L’assunzione di alcuni farmaci, anche di uso comune, può generare falsi positivi ai test antidroga che le forze dell’ordine effettuano nei confronti degli automobilisti, in base alle normative contenute nel nuovo Codice della Strada. Vediamo di cosa si tratta e quali sono i rischi per chi guida.

In seguito all’entrata in vigore del testo e in particolare in relazione alle regole per la guida sotto l’effetto di alcol e sostanze stupefacenti, la riforma ha reso sufficiente la sola positività al test salivare per sanzionare il responsabile con il ritiro della patente fino a tre anni (e perdita di 10 punti) e l’avvio di un procedimento penale. Per i recidivi, il ritiro è a vita.

Quindi, in base alle modifiche all’articolo 187 del Codice, non è più necessario dimostrare lo stato di alterazione psicofisica. In tal modo, qualsiasi persona può essere sottoposta al test, indipendentemente dal comportamento al volante percepito dagli agenti al momento del controllo.

Le novità del Codice della Strada si muovono in direzione di una maggiore sicurezza stradale in Italia, per responsabilizzare i conducenti a una condotta corretta in tutto ciò che riguarda la mobilità e i suoi servizi.

Test salivare: come funziona?

Per rilevare e sanzionare l’uso di sostanze stupefacenti alla guida, è stato introdotto un sistema di accertamento in tre fasi. La prima consiste in un test rapido preliminare eseguito direttamente sul posto tramite dispositivi portatili. In caso di risultato positivo o di sospetti fondati, si passa, come seconda fase, in analisi più dettagliate su campioni di saliva o mucosa raccolti da personale sanitario.

Se non possono essere effettuati i primi due test, si entra nella terza fase che richiede il trasferimento del conducente in una struttura sanitaria. Qui si deve sottoporre a esami di laboratorio su sangue o altri fluidi biologici. Si ricorda che alcune sostanze rimangono rilevabili per vari giorni. Il THC della cannabis può lasciare tracce per settimane. Cocaina e oppioidi, invece, risultano al massimo per un paio di giorni.

Non mancano, tuttavia, delle criticità dei test salivari. Una di queste è dovuta al fatto che Carabinieri e Polizia Stradale utilizzano dispositivi differenti, le cui caratteristiche e parametri possono condurre a risultati discordanti. Un’altra è legata al fatto che i test attualmente in uso rilevano solo alcune sostanze (ad esempio non sono in grado di individuare fentanyl e metadone). Infine, il riscontro di falsi positivi ai test antidroga è la controindicazione che ha suscitato le maggiori critiche.

Falsi positivi ai test antidroga: i farmaci “proibiti”

Oltre a rintracciare la presenza di sostanze stupefacenti anche a distanza di giorni dall’effettiva assunzione, i test salivari possono infatti evidenziare dei falsi positivi ai test antidroga dovuti a determinati farmaci di uso comune.

Cosa sono i falsi positivi? Sono individui che risultano positivi al test tossicologico durante un controllo stradale, pur non avendo assunto sostanze stupefacenti. Questa conseguenza è dovuta ai principi attivi presenti in alcuni medicinali. Ma anche in alimenti come nel caso dei semi di papavero.

Tra i farmaci che contengono principi attivi a sostanze quali anfetamine e marijuana se ne trovano alcuni  usati per curare patologie estremamente comuni quali cefalee, riniti allergiche, raffreddori. Come ad esempio l’ibuprofene e la pseudoefedrina, oppure gli antidepressivi triciclici, impiegati spesso nel trattamento clinico di dolori cronici, e la quetiapina.

Tuttavia, un campione risultato positivo al test preliminare deve essere sottoposto ad analisi di conferma in laboratorio. Soltanto così sarà possibile ottenere un responso definitivo.