Un itinerario all’interno della Camargue, tra fenicotteri rosa, saline colorate, borghi fortificati e città romane. Un viaggio tra natura selvaggia, storia millenaria e arte, perfetto da compiere on the road in autonomia.
Il 14 luglio, festa nazionale di Francia, il piccolo paese di Le Cailar festeggia da tradizione con la sfilata dei tori tra le vie della città. È l’abrivado: gli animali vengono condotti dai prati all’arena, scortati dai cavalli. A condurli, l’unica famiglia di mandriani che ancora nel villaggio tiene vivo l’appuntamento. In sella spuntano già le nuove generazioni, destinate a ereditare il rito secolare. Qui i tori, siamo proprio alle porte della Camargue, sono molto rispettati, in una sorta di tauromachia che onora l’animale e non lo rende vittima di riti sanguinari.
Finita la sfilata, brevissima, tutti gli abitanti si dirigono verso la piazza del paese dove, sotto le tende gialle griffate “Ricard”, le autorità offrono il pranzo della festa agli abitanti di Le Cailar. I turisti non sono contemplati nelle tavolate su cui si condividono piatti tipici, come l’anchoïade, una salsa a base di acciughe, aglio e olio, formaggi e salumi. Anche questo aspetto fa parte del fascino di una terra che vive tra acqua e terra, nei terreni del delta del Rodano e il mar Mediterraneo.
Camargue, natura e libertà
Gli uomini hanno nel tempo modificato profondamente il paesaggio della Camargue, attraverso bonifiche, costruzione di argini, risaie e saline. Gran parte della zona esterna è stata drenata per scopi agricoli. Nonostante ciò, la forza della natura continua ad essere il filo conduttore. Anche quando è imbrigliata negli argini del fiume Rodano e del suo Delta o nei prati recintati dove vivono in semilibertà migliaia di cavalli bianchi.
Partendo da uno dei paesi che ne segnano idealmente il confine a Nord, comincia un itinerario tra natura selvaggia, città romane, arte contemporanea e misticismo gitano. Una zona capace di affascinare sotto diversi aspetti senza il bisogno di coprire grandi distanze.
Il Parco Ornitologico della Camargue

Il Parco Ornitologico del Pont de Gau, poco fuori Saintes-Maries-de-la-Mer, è un santuario per gli amanti del birdwatching e non solo. Il sentiero si snoda per circa sette chilometri. Si può scegliere tra due percorsi ad anello alternativi, tra stagni, canneti e passerelle in legno, lungo scorci spettacolari. I fenicotteri rosa sono i protagonisti, ma è possibile osservare anche aironi, cormorani, cavalieri d’Italia e spatole. Alcuni punti di osservazione, con capanni mimetici e pannelli didattici, permettono di apprezzare appieno la biodiversità del delta del Rodano. Il tramonto in primavera o all’inizio dell’autunno è il momento migliore per la visita: la luce calda esalta i colori del paesaggio e il piumaggio degli uccelli.
Aigues-Mortes e le saline rosa

Poco distante dal parco ornitologico, Aigues-Mortes si staglia imponente. Cinta dalle mura medievali perfettamente conservate, ha varchi su tutti e quattro i lati per poter accedere al borgo in gran parte pedonale. Salire sulle fortificazioni è come entrare in un’altra epoca: il percorso panoramico di circa 1,6 chilometri permette di ammirare dall’alto i tetti della città vecchia e l’incredibile distesa delle saline che si tingono di rosa, tra l’abitato e la costa.
Dentro le mura si snodano stradine acciottolate, piazze animate e piccole botteghe. La Tour de Constance è l’imponente torre del XIII secolo che domina l’orizzonte. Appena fuori dal centro, le Salins du Midi si possono visitare in trenino o in bicicletta, attraversando paesaggi lunari. La colorazione rosata delle acque è dovuta alla microalga Dunaliella salina, e la vista d’insieme è davvero surreale. Piccolo appunto: come altri gioielli di questo tipo, il rischio è che Aigues-Mortes diventi una rivenditoria di bellezza, con meno fascino rispetto a quello che sarebbe possibile, e tanti negozietti di souvenir.
Saintes-Maries-de-la-Mer e la spiritualità gitana

Proseguendo verso la costa si arriva a Saintes-Maries-de-la-Mer. Le sue case bianche e le stradine evocano un tempo arcaico, dominato dalla leggenda delle Marie giunte via mare e dalla venerazione per Santa Sara, la Madonna nera. La chiesa-fortezza, che custodisce la cripta della santa, è il fulcro della cittadina. Da non perdere, una camminata sul tetto dell’edificio, facendo attenzione al percorso non propriamente in sicurezza.
Ogni anno, a maggio, qui si celebra uno dei più importanti pellegrinaggi gitani d’Europa, con processioni, canti e cavalli adornati. Anche al di fuori del periodo della festa, il villaggio conserva un fascino autentico: le spiagge selvagge si raggiungono in pochi minuti a piedi dal centro, e il lungomare regala tramonti memorabili sul Mediterraneo.
Saline e spiagge libere

