Dalle gole laviche dell’Alcantara alle pareti calcaree del Selvaggio Blu, i percorsi più suggestivi tra rocce millenarie, canyon scolpiti dal tempo e territori modellati dalle forze della Terra.
Difficile immaginarlo ma un tempo decisamente lontano, tra 247 e 228 milioni di anni fa, in pieno Triassico, le vette delle Dolomiti facevano parte dell’immenso specchio d’acqua tropicale dell’Oceano Tetide. Separava Gondwana e Laurasia, i supercontinenti antenati di Africa e Europa. Dove oggi ammiriamo tramonti d’alta quota, brachiopodi, crinoidi e tanti piccoli molluschi primitivi, guizzavano tra alghe, spugne e persino coralli.
Circa 100 milioni d’anni fa, però, la placca africana iniziò a scontrarsi con quella europea, sollevando i fondali fino a oltre 3.000 metri e dando il via all’orogenesi delle Alpi.
Gli scheletri di quelle creature marine fanno ancora parte del paesaggio: costituiscono le imponenti pareti di roccia verticale che tutti conosciamo, gli antichi margini delle piattaforme carbonatiche tropicali, rimasti quasi intatti dopo il sollevamento.
Quello delle cime del Nord-Est è solo uno dei tanti capitoli scritti nella roccia. In Italia, lava, acqua, ghiaccio e movimenti della crosta terrestre hanno modellato paesaggi diversissimi. Non bisogna essere geologi per imparare a leggerli: basta avere occhi curiosi, un paio di robusti scarponi e scegliere i sentieri giusti. Eccone cinque davvero notevoli.
Il Lago di Sorapiss (Veneto)

Ai più agée il nome Sorapiss farà venire in mente Adelmo e i suoi Sorapis, il supergruppo musicale nato alla fine degli anni Ottanta attorno a Zucchero. Gli escursionisti, invece, lo associano a uno dei trekking più iconici delle Dolomiti.
L’itinerario più frequentato parte dal Passo Tre Croci e segue il sentiero CAI 215 fino al Rifugio Vandelli e, da lì, al Lago di Sorapiss, formatosi circa 12.000 anni fa, al termine dell’ultima glaciazione. Si percorre in circa due ore (solo andata) e alterna tratti nel bosco, ghiaioni e passaggi esposti attrezzati con cavo metallico, che richiedono passo sicuro e assenza di vertigini. La ricompensa è uno dei laghi più spettacolari delle Dolomiti, celebre per l’inconfondibile colore turchese delle sue acque, dovuto alla finissima polvere calcarea prodotta dall’erosione delle rocce, che resta in sospensione e diffonde la luce.
Le Gole dell’Alcantara (Sicilia)

Le Gole dell’Alcantara sembrano scolpite dalla mano di un artista, ma il loro autore è un vulcano. Migliaia di anni fa una colata lavica dell’Etna sbarrò il corso del fiume Alcantara. A poco a poco l’acqua scavò la roccia basaltica, creando una stretta gola dalle pareti alte fino a 50 metri e caratterizzate da spettacolari colonne prismatiche, formatesi durante il lento raffreddamento della lava.
Il percorso più classico segue il fondovalle del fiume e permette di camminare direttamente nell’acqua tra le pareti di basalto, mentre diversi sentieri panoramici consentono di osservare le gole dall’alto. L’escursione è adatta a chi vuole scoprire da vicino uno degli esempi più spettacolari dell’incontro tra vulcanismo ed erosione fluviale presenti in Italia.
L’Orrido di Bellano e Ca’ del Diavol (Lombardia)

Non si sa se lo zampino del Diavolo c’entri qualcosa, ma ci sono voluti circa 1,5 milioni di anni perché il torrente Pioverna e il Ghiacciaio dell’Adda modellassero uno dei canyon più spettacolari della Lombardia. L’Orrido di Bellano, affacciato sul Lago di Como, è una stretta gola incisa nelle rocce calcaree e dolomitiche delle Prealpi. Cascate, marmitte dei giganti e pareti alte oltre 20 metri raccontano il lento lavoro dell’acqua e dei ghiacci. A fare da guardiano a questo capolavoro della natura, su uno sperone di roccia si erge la Cà del Diavol, una costruzione ottocentesca che la tradizione indica come rifugio del Demonio.
Il tragitto si snoda lungo una passerella sospesa che permette di entrare nel cuore della gola e osservare da vicino le forme modellate dall’erosione. La visita è breve, ma offre uno dei migliori esempi di erosione fluviale accessibili in Italia.
Le Lame Rosse (Marche)

Sembrano il set di un film western di Sergio Leone, in un deserto lontano, arso e di terra rossa. Invece si trovano nel cuore delle Marche e per raggiungerle bastano poche ore d’auto. Le Lame Rosse, nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini, sono spettacolari pinnacoli di arenaria e conglomerato modellati dall’erosione dell’acqua e del vento nel corso di migliaia di anni. Il risultato è un paesaggio così insolito da essere soprannominato la “Cappadocia delle Marche”.
Il trekking parte nei pressi del Lago di Fiastra e conduce fino alle Lame Rosse attraverso boschi e sentieri di montagna. L’itinerario è lungo circa 7 chilometri tra andata e ritorno, presenta un dislivello di circa 250 metri ed è considerato di difficoltà escursionistica. Una volta raggiunti i pinnacoli, si ha la sensazione di trovarsi in un paesaggio scolpito da uno scultore paziente, che ha impiegato migliaia di anni per modellare la roccia.
Il Selvaggio Blu (Sardegna)

Tra tutti è il più impegnativo ed è adatto solo ai più allenato: il Selvaggio Blu è considerato uno dei percorsi escursionistici più suggestivi dell’intera Europa. Si sviluppa lungo la costa orientale della Sardegna, nel Supramonte di Baunei, tra falesie calcaree a picco sul mare, gole, antichi sentieri dei pastori e calette raggiungibili solo a piedi o in barca. L’itinerario completo richiede in genere dai quattro ai sei giorni di cammino, un’ottima preparazione fisica e, in alcuni tratti, esperienza di progressione su roccia o l’accompagnamento di una guida. La fatica, però, è ripagata da paesaggi di straordinaria bellezza, modellati in milioni di anni dall’azione dell’acqua sulle rocce calcaree del Supramonte.
Camminare lungo questi percorsi significa attraversare milioni di anni di storia del nostro pianeta. Perché, a volte, il museo più affascinante è proprio sotto i nostri piedi.








