I prezzi dei carburanti continuano a salire mentre il governo deve decidere se confermare il taglio delle accise sul diesel, in scadenza domani 5 settembre. Il Codacons avverte: senza proroga, un pieno di diesel costerà 8,5 euro in più.
La tensione sui prezzi dei carburanti resta alta. Secondo gli ultimi dati dell’Osservatorio del Mimit, diffusi dal ministero delle Imprese e del Made in Italy, il caro carburanti in Italia non si ferma: i listini alla pompa sono ancora in crescita sia sulla rete ordinaria sia in autostrada.
Sulle strade italiane, in modalità self service, la benzina ha raggiunto un prezzo medio di 2,039 euro al litro, in aumento rispetto ai 2,027 euro del giorno precedente. Il diesel è sopra i 2 euro da tempo: sempre al self, è salito invece a 2,147 euro al litro, contro i 2,131 euro rilevati ieri. Questo nonostante il taglio sulle accise sul gasolio applicate in questi mesi.
La situazione è ancora più pesante sulla rete autostradale, dove il prezzo del caburante resta più alto. Il costo medio self della benzina è arrivato a 2,124 euro al litro, rispetto ai 2,110 euro del giorno prima, mentre il diesel ha toccato 2,221 euro al litro, contro i precedenti 2,206 euro.
Insomma, fare rifornimento carburante costa sempre di più, ma quali soluzioni sono all’orizzonte per contrastare il rincaro?
Prezzi carburanti, cosa succede senza proroga delle accise
Il quadro potrebbe peggiorare ulteriormente se il governo non riuscisse a trovare le risorse per prorogare il taglio delle accise sul diesel, destinato a scadere il 5 settembre. La misura ha finora attenuato il prezzo del diesel, ma senza un nuovo intervento il beneficio fiscale verrebbe meno già dal prossimo weekend.
Il Codacons avverte che, senza proroga, il gasolio self potrebbe arrivare a una media di 2,4 euro al litro in autostrada e superare i 2,3 euro al litro sulla rete ordinaria. Un rincaro che peserebbe soprattutto su chi usa l’auto ogni giorno, sui pendolari e su chi affronta lunghi spostamenti.
Secondo l’associazione dei consumatori, l’eliminazione dello sconto fiscale da 17 centesimi al litro comporterebbe un aggravio automatico di 8,5 euro su ogni pieno di diesel. Una spesa aggiuntiva che, in una fase di prezzi già elevati, rischierebbe di trasformarsi in una nuova stangata per gli automobilisti.
Il governo cerca risorse per evitare nuovi rincari
La decisione dell’esecutivo è attesa a breve. Il nodo principale resta quello delle coperture: per confermare lo sconto sul gasolio servono nuove risorse, mentre i prezzi continuano a muoversi verso l’alto. Alcune indiscrezioni fanno pensare che il Governo voglia optare per le accise mobili contro il caro diesel, ma non è sicuro.
Le associazioni dei consumatori chiedono un intervento rapido, sostenendo che l’eventuale fine dello sconto renderebbe ancora più pesante il costo del pieno. Il rischio, secondo il Codacons, è che il rincaro non colpisca soltanto gli automobilisti, ma finisca per incidere anche sui costi di trasporto e, di conseguenza, sui prezzi di beni e servizi.
Il governo sta valutando anche un intervento di più ampio respiro. L’orientamento dell’esecutivo, quindi, sarebbe quello di superare uno sconto indistinto sui carburanti e di concentrare le risorse sui soggetti più esposti ai rincari. Tra i possibili destinatari ci sarebbero le famiglie con minore capacità di spesa e il settore dell’autotrasporto, particolarmente colpito dall’aumento del diesel.
Il ministero dell’Economia sta lavorando sulle diverse soluzioni tecniche, dalle tessere carburante ad altri aiuti dedicati. Il nodo principale resta però quello delle coperture. Tra le ipotesi ancora sul tavolo ci sarebbe anche una tassazione degli extraprofitti delle aziende energetiche, ma la strada appare politicamente complicata, anche per la forte contrarietà dei grandi operatori del settore.








