La proposta di aumentare l’aliquota sulle polizze infortuni collegate alla Rc Auto, con effetti retroattivi fino a dieci anni, scatena tensioni tra fisco, compagnie assicurative e automobilisti.

Dopo il via libera della Camera alla mozione per un maggiore equilibrio e trasparenza delle tariffe, l’ipotesi di un aumento della tassazione sulle polizze auto sta sollevando un forte dibattito politico e finanziario. Tra emendamenti, interpretazioni controverse e una retroattività che potrebbe generare un esborso fino a 1 miliardo di euro, la questione rischia di trasformarsi in uno dei nodi più caldi della prossima Legge di Bilancio.

Una stretta fiscale che cambia gli equilibri del settore

Nella bozza della Legge di Bilancio 2026 è stata inserita una misura che potrebbe modificare radicalmente il quadro fiscale dell’assicurazione auto. Tra le ipotesi, spicca l’aumento dell’aliquota sulle polizze “infortunio del conducente” collegate alla Rc Auto: dal 2,5% attuale si passerebbe al 12,5%, equiparandole alla tassazione prevista per la responsabilità civile tradizionale.

L’intervento non riguarderebbe soltanto il futuro, ma potrebbe avere effetti retroattivi fino a dieci anni. Secondo le stime, lo Stato incasserebbe circa 100 milioni di euro l’anno a regime e una somma complessiva vicina a un miliardo relativa alle annualità precedenti. Una cifra che, in un settore già sotto pressione, rischia di generare un impatto significativo tanto per le compagnie quanto per i consumatori. Il trend di questi anni è infatti quello di una crescita netta dei premi, confermato anche dai dati IVASS del secondo trimestre del 2025.

Alla stretta sull’aliquota si aggiunge anche l’ipotesi di un aumento dello 0,5% dell’Irap per compagnie assicurative, banche e intermediari finanziari. Un pacchetto fiscale che, nel complesso, potrebbe valere circa un miliardo di euro, ma che secondo alcuni analisti colpirebbe in particolare i gruppi più esposti nel comparto Rc Auto.

Il nodo della retroattività: un contenzioso che parte da lontano

La notizia non riguarda solo l’assicurazione auto per i neopatentati o per chi dovrà pagare nei prossimi anni. L’elemento più controverso della manovra è infatti l’applicazione retroattiva della nuova aliquota. Il tema affonda le radici negli anni Ottanta: nel 1983 il ministero delle Finanze chiarì che, per le polizze infortuni legate ai veicoli, doveva essere applicata l’aliquota più bassa, allora del 2% e oggi del 2,5%.

Per decenni le compagnie hanno applicato quella interpretazione, agendo come sostituti d’imposta e trasferendo ai clienti l’onere fiscale corretto. Tuttavia, negli ultimi anni l’Agenzia delle Entrate – in particolare la direzione Lombardia – ha iniziato a contestare quei versamenti, sostenendo che l’aliquota da applicare dovesse essere quella del 12,5%, in quanto “rischio inerente al veicolo”.

Il risultato è una pioggia di accertamenti sugli ultimi dieci anni, periodo oltre il quale scatta la prescrizione. Le Entrate sostengono che esistano ambiguità nella definizione normativa, mentre il settore assicurativo ribadisce che la prassi applicata deriva proprio da una risposta formale del ministero competente.

Il nuovo emendamento tenterebbe di risolvere la disputa introducendo un chiarimento normativo: tutte le forme di rischio collegate direttamente o indirettamente al veicolo devono essere tassate al 12,5%, incluse quelle relative agli infortuni del conducente.

Automobilisti e compagnie: cosa potrebbe accadere

Se la norma venisse approvata nella forma attuale, il costo della correzione ricadrebbe principalmente sugli assicurati. Le compagnie possono infatti essere chiamate dall’erario a versare le somme non incassate negli ultimi dieci anni, ma in quanto sostituti d’imposta avrebbero il diritto di rivalersi sui clienti.

Questo significherebbe, in pratica, una richiesta di pagamento per coprire la differenza d’imposta su anni ormai trascorsi, con la possibilità di dilazionare l’esborso fino a tre rate annuali. Una prospettiva che sta già generando forte preoccupazione tra le associazioni dei consumatori.

Al tempo stesso, per gli anni futuri, le compagnie dovrebbero aumentare i prezzi delle assicurazioni auto con polizze infortuni per compensare la nuova aliquota. Gli analisti ritengono possibile che l’industria riesca a trasferire parte del costo ai clienti, ma molto dipenderà dagli sviluppi normativi e dall’eventuale mobilitazione degli organismi di tutela.

Le compagnie, dal canto loro, hanno già annunciato l’intenzione di opporsi. Contestano il metodo con cui l’Agenzia delle Entrate è arrivata alle sue conclusioni e ritengono difficile applicare un prelievo retroattivo senza scatenare una lunga stagione di ricorsi. Il rischio, secondo il settore, è di vedere esplodere un contenzioso che potrebbe bloccare per anni la questione nei tribunali.