C’è un punto nel Parco della Majella in cui la montagna si apre appena, quasi controvoglia, per lasciare spazio a un rifugio di pietra sospeso tra silenzio e roccia: è l’Eremo di Santo Spirito, uno dei luoghi più suggestivi e meno addomesticati d’Abruzzo.

Incastonato a 1.132 metri di quota lungo una parete verticale della valle di Santo Spirito, nel comune di Roccamorice (PE) in Abruzzo, l’Eremo di Santo Spirito non si mostra: si scopre. Bisogna avvicinarsi, percorrere gli ultimi tornanti, lasciare l’auto e camminare gli ultimi metri per capire perché generazioni di monaci ed eremiti abbiano scelto proprio questo angolo di Majella per ritirarsi dal mondo. È un luogo che si è formato insieme alla roccia, abitato da secoli di preghiera, fatica e silenzio, ancora oggi capace di trasmettere quella stessa quiete a chi lo visita.

La storia dell’Eremo di Santo Spirito

Le origini dell’Eremo di Santo Spirito si perdono in un tempo antecedente alla sua prima documentazione certa. La fonte storica più antica risale al 1053, quando il monaco Desiderio, futuro papa Vittore III, soggiornò in questi luoghi insieme ad altri eremiti e vi fece costruire una piccola chiesa. Per quasi due secoli l’eremo visse fasi alterne, fino a quando, nel 1246, Pietro da Morrone – il futuro papa Celestino V – lo trovò in rovina e decise di ricostruirlo, realizzando un oratorio e una cella personale in cui dedicarsi all’ascesi.

Da quel momento il destino dell’eremo si intreccia con quello di Celestino V. Tra il 1263 e il 1264 il complesso ottenne la protezione apostolica da papa Urbano IV e venne incorporato nell’Ordine di San Benedetto. Dal 1275 al 1293 fu addirittura la “casa madre” dell’Ordine di Santo Spirito della Majella, la congregazione che sarebbe poi confluita nell’Ordine dei Celestini. Nel corso del Trecento vi soggiornò anche il beato Roberto da Salle, prima che l’eremo attraversasse secoli di lento declino.

Dalla Scala Santa alla soppressione napoleonica

Un momento di rilancio arrivò nel 1586, quando l’eremo ottenne il titolo di Badia grazie al monaco Pietro Santucci da Manfredonia, che fece costruire la Scala Santa, una scalinata scavata nella roccia che conduce all’oratorio di Santa Maria Maddalena, incastonato più in alto sulla parete. L’attività monastica continuò ininterrotta fino al 1807, anno in cui l’editto napoleonico di Gioacchino Murat soppresse gli ordini religiosi, costringendo i monaci celestini ad abbandonare il sito.

Oggi l’Eremo di Santo Spirito è riconosciuto monumento nazionale e si presenta come un complesso articolato: la chiesa, la sagrestia, la foresteria e l’area monastica, dove si trovano le celle, la sala del capitolo, la biblioteca, la cappella invernale e il refettorio. Sotto la chiesa è ancora visitabile la grotta che ospitò i primi eremiti, sulla quale fu edificato l’intero monastero. Il fascino del luogo non è passato inosservato nemmeno al cinema contemporaneo: Paolo Sorrentino lo scelse come location per la serie “The New Pope”.

Come e quando visitare l’Eremo

L’Eremo si trova in Via per Santo Spirito, a Roccamorice (PE), ed è aperto al pubblico stagionalmente, in genere da aprile/maggio a ottobre/novembre, con orari e giorni di apertura che variano nel corso dell’anno: nei mesi estivi l’apertura è quotidiana, mentre in bassa stagione l’accesso è limitato ai weekend. Poiché il calendario cambia ogni stagione, è consigliabile verificare le date aggiornate sul sito ufficiale prima di organizzare la visita.

Per l’ingresso è previsto un biglietto per la visita autonoma al costo di 5 euro (intero) e 3 euro (ridotto, per ragazzi dagli 11 ai 18 anni e studenti universitari), gratuito per i bambini fino a 10 anni, per le persone con disabilità e relativo accompagnatore, per le guide turistiche e per i residenti di Roccamorice. L’ingresso in chiesa resta sempre gratuito.

Per un’esperienza più completa si può optare per la visita guidata, che consente l’accesso ad alcune aree normalmente chiuse al pubblico: il costo è di 9 euro (intero) e 7 euro (ridotto), con turni attivati per un minimo di 4 e un massimo di 15 partecipanti, in genere alle ore 10:30, 14:30 e 16:30.

Per un autentico digital detox si può inoltre pernottare direttamente nella foresteria dell’eremo, tra camere semplici, cena con i prodotti tipici della Majella e l’assenza di televisione e connessione.

Il Cammino di Celestino

I luoghi della Majella sono legati alla figura di Pietro da Morrone, che qui condusse un’esistenza dedita alla contemplazione prima di diventare papa Celestino V. Dopo aver edificato la chiesa di Santo Spirito nel 1246, i suoi spostamenti lo portarono a soggiornare anche nell’eremo di San Bartolomeo in Legio, incastonato a metà costa del vallone, e nell’eremo di San Giovanni, nella valle dell’Orfento, dove rimase quasi nove anni. L’ultimo rifugio fu l’eremo di Sant’Onofrio al Morrone, presso Sulmona, dove nel 1294 venne raggiunto dai messi papali che gli annunciarono l’elezione al soglio pontificio.

Questi luoghi compongono oggi il Cammino di Celestino, un trekking organizzato di sei giorni che si snoda tra le montagne della Majella e del Morrone, attraversando fitti boschi e valloni. Negli ultimi anni le passeggiate come questa hanno conosciuto una nuova popolarità: complice il boom dello slow tourism, i trend indicano che siamo diventati un popolo di camminatori, sempre più attratti da itinerari lenti capaci di unire spiritualità, storia e natura.

Come raggiungere l’Eremo di Santo Spirito

Il modo più pratico per raggiungere l’Eremo è in auto: la via più diretta arriva percorrendo l’autostrada A25 Torano-Pescara in direzione Pescara fino all’uscita Alanno-Scafa. Per evitare code inutili, ti consigliamo di sfruttare i servizi di telepedaggio per saltare la coda al casello. Prosegui poi lungo la SP64 in direzione di Roccamorice, seguendo poi le indicazioni fino al parcheggio situato a pochi passi dall’ingresso dell’eremo. In alternativa, da Pescara puoi raggiungere l’eremo percorrendo la SS487 in direzione di Roccamorice, passando per San Valentino in Abruzzo Citeriore e Caramanico Terme, per poi imboccare la SP22 fino al parcheggio. Chi arriva in treno può scendere alla stazione di Torre de’ Passeri, sulla linea Pescara-Roma, e completare l’ultimo tratto a piedi, circa 3,3 km, prima di raggiungere il sito.