A Nonantola, in provincia di Modena, un’abbazia benedettina fondata nel 752 conserva un portale scolpito da Wiligelmo, una cripta con 64 colonne e un museo con pergamene di Carlo Magno.
A pochi chilometri da Modena, il borgo di Nonantola custodisce un complesso monastico fondato nel 752 da Anselmo, duca del Friuli diventato monaco benedettino. Il terreno gli fu donato dal cognato Astolfo, re dei Longobardi, con l’obiettivo di rafforzare l’influenza longobarda al confine con l’esarcato bizantino e avviare la bonifica delle terre circostanti. Da quel nucleo nacque uno dei monasteri più influenti d’Europa, meta di pellegrinaggi e crocevia di relazioni con papi e imperatori. In questo articolo ti raccontiamo cosa vedere, tra basilica, cripta e museo, e come organizzare la visita.
Un centro di potere e di cultura tra Longobardi e Franchi
Nel Medioevo l’abbazia di Nonantola entrò in contatto diretto con le corti di mezza Europa. I monaci fecero parte della Fraternitas, una rete che collegava 56 monasteri europei, e mantennero rapporti con Costantinopoli fin dai tempi dei primi abati, che agivano anche come ambasciatori di Carlo Magno presso l’impero d’Oriente.
Il monastero fu anche un centro di produzione libraria: Anselmo portò con sé il primo nucleo di codici dopo l’esilio a Montecassino e attorno a quella biblioteca nacque uno scriptorium che divenne un punto di riferimento per lo sviluppo della scrittura precarolingia. I monaci vi produssero oltre 259 codici miniati.
Sul piano agricolo, l’abbazia organizzò il territorio secondo il modello benedettino delle corti, con terre gestite direttamente dal monastero e altre affidate ai coloni. Nel 1058 l’abate Gotescalco concesse agli abitanti di Nonantola diritti su boschi, paludi e prati in cambio della costruzione di tre quarti delle mura difensive del borgo: un patto che diede origine alla Partecipanza Agraria di Nonantola, un’istituzione che gestisce ancora oggi terreni in forma collettiva.
Cosa vedere all’Abbazia di Nonantola
Il complesso si visita seguendo un percorso che parte dalla facciata romanica e arriva fino alle sale del museo, passando per la cripta sotto il presbiterio.
Il portale scolpito da Wiligelmo
La facciata della basilica è dominata dal portale, in parte attribuito allo scultore Wiligelmo, lo stesso che ha lavorato al Duomo di Modena. Nella lunetta è raffigurato Dio in trono, affiancato da due angeli e circondato dai quattro evangelisti. Gli stipiti laterali, precedenti alla lunetta, raccontano due storie parallele: a sinistra la fondazione dell’abbazia, con il re Astolfo che dona la terra al cognato Anselmo, a destra la natività e l’infanzia di Cristo. Le decorazioni del portico, tra cui due leoni stilofori e una formella con l’Adorazione dei Magi, sono attribuite invece agli allievi di Wiligelmo. L’insieme rende questo portale uno dei riferimenti principali per lo studio della scultura romanica in Emilia Romagna, insieme a quello del Duomo di Modena.
La cripta con le sue 64 colonne
Sotto il presbiterio si sviluppa la cripta, una delle più estese in stile romanico, sostenuta da 64 colonne con capitelli tutti diversi tra loro, databili dall’VIII al XIII secolo. La varietà si spiega con il fatto che i materiali provengono da epoche e cantieri diversi, recuperati e riutilizzati durante il restauro del 1913-1917. Nell’altare centrale sono custodite le reliquie di sei santi legati alla storia del monastero: Anselmo, Adriano III, Senesio, Teopompo, Fosca e Anseride. Vicino alla cripta si trova anche il battistero ottagonale, ricostruito con frammenti di epoca romana e lapidi medievali, con una fontana in pietra pensata per riprodurre il flusso dell’acqua sorgiva.
Il Museo Benedettino e Diocesano
Al fianco della basilica, all’interno del Palazzo Abbaziale, il museo raccoglie il Tesoro dell’abbazia e l’Archivio Abbaziale, che conta oltre 4.500 pergamene, 131 delle quali anteriori all’anno Mille. Tra i pezzi esposti a rotazione per motivi di conservazione ci sono documenti con il monogramma di Carlo Magno, pergamene di Federico Barbarossa e di Matilde di Canossa.
Il percorso comprende anche tre codici miniati prodotti nello scriptorium monastico: l’Evangelistario di Matilde di Canossa dell’XI secolo, l’Acta Sanctorum tra il X e il XII secolo e un Graduale dell’XI secolo. Tra le opere pittoriche figurano l’Ascensione della scuola ferrarese di Cosmé Tura e un dipinto di Ludovico Carracci che raffigura San Carlo Borromeo, abate commendatario dell’abbazia prima di diventare vescovo di Milano.
Informazioni per la visita
La basilica è aperta tutti i giorni dalle 9 alle 18, con chiusura estiva dal 9 al 25 agosto compresi. Il museo segue orari propri: da martedì a giovedì dalle 9 alle 12.30, da venerdì a domenica anche nel pomeriggio dalle 14 alle 18.
Basilica e museo possono essere visitati in autonomia, senza bisogno di prenotazione. Il percorso consigliato tocca prima la basilica romanica e poi il Museo Benedettino e Diocesano, che si trova all’interno del Palazzo Abbaziale, al fianco della basilica.
Per i gruppi di almeno 15 persone è possibile prenotare una visita guidata di circa un’ora e mezza, che comprende l’interno della basilica, la cripta, il portale e le absidi, oltre alle sale del museo.
Ti consigliamo di consultare il sito ufficiale dell’Abbazia di Nonantola prima di partire, per prenotazioni ed eventuali variazioni degli orari di apertura.
Come arrivare all’Abbazia di Nonantola
Se viaggi in auto, dall’autostrada A1 puoi uscire a Modena Nord o a Modena Sud e proseguire sulla tangenziale fino all’uscita 4 Ferrara-Nonantola. Prima di partire, ti consigliamo di attivare il servizio di telepedaggio, così passi i caselli autostradali senza fermarti e arrivi subito a destinazione.
Se, invece, preferisci muoverti in modo più sostenibile, puoi prendere la linea 551 di TPER, che collega Modena a Ferrara e scende fino all’autostazione di Nonantola, a poche centinaia di metri dall’abbazia.







