci sono stati due eventi di piogge intensissime. Molte associazioni vorrebbero più acqua nel fiume Mincio per aumentare la biodiversità. Ma ci sono le ragioni dell’agricoltura e l’esigenza idrica per le coltivazioni: stiamo bilanciando tutte le esigenze per trovare una sintesi funzionale a tutti gli interessi e armonizzare le istanze diverse».

Effetti della siccità in Pianura padana – Credits: Autorità di Bacino distrettuale del fiume Po

Si è lavorato molto per evitare la dispersione idrica che oggi nel mantovano è sotto il 20%: la metà della media nazionale. Storicamente il sistema di protezione urbano creato fin dai Gonzaga, attraverso l’uso di chiuse, è straordinario. Ma ciò che va in crisi a causa degli eventi meteo imprevisti (siccità o bombe d’acqua che siano) sono le reti: le fogne come le tubature generiche. Per questo le istituzioni locali portano avanti lavori di ristrutturazione specifica. E quindi innovazioni come le nature based solutions, ad esempio nella deimpermeabilizzazione di molte pavimentazioni cittadine così come la riforestazione urbana. Si è fatto anche

«Abbiamo fatto una modellazione del rischio idraulico che ci dice dove fare interventi specifici. I fenomeni climatici sono ormai riscontrati in modo chiaro e ineluttabile: gli eventi che pensavamo tornassero ogni secolo ora tornano ogni 2-3 anni. Un tema inquietante, ma che ci spinge ad agire in modo efficace e rapido».

Capitale italiana per spazi verdi nel centro

Mantova è la prima città in Italia per metri quadrati ogni cento abitanti di zone a traffico limitato, secondo questo parametro specifico della classifica nazionale Ecosistema Urbano 2023. E soprattutto è seconda in assoluto (dopo Trento) nella classifica italiana delle città secondo questo ranking di sostenibilità. Si osserva questa grande capacità di visitare la città a piedi, come fosse una grande piazza diffusa: questo aiuta la socialità e gli scambi commerciali. Passeggiando per il centro diffuso di Mantova il senso di una grande comunità urbana si avverte e si traduce davvero nel termine di città a misura d’uomo (e non di automobile). In quest’ottica, Mantova è cresciuta anche in termini di piste ciclabili: «L’anno scorso eravamo primi in Italia per chilometri di piste ciclabili per abitante: abbiamo sempre incrementato i chilometri in questi anni. La bici è un buona alternativa e stiamo portando avanti altre iniziative sui percorsi ciclopedonali: ad esempio, la progettazione delle piste ciclabili per raggiungere la nuova area industriale e scoraggiare l’uso dell’auto privata».

Parco Te – Credits: Comune di Mantova

Anche perché il tema dell’aria è il problema ambientale di Mantova, come di tutta la Pianura Padana. La città ha comunque l’obiettivo ambizioso di ridurre le emissioni del 60% entro il 2030. Sulla mobilità dolce e le iniziative di sharing non c’è stato grande successo: i mantovani hanno bici personali e in genere il centro storico si presta poco a monopattini e seg-way, come è facile rendersi conto passeggiando lungo le arterie principali che portano ai laghi limitrofi. D’altra parte, chiude l’assessore, «abbiamo istituito un servizio gratuito di navette da parcheggi scambiatori gratuiti, che passa ogni 10 minuti: è un servizio molto costoso per il Comune, ma offre al turista la possibilità di accedere facilmente a queste aree centrali senza dover usare l’auto».

Centro storico di Mantova – Credits: Comune di Mantova

Mantova e la cultura: la città dei Festival

L’exploit turistico segnato da Mantova in quest’ultimo decennio è stato trainato dalla nomina come prima Capitale italiana della cultura, ma è poi alimentato dai Festival. Da più di vent’anni esiste il Festival della Letteratura che per cinque giorni all’anno nel secondo weekend di settembre, coinvolge una media di 200mila visitatori per venire a trovare scrittori provenienti da tutto il mondo.

Un momento degli spettacoli che si celebrano durante i festival mantovani – Credits: Comune di Mantova

Ispirati ad un festival simile in Irlanda, è stato trapiantato nella città dei Gonzaga dai librai mantovani: oggi è una delle manifestazioni culturali più conosciute in Italia e in Europa. Da quell’esperienza, la città ha capito che con la cultura, se si vuole, si può anche “mangiare”: sono nati il Festival Food and Science e Mantova Scienza dedicati appunti all’approfondimento scientifico. E quindi Segni di Infanzia, festival in autunno dedicato appunto al tema dell’infanzia. Tutti all’interno di una cornice culturale: la ricerca del sapere. A cui si aggiunge la piacevolezza della passeggiata in una grande città d’arte italiana: la Sala degli Sposi, la Stanza dei Giganti, il Palazzo Te, sono solo alcuni tra i monumenti più noti a Mantova. Facili da raggiungere e visitare.

Palazzo Te – Credits: Comune di Mantova

Un menu ricco che ha il contorno di un’esperienza enogastronomica in una città crocevia tra Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna dove tradizioni e sapori si mischiano. E così la torta sbrisolona, il salame mantovano, i tortelli di zucca diventano alcuni tra i saporiti ingredienti di un viaggio turistico che lascia sazi tutti coloro che decideranno di intraprenderlo.

I tortelli di zucca mantovani – Credits: Comune di Mantova