Una nuova rottamazione delle cartelle esattoriali potrebbe presto arrivare con la prossima manovra. L’obiettivo: permettere a cittadini e imprese di mettersi in regola col Fisco, beneficiando di sconti su sanzioni e interessi.
È molto probabile che nella legge di bilancio entri una nuova rottamazione delle cartelle. L’idea è quella di consentire ai contribuenti di saldare i debiti con l’erario affidati alla riscossione entro il 2023 – e forse anche entro tutto il 2024 – senza il pagamento di sanzioni e interessi, ma con modalità parzialmente diverse rispetto alle precedenti edizioni.
Secondo le prime ipotesi, la nuova versione sarebbe più flessibile nei tempi di pagamento, ma anche più rigida nei controlli. Si punta a una soluzione che renda la misura più sostenibile per le casse pubbliche e più equa nei confronti dei contribuenti onesti.
In sostanza, un’operazione che potrebbe rappresentare una nuova occasione per chi vuole chiudere vecchie pendenze fiscali o sanare multe e bolli auto e moto non pagati, approfittando di condizioni più favorevoli e piani di rateizzazione più lunghi.
Ma come cambierebbe, nel dettaglio, rispetto alle rottamazioni precedenti? Ecco quello che sappiamo fino ad ora.
Cosa cambia rispetto alle precedenti rottamazioni
La principale novità riguarderebbe la rateizzazione. Si parla infatti di una dilazione fino a 96 rate mensili, cioè otto anni di tempo per saldare i debiti. Un periodo più lungo rispetto alla Rottamazione Quater, che prevedeva un massimo di cinque anni e l’obbligo di versare subito il 20% del dovuto nelle prime due rate.
Le nuove rate sarebbero di importo fisso, anche per importi minori, e non inferiori a 50 euro al mese. Un’impostazione pensata per rendere i pagamenti più gestibili nel tempo e per favorire chi ha debiti di piccola entità.
Rottamazione cartelle: chi potrà accedere e le nuove regole
Le condizioni di accesso dovrebbero essere più stringenti. Sarebbero esclusi i cosiddetti “recidivi”, cioè i contribuenti che hanno aderito a più rottamazioni senza poi portarle a termine. L’obiettivo è evitare che la misura venga usata solo per sospendere le azioni di riscossione, senza reali intenzioni di pagamento.
Un altro punto chiave riguarda le imprese. Oggi, molte ottengono il Durc (Documento di regolarità contributiva) semplicemente aderendo a un piano di rateizzazione, anche se poi non pagano. La nuova rottamazione potrebbe vincolare il Durc ai pagamenti effettivi, con controlli incrociati tra Agenzia delle Entrate, Inps e Inail.
Infine, per quanto riguarda la decadenza dai benefici, si prevede un approccio più morbido: non basterebbe più una sola rata saltata per perdere le agevolazioni, ma si parlerebbe di quattro rate non pagate prima dello stop definitivo.
Bollo auto e prescrizione: cosa sapere
Tra i debiti più comuni che finiscono nella riscossione ci sono bollo auto (che vedrà possibili nuove regole a partire dal 2026) o bollo moto non pagati. In molti casi, questi potrebbero rientrare nelle rottamazioni, offrendo così un’occasione per regolarizzare la propria posizione a costi ridotti.
Ma attenzione: il bollo auto va in prescrizione dopo tre anni, a partire dall’anno successivo a quello in cui il pagamento era dovuto. Tuttavia, la notifica di una cartella o di un sollecito interrompe la prescrizione, facendo ripartire i termini da capo.
In pratica, se non è mai arrivato alcun avviso di pagamento o cartella esattoriale entro tre anni, il debito potrebbe essere prescritto. Se invece la cartella è stata notificata, allora resta valida e potrebbe rientrare nella nuova rottamazione, permettendo di chiuderla con sconti su interessi e sanzioni. Per essere certi di pagare sempre in regola, un consiglio è affidarsi a servizi per il pagamento del bollo in app.
Multe stradali non pagate: cosa succede
In maniera analoga al bollo auto, anche le multe stradali vanno in prescrizione, ma in questo caso il termine è di cinque anni a partire dal giorno in cui è stata commessa l’infrazione. Trascorso questo periodo senza che sia stata notificata alcuna comunicazione la sanzione si considera prescritta e non più dovuta.
Tuttavia, ogni notifica valida interrompe la prescrizione, facendo ripartire da zero il conteggio dei cinque anni. È quindi fondamentale verificare se, nel frattempo, siano arrivati avvisi di pagamento o atti di riscossione, anche tramite posta o PEC. In tal caso, potrebbe rientrare nella rottamazione.








