L’Onu ha lanciato un allarme meteo per il prossimo futuro: El Niño è più grande che mai e potrebbe portare disastri climatici in gran parte del globo.
«El Niño Godzilla», questo è il nome che alcuni esperti hanno dato al fenomeno climatico che sta crescendo sempre di più e che sta mettendo in pericolo il pianeta giorno dopo giorno.
Anche l’Onu, con le parole del segretario Antonio Guterres, ha sottolineato la sua pericolosità, lanciando un allarme ed evidenziando le conseguenze.
Analizziamo insieme cosa sta succedendo e perché El Niño sta diventando una minaccia enorme per l’umanità.
L’Onu e l’allarme su El Niño: cosa succede?
A parlare di El Niño ci ha pensato anche l’OMM, agenzia dell’Onu che si occupa di meteo e di previsioni metereologiche. Secondo quest’ultima, la probabilità di un’intensificazione estrema di El Niño si avvicina ormai al 100%. Ma che tipo di fenomeno è El Niño?
El Niño è un fenomeno naturale e ricorrente legato alle variazioni dei venti e al progressivo riscaldamento delle acque superficiali del Pacifico equatoriale. Il suo effetto è quello di favorire un aumento delle temperature medie globali e di accentuare, in diverse aree del mondo, la frequenza o la severità degli eventi meteorologici estremi. Si tratta di un fenomeno noto da sempre e contrapposto a La Niña, che invece tende a determinare un raffreddamento delle acque oceaniche.
Tuttavia, l’evento attualmente in formazione potrebbe avere caratteristiche eccezionali. Secondo le analisi condotte attraverso lo studio di dati climatici, coralli e anelli degli alberi, potrebbe infatti trattarsi di uno degli episodi di El Niño più potenti degli ultimi mille anni.
Sebbene sia ancora nella fase iniziale, il fenomeno sta già producendo conseguenze in diverse regioni del Pianeta. In Sudamerica si sono registrate vittime a causa delle alluvioni, mentre in Perù il settore della pesca sta affrontando un drastico calo del pescato. Dall’altra parte del mondo, in India, El Niño potrebbe alterare il regime dei monsoni e contribuire a un ulteriore aumento delle temperature. In Indonesia, invece, gli incendi stanno provocando gravi problemi alla qualità dell’aria.
Il cambiamento climatico contribuisce alle condizioni estreme
La particolare intensità di questo El Niño si inserisce in un quadro climatico già compromesso dal riscaldamento globale provocato dalle attività umane. L’aumento delle temperature degli oceani rappresenta uno degli indicatori più evidenti di questa trasformazione e rischia di amplificare ulteriormente gli effetti del fenomeno nel corso del 2027.
I dati attuali mostrano già valori eccezionali nel Pacifico equatoriale: le temperature delle acque, mentre El Niño è ancora in fase di sviluppo, risultano superiori di circa 2,6 gradi rispetto alla media degli ultimi trent’anni. Le proiezioni indicano che a dicembre si potrebbe arrivare a un’anomalia di circa 4 gradi, superando nettamente il precedente record di 3,1 gradi registrato nel 2015.
Il quadro preoccupa anche per le possibili ripercussioni sulle condizioni meteorologiche globali. «La Terra si trova in acque inesplorate, e quelle acque si stanno riscaldando. Le temperature continuano a salire e il mondo si trova nella zona di pericolo delle condizioni meteorologiche estreme», ha ricordato il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres, sottolineando la necessità di una risposta coordinata a livello internazionale.
Tra le misure considerate prioritarie figurano il potenziamento dei sistemi di allerta precoce, capaci di informare tempestivamente le popolazioni sui rischi, e l’adozione di strategie per ridurre l’impatto di fenomeni come siccità e alluvioni.
Quali saranno gli effetti del fenomeno?
Gli effetti previsti non saranno uniformi e varieranno sensibilmente da una regione all’altra. Il Sudamerica potrebbe essere interessato soprattutto da precipitazioni intense e alluvioni, mentre Australia e Africa sono considerate tra le aree maggiormente esposte al rischio di siccità. L’Europa, invece, dovrebbe risentire del fenomeno soprattutto in maniera indiretta, con possibili conseguenze sugli inverni, che potrebbero risultare più miti.
A essere particolarmente vulnerabili saranno anche agricoltura e approvvigionamento alimentare. La Fao stima che le conseguenze del fenomeno possano contribuire a portare circa 50 milioni di persone in una condizione di grave insicurezza alimentare e fame acuta.
A questo si aggiungono le pressioni già esercitate sugli ecosistemi dai cambiamenti climatici. La perdita di biodiversità e lo sbiancamento dei coralli rappresentano segnali di un equilibrio ambientale sempre più fragile. In questo scenario, la priorità diventa quindi limitare le conseguenze del fenomeno sulla popolazione e rafforzare la capacità di risposta delle comunità più esposte.
«Non abbiamo tempo da perdere: questo fenomeno ha il potenziale di infliggere un colpo devastante a comunità ed economie di tutto il mondo», avverte Celeste Saulo, segretaria generale dell’Omm.








