La degradazione della batteria delle auto elettriche è aumentata negli ultimi anni, ma più che un allarme segnala un cambiamento nelle abitudini degli automobilisti.
Se il 2025 è stato un anno da record per le vendite di auto elettriche, tra i temi che continuano a far discutere c’è quello della durata della batteria. È uno degli aspetti che più spesso viene citato quando si valutano pro e contro dell’auto elettrica, insieme all’autonomia e ai tempi di ricarica elettrica.
Negli ultimi anni, però, i dati raccolti sull’uso reale delle auto elettriche stanno offrendo un quadro più chiaro e meno allarmistico. È vero che la degradazione delle batterie è aumentata di circa lo 0,5% rispetto al passato, ma questo dato va contestualizzato: non indica un problema strutturale, bensì riflette l’evoluzione delle abitudini di ricarica e di utilizzo dei veicoli. Ecco i dettagli.
La degradazione delle batterie negli ultimi anni è aumentata?
Ogni batteria, con il tempo, perde una parte della propria capacità. Nel caso delle auto elettriche, le analisi più recenti parlano di una degradazione media annua intorno al 2,8%, un valore che conferma la buona robustezza dei pacchi batteria moderni. Questo dato emerge da uno studio basato su decine di migliaia di veicoli elettrici di diversi produttori, analizzati in condizioni di utilizzo reale e non solo in laboratorio.
Rispetto a rilevazioni effettuate qualche anno fa, la percentuale è leggermente più alta, con un incremento di circa lo 0,5%. Non si tratta però di un segnale preoccupante. A incidere è soprattutto il cambiamento delle abitudini di ricarica: in passato la maggior parte degli utenti ricaricava l’auto quasi esclusivamente a casa, in corrente alternata e a potenze contenute. Oggi, soprattutto per chi percorre lunghe distanze o utilizza veicoli elettrici in ambito professionale, la ricarica rapida in corrente continua è molto più diffusa.
Secondo le analisi di Geotab, azienda specializzata in telematica per flotte, la salute complessiva delle batterie resta comunque solida nonostante il maggiore utilizzo. In altre parole, la degradazione cresce leggermente, ma rimane su livelli compatibili con una vita utile del veicolo che supera i normali cicli di possesso, soprattutto in contesti climatici temperati come quello italiano (la batteria soffre le temperature estreme).
Come si misura la degradazione della batteria
Quando si parla di degradazione, il parametro di riferimento è lo “Stato di Salute” della batteria, spesso indicato con l’acronimo SOH. Una batteria nuova parte da un valore teorico del 100% e, con il passare del tempo e dei cicli di ricarica, questo valore diminuisce gradualmente. Se, ad esempio, una batteria da 60 kWh scende all’80% di SOH, significa che la sua capacità effettiva è paragonabile a quella di un accumulatore da circa 48 kWh, con un impatto diretto sull’autonomia del veicolo.
La differenza rispetto al passato è nel modo in cui questi dati vengono raccolti. Le analisi più attendibili si basano su dati telematici reali, che fotografano il comportamento quotidiano dell’auto: chilometri percorsi, modalità di ricarica, condizioni climatiche e tempi di utilizzo. Un approccio che offre un quadro più realistico rispetto alle sole simulazioni di laboratorio e mostra come, nella maggior parte dei casi, le batterie mantengano prestazioni adeguate ben oltre i cinque-otto anni che spesso coincidono con il rinnovo di una flotta o con il primo cambio di proprietà.
Come massimizzare la durata della batteria e cosa non serve
L’aumento della potenza di ricarica è il fattore che più incide sull’invecchiamento della batteria. I veicoli che ricorrono frequentemente a colonnine elettriche in corrente continua sopra i 100 kW possono registrare una degradazione annua molto più alta rispetto a chi utilizza prevalentemente ricariche lente o a potenze inferiori. Questo non significa dover rinunciare alla ricarica rapida, che resta fondamentale nei viaggi lunghi, ma suggerisce di usarla in modo equilibrato quando esistono alternative compatibili con le proprie esigenze.
Alcune convinzioni diffuse per aumentare la longevità della batteria, invece, trovano meno riscontro nei dati. La regola di ricaricare sempre e solo tra il 20% e l’80%, ad esempio, non sembra avere un impatto decisivo sulla degradazione, a patto di evitare che l’auto resti a lungo ferma con la batteria completamente carica o quasi scarica. Anche l’uso intensivo del veicolo comporta un aumento dell’usura annuale, ma questo è spesso compensato da una maggiore efficienza complessiva e da un costo per chilometro più basso.
In generale, i consigli sono di privilegiare quando possibile la ricarica in corrente alternata, evitare soste prolungate a batteria piena o vuota e prestare attenzione alle condizioni climatiche estreme sono accorgimenti utili. Non servono pratiche estreme o rinunce particolari, ma un uso consapevole, in linea con l’evoluzione della mobilità elettrica.








