Le restrizioni annunciate da Pechino sulle terre rare accendono i riflettori sulla dipendenza globale da un solo Paese. Mentre Stati Uniti ed Europa cercano contromisure, la Cina continua a mantenere una posizione dominante lungo l’intera filiera produttiva.

Le terre rare sono elementi fondamentali per transizione ecologica, tecnologia e difesa. Dalle auto elettriche ai sistemi d’arma, dai pannelli solari alle turbine eoliche: senza di loro l’economia moderna si fermerebbe. La Cina domina il mercato globale delle terre rare: oltre a estrarre gran parte delle terre rare, la Cina controlla anche la quasi totalità del processo di raffinazione mondiale, conferendole un potere enorme nelle supply chain globali.

Per questo, ogni cambiamento nelle politiche commerciali cinesi genera preoccupazione internazionale. La recente decisione di Pechino di limitare le esportazioni, successivamente rinviata di un anno grazie a un’intesa con Washington, ha spinto l’Unione Europea a chiedere maggiore stabilità nelle forniture. Antonio Costa, presidente del Consiglio Europeo, ha espresso forte allarme sul tema, sottolineando come l’UE abbia sollecitato la Cina a garantire catene di approvvigionamento affidabili.

Vediamo qual è lo scenario globale e quale posizione occupa oggi l’Europa.

La supremazia cinese nel mercato delle terre rare

Pechino controlla in modo quasi totale il mercato mondiale, soprattutto per quanto riguarda la raffinazione e la produzione di componenti fondamentali come i magneti permanenti: la quota cinese supera in molti casi il 90% del totale planetario. Questa centralità è particolarmente evidente nella difesa e nell’industria tecnologica: negli Stati Uniti, quasi l’80% degli armamenti utilizza terre rare, con quantità che possono arrivare fino a 4 tonnellate in un sottomarino o oltre 400 chili in un aereo da combattimento.

Gli effetti delle tensioni commerciali si vedono già: le statistiche doganali cinesi mostrano un vero crollo nell’export di magneti verso gli USA negli ultimi mesi, a causa dei dazi e dei timori di future restrizioni.

Chi prova a recuperare terreno deve però fare i conti con tempistiche molto lunghe: aprire una miniera richiede in media otto anni, mentre servono dai cinque ai sette anni per allestire un impianto di raffinazione e fino a cinque anni per avviare la produzione di magneti industriali. Gli USA, primi produttori mondiali nel 1992, dopo la chiusura delle miniere avvenuta nei primi Duemila, oggi coprono appena il 12,4% del fabbisogno globale.

In Europa il 98% delle terre rare arriva dalla Cina

Il quadro europeo è ancora più critico: il Vecchio Continente importa quasi interamente dalla Cina — circa il 98% delle terre rare utilizzate. Solo un 2% proviene da altri Paesi, una percentuale troppo bassa per garantire autonomia strategica.

Bruxelles ha fissato obiettivi ambiziosi per aumentare estrazione, lavorazione e riciclo entro il 2030. Ma questi traguardi rimarranno comunque inferiori ai livelli produttivi delle grandi potenze globali. Gli esperti sottolineano che serviranno tempo, investimenti e consenso sociale per aprire nuove miniere e impianti di trattamento sul territorio europeo.

In Italia si studiano alternative alle terre rare

Nel frattempo, in Italia si studiano alternative alle terre rare. Un laboratorio italiano promette di rivoluzionare il modo in cui si realizzano i materiali più ambiti al mondo: un cambiamento che sarebbe davvero epocale anche per la mobilità sostenibile.

Si chiama RARA Factory ed è stato inaugurato il 17 luglio scorso nel Parco Scientifico Tecnologico VEGA, a Marghera. Nata come spin-off deep-tech dell’Università Ca’ Foscari Venezia, RARA Factory sviluppa tecnologie di frontiera per ridurre la dipendenza da terre rare e materiali critici.

Con oltre 45mila materiali testati tramite il proprio algoritmo brevettato, RARA Factory promuove la ricerca applicata e la realizzazione industriale di materiali sostenibili alternativi alle terre rare e ai materiali critici. Così contribuisce a ridurre l’impatto ambientale e la dipendenza strategica dai mercati esteri.