Le auto elettriche stanno perdendo molte delle esenzioni fiscali che ne hanno favorito la diffusione. Dalla Germania al Giappone, sempre più Paesi introducono tasse su chilometri, peso e ricarica.
Per anni le auto elettriche hanno beneficiato di un trattamento fiscale mirato: esenzioni dal bollo, sconti su immatricolazione e tasse di proprietà. Un pacchetto di incentivi che ha contribuito in modo decisivo alla diffusione dei veicoli a batteria.
Oggi, però, lo scenario sta cambiando. Con la volata delle immatricolazioni elettriche e il progressivo calo delle vendite di auto a combustione, molti Governi si trovano davanti a un problema concreto: il crollo del gettito fiscale legato ai carburanti tradizionali.
Italia: esenzioni ancora in vigore, ma il tema è sul tavolo
In Italia, per il momento, il quadro resta relativamente stabile. Le elettriche continuano a beneficiare dell’esenzione dal bollo auto per i primi cinque anni dall’immatricolazione, come previsto dalla normativa nazionale, mentre alcune Regioni estendono ulteriormente questo vantaggio. Non esistono inoltre tasse specifiche legate alla percorrenza o al consumo di energia, e i costi restano concentrati su voci come assicurazione auto, manutenzione e ricarica elettrica.
Il numero ancora contenuto di auto elettriche circolanti contribuisce a rimandare il problema del mancato gettito fiscale. Tuttavia il tema non è del tutto assente dal dibattito politico. Già nel 2024 si era ipotizzata, in prospettiva, una possibile traslazione delle imposte dai carburanti fossili all’elettricità.
Dalla Germania al Giappone: come cambiano le tasse sulle auto elettriche
Molti Paesi stanno invece rispondendo con l’abolizione graduale delle esenzioni e l’introduzione di nuove forme di tassazione, spesso legate all’uso effettivo del veicolo. Chilometri percorsi, peso dell’auto, energia consumata per la ricarica elettrica: i criteri cambiano, ma la direzione è chiara. Anche chi guida elettrico è destinato a pagare di più, seppur con modalità diverse rispetto alle auto termiche.
Germania
Berlino, al momento, non ha introdotto nuove imposte dirette sulle auto elettriche e anzi continua a sostenere il settore con incentivi legati al numero dei figli e con la proroga fino al 2035. Il dibattito si concentra però sulla ricarica: l’ipotesi è di applicare una tassa basata sui kilowattora erogati, replicando il meccanismo delle accise sui carburanti. Per farlo, si studiano espansioni della rete di ricarica e sistemi di certificazione rigorosa delle colonnine pubbliche e contatori intelligenti per le ricariche domestiche.
Svizzera
Dal 2024 è già realtà l’imposta di importazione del 4% sul valore dei veicoli elettrici. Guardando al futuro, Berna valuta una tassa basata sui chilometri percorsi o sull’energia utilizzata per la ricarica. Le simulazioni parlano di un costo di circa 5,40 franchi ogni 100 km oppure di un’imposta per kWh alle colonnine pubbliche e alle wallbox.
Francia
Sebbene la Francia abbia confermato nel 2026 gli incentivi per l’acquisto di auto elettriche, con la legge di bilancio 2025 è stata cancellata l’esenzione dalle tasse di immatricolazione annuali. Le auto elettriche pagano ora un’imposta regionale calcolata sui cavalli fiscali, con importi che possono arrivare fino a 750 euro l’anno per i modelli più potenti. Parallelamente, la Francia ha rafforzato la pressione fiscale sulle auto termiche, soprattutto in base a peso ed emissioni.
Paesi Bassi
Nei Paesi Bassi la transizione è graduale ma già avviata. Dal 2025 le elettriche pagano una tassa di immatricolazione simbolica e versano il 25% della tassa di proprietà. Da quest’anno l’imposta sarà piena e calcolata, come per le auto tradizionali, in base al peso del veicolo.
Danimarca
Copenaghen ha scelto una strada progressiva. Oggi le auto elettriche godono ancora di una tassazione di immatricolazione ridotta, ma il piano governativo prevede un aumento graduale delle imposte di registrazione e proprietà. Entro il 2030, le elettriche dovranno pagare come le auto a combustione, in base a valore e peso.
Norvegia
Il Paese dove le auto elettriche superano quelle a benzina, simbolo della mobilità elettrica, sta riducendo molti dei vantaggi storici. L’esenzione dall’Iva è già stata limitata per i veicoli più costosi e dal 2027 potrebbe essere eliminata del tutto. Sono già in vigore tasse di registrazione basate sul peso e una tassa di circolazione, mentre sconti su pedaggi, traghetti e parcheggi vengono progressivamente ridimensionati.
Regno Unito
Londra guarda al modello pay per use. Dal 2028 è prevista una tassa a chilometro, affiancata al pagamento del bollo già reintrodotto dal 2025. Per un guidatore medio, il costo complessivo potrebbe superare le 400 sterline l’anno.
Islanda
Dal 2024 è entrato in vigore un canone chilometrico per elettriche, ibride plug-in e auto a idrogeno. La tariffa è di 6 corone a chilometro e si applica anche alle auto a noleggio. Contestualmente, l’Iva sulle elettriche è salita al 25,5%.
Stati Uniti
Negli Usa il quadro del settore auto elettriche è frammentato. Ventotto Stati applicano già una tassa annuale aggiuntiva di registrazione per le auto elettriche, mentre altri sperimentano imposte basate sulla percorrenza. A livello federale si discute di contributi fissi annui per compensare il calo delle entrate dai carburanti.
Australia
Dopo il tentativo dello Stato di Victoria, dichiarato incostituzionale, il tema è passato al governo federale. Sono allo studio nuove forme di tassazione sul chilometraggio per recuperare il gettito perso con la diffusione delle auto elettriche.
Nuova Zelanda
Dal 2024 sono stati introdotti i Road-User Charge: una tassa basata sulla distanza percorsa. Le auto elettriche pagano una quota fissa ogni 1.000 km, mentre le ibride plug-in versano un importo ridotto.
Giappone
Tokyo guarda invece al peso dei veicoli. Dal 2028 si valuta l’introduzione di una tassa specifica per le auto elettriche private, aggiuntiva rispetto alla Tonnage Tax già esistente. L’obiettivo è compensare il maggiore impatto sulle infrastrutture stradali dei veicoli a batteria.








