Oggi partiamo alla scoperta di “Selvaggio blu”, il trekking estremo della Sardegna. Con i suoi paesaggi da cartolina e le sfide tecniche, è considerato uno dei percorsi più spettacolari e difficili del mondo.

Arrampicate, camminate di dieci ore, altezze vertiginose: questo è solo una parte di quello che potrai trovarti ad affrontare nel Selvaggio blu, il percorso di trekking della costa orientale della Sardegna. Un’avventura di circa 50 chilometri tra grotte, fiumi e falesie, che richiede preparazione fisica e mentale.

Non per tutti, quindi, ma solo per chi pratica il trekking e l’escursionismo ad alti livelli.

Selvaggio blu: un percorso per esperti

Nato come itinerario nel 1987, grazie all’iniziativa di Mario Verrin e Peppino Cicalò, il Selvaggio blu è considerato uno dei percorsi di trekking più impegnativi al mondo, riservato a chi possiede ottime capacità fisiche e tecniche.

Si trova in Sardegna e più precisamente a Baunei, in provincia di Nuoro, ed è il risultato dell’unione di vari sentieri, molti dei quali si snodano a ridosso del mare: da qui, il nome Selvaggio blu.

Il percorso inizia a Pedra Longa e attraversa mulattiere, pinnacoli rocciosi, calette nascoste e sentieri che si immergono nella macchia mediterranea, per concludersi a Cala Sisine. Il percorso completo richiede cinque giorni di cammino, con pernottamenti all’aperto in bivacchi. I periodi ideali per intraprendere questa avventura sono la primavera e l’autunno, quando le temperature sono più miti e favorevoli.

A causa della sua difficoltà, si sconsiglia vivamente di affrontarlo senza una solida preparazione fisica e tecnica e senza l’assistenza di una guida esperta.

Le tappe del percorso Selvaggio Blu

Il Selvaggio blu è suddiviso in cinque tappe, ciascuna delle quali richiede dalle 5 alle 7 ore di cammino. Si parte da Pedra Longa, una maestosa formazione rocciosa a picco sul mare, e si conclude a Cala Sisine, una baia selvaggia incorniciata dalla macchia mediterranea.

Ogni tappa è caratterizzata da scenari unici: boschi di lecci secolari, antichi ovili, e imponenti falesie che si ergono sul blu profondo del mare. Tra i punti più spettacolari c’è la cengia Giradili, una panoramica cengia sospesa che offre viste incredibili sul Golfo di Orosei. Le scale di ginepro, costruite dai pastori, aggiungono un tocco di tradizione a questo itinerario estremo.

Non mancano le sfide tecniche, come la discesa in corda a 40 metri di altezza e i tratti di arrampicata su roccia. La bellezza selvaggia e incontaminata di ogni tappa rende il Selvaggio blu un’esperienza indimenticabile, ideale per chi cerca un’avventura autentica nella natura sarda.

Come raggiungere il Selvaggio blu

Il Selvaggio blu si raggiunge arrivando prima di tutto in Sardegna. L’aeroporto più vicino è quello di Olbia. Da qui, la soluzione più economica per arrivare a Banuei è quella di usufruire sei servizi pullman curati dall’ARST, che conducono direttamente nel piccolo borgo da cui parte il Selvaggio blu.

Una volta a Banuei, si può arrivare a Pedra Longa, la base di partenza del Selvaggio blu:

  • Noleggiando un’auto e imboccando l’Orientale Sarda. All’altezza del chilometro 153, dovrai svoltare in una stretta strada asfaltata e proseguire lungo la suggestiva strada panoramica per poi continuare fino a raggiungere l’area di sosta situata vicino alla maestosa roccia di Pedra Longa;
  • A piedi, cominciando a camminare da Santa Maria Navarrese. Il sentiero si imbocca nei pressi dell’Ostello Bellavista, situato sul promontorio che sovrasta il porto turistico, offrendo una splendida vista lungo un percorso che dura circa due ore.