I nuovi dazi di Trump al 30% sulle merci provenienti da Unione Europea e Messico, annunciati dal presidente degli Stati Uniti, potrebbero avere forti ripercussioni su vari settori economici. Il comparto automotive segue attentamente l’evolversi della situazione. Cosa sappiamo finora di questo scenario?
Fin dall’elezione di Donald Trump alla Casa Bianca, la questione dei dazi americani è stata senza dubbio il più frequente oggetto di discussione da parte di media, esperti e opinione pubblica. Dopo il precedente rinvio al 9 luglio, l’entrata in vigore dei nuovi dazi sarebbe ora prevista per il 1° agosto 2025.
Per quanto riguarda le auto, ci sono negoziati in corso tra Bruxelles e Washington. È chiaro che i produttori invochino, come miglior prospettiva, uno stop anche temporaneo ai dazi sulle auto, che almeno per un po’ scongiurerebbe gravi conseguenze. Tuttavia il quadro relativo ai dazi sull’automotive rimane abbastanza indefinito.
I dazi: cosa sono e quale funzione hanno
Per definizione, il dazio è una tassa indiretta sulla circolazione di beni tra uno stato e l’altro. Esprime in percentuale una tariffa doganale (variabile per ciascun paese) che si applica sul prezzo di vendita di ogni prodotto. Un paese può imporre dazi per proteggere la propria economia interna, rendendo sconveniente l’importazione di un determinato prodotto estero.
Ad esempio, prima del tourbillon di annunci dei dazi di Trump, aveva tenuto banco l’introduzione di dazi sulle auto elettriche cinesi da parte di Canada, UE e degli stessi USA, per difendere i produttori europei e statunitensi dalla presunta concorrenza sleale da parte di Pechino.
I dazi degli Stati Uniti puntano quindi a rendere più cari i prodotti in arrivo negli Stati Uniti, scoraggiando tra l’altro una “guerra commerciale” contro la prima economia del mondo. Con i dazi, se un’impresa USA importa un prodotto da un paese straniero, deve pagare una tassa sul valore di quel prodotto. Per sostenere l’onere, l’azienda importatrice potrebbe a sua volta alzare i prezzi, scaricando l’aumento sui consumatori.
Nuovi dazi Trump: la situazione auto
Non è ancora chiaro se i nuovi dazi di Trump coinvolgeranno il settore auto europeo. Un comparto che nel 2024 ha esportato oltreoceano circa 750.000 veicoli, per un valore di 38,5 miliardi di euro. Guidano l’export verso gli Stati Uniti i marchi tedeschi (Audi, BMW, Mercedes, Porsche, Volkswagen) e la svedese Volvo, già in difficoltà dopo la prima ondata di dazi.
I nuovi dazi annunciati da Trump, tramite lettere inviate ai vari governi, riguarderebbero le merci su cui già non ne pendano altri. Attualmente, nei confronti dei paesi UE, sono in vigore dazi del 25% sulle auto elettriche e non, scattati lo scorso aprile (con poche eccezioni tra i paesi del Nord America) insieme a quelli del 50% sull’acciaio e sull’alluminio e del 10% su una serie di categorie di prodotti.
Sembra che Trump possa mantenere invariata la tariffa sulle auto, a meno che l’Unione Europea non decida di rispondere con ulteriori dazi sui prodotti americani. In tal caso anche questi potrebbero subire innalzamenti fino al 30% o al 40%.
Altra soluzione di cui si parla potrebbe essere uno sconto sui dazi alle case che spostano la produzione di vetture negli Stati Uniti, attraverso un sistema di quote e crediti per premiare la fabbricazione su suolo statunitense, purché sia per l’export e non per il mercato locale. I negoziati proseguono e la Commissione Europea punta a un dazio base del 10% su tutti i prodotti esportati negli USA.
Dazi: cosa succederà?
Da ricordare che non si tratta solo di dazi sulle auto elettriche prodotte in Europa, ma su ogni tipo di veicoli a motore. Sono inoltre inclusi i componenti delle auto ancora da assemblare. La misura potrebbe avere un profondo impatto sull’economia mondiale e in particolare sull’intera industria dell’auto, in crisi da tempo.
In generale, i nuovi dazi di Trump al 30% potrebbero determinare una serie di effetti negativi sulle esportazioni italiane. Secondo l’Ufficio Studi della CGIA, associazione di artigiani e piccole imprese, arriverebbero fino a 35 miliardi di euro. A ciò si aggiungono effetti indiretti come l’aumento del costo di molte materie prime. Colpite in particolare Sardegna, Molise e Sicilia, a causa della loro scarsa diversificazione merceologica destinata all’export.
La situazione generale sui dazi resta alquanto incerta e soggetta a capovolgimenti. D’altronde, il presidente Donald Trump finora ha abituato interlocutori e pubblico ad annunci altisonanti e a repentini cambiamenti di idea. Inoltre, come lo stop alle colonnine di ricarica elettrica negli USA, tali provvedimenti vanno ad aggiungersi a una serie di politiche dell’amministrazione che hanno lo scopo di tutelare il mercato automobilistico tradizionale americano.
Fonte foto: sito White House