Da Salin-de-Giraud alla Plage de Piémanson, si snoda un mini itinerario attraverso uno degli angoli più suggestivi della Camargue. Si costeggiano vaste saline, dove i cumuli bianchi di sale contrastano con le acque rosa dei bacini. Giunti alla spiaggia di Piémanson, si apre un’ampia distesa sabbiosa, libera e selvaggia, perfetta per una sosta rilassante. Qui un tempo ogni estate nasceva una specie di villaggio ambulante e tuttora c’è un ampio tratto di costa naturista (cosa abbastanza frequente in diverse spiagge della zona).
Arles: tra rovine romane e fotografia

Lasciando la costa e dirigendosi verso l’interno si arriva ad Arles. Le sue rovine romane sono Patrimonio dell’Umanità: l’anfiteatro è uno dei meglio conservati della Francia e ospita ancora spettacoli e concerti. Accanto ad esso si trovano il teatro antico, le terme di Costantino e la necropoli degli Alyscamps, immersa in un viale di cipressi. Ma Arles è anche la città di Van Gogh, che qui ha dipinto alcune delle sue opere più celebri.
Oggi, grazie al Les Rencontres de la Photographie, ogni estate Arles si trasforma in un museo a cielo aperto, con mostre allestite in ex officine, cappelle sconsacrate e palazzi storici. Le mostre offrono la possibilità di viaggiare in mondi lontani, scoprendo angoli nascosti della città. La Fondation LUMA, ospitata in un edificio futuristico firmato Frank Gehry, testimonia la vocazione contemporanea della città. Piccola curiosità ludica: al suo interno per scendere al piano terra, dal secondo livello di visita, si può utilizzare uno scivolo.
Montpellier: energia creativa e storia antica

Montpellier, più a ovest, è una città dinamica e sorprendente. Il centro storico, chiamato l’Écusson, è un labirinto di stradine medievali, piazze alberate e cortili nascosti. Al suo interno è ricco di botteghe storiche, librerie indipendenti e bar con tavolini all’aperto. La Place de la Comédie, con la fontana delle Tre Grazie e l’Opéra, è il cuore della città.
Da lì si può salire alla Promenade du Peyrou, una terrazza panoramica con vista sulla città e i monti dell’entroterra. Il quartiere Antigone, progettato da Ricardo Bofill, mostra il lato più moderno di Montpellier, tra architetture monumentali e prospettive simmetriche. La città vive di cultura, eventi, mercati e una vivace vita notturna.
Fino a dicembre è possibile visitare un’opera site specific. L’artista francese JR ha trasformato il Carré Sainte‑Anne di Montpellier – una ex chiesa neogotica appena restaurata – in una “cattedrale vivente” grazie alla sua installazione Adventice, un albero monumentale composto da oltre 10 000 sagome di mani, simbolo di memorie collettive, migrazioni interiori e connessioni invisibili. L’opera, evocativa della storia della città – da semi esotici trasportati nel Medioevo fino alla biodiversità odierna – invita i visitatori ad aggiungere la propria mano, consentendo all’installazione di crescere nel tempo con contributi sempre nuovi.
Nîmes: la Roma francese

Infine, Nîmes. Appena si mette piede in città, si comprende il soprannome di “Roma di Francia”. L’Arena di Nîmes, perfettamente conservata, accoglie ancora concerti ed eventi. Di fronte si erge la Maison Carrée, uno dei templi romani meglio conservati al mondo. Passeggiando nei Jardins de la Fontaine si arriva alla Tour Magne, torre romana che domina la città dall’alto. Il Musée de la Romanité, moderno e interattivo, offre un percorso affascinante tra reperti e ricostruzioni digitali. E c’è anche una curiosità fashion: proprio da Nîmes deriva il nome del denim, il celebre tessuto esportato in tutto il mondo.
Quando partire e come muoversi
Il periodo ideale per esplorare la regione va dalla primavera all’inizio dell’autunno. Aprile, maggio e settembre sono mesi perfetti: giornate lunghe, temperature miti e meno affollamento rispetto all’estate. L’auto è senza dubbio il mezzo migliore per muoversi con libertà tra le varie tappe, soprattutto se si desidera fare qualche deviazione lungo le strade panoramiche della Camargue o tra i vigneti provenzali. Portate con voi un binocolo per il birdwatching, scarpe comode per le città storiche, e vestiti a strati: il vento, da queste parti, arriva spesso senza preavviso.








