Il turismo delle radici, o “roots tourism”, è un fenomeno che sta prendendo sempre più piede in Italia e in tutto il Vecchio continente. Ricercare la propria famiglia d’origine e riscoprire luoghi lontani e perduti è un trend sempre più popolare. Per comprenderlo al meglio, Moveo ha intervistato Federica Montaguti del CISET
Riscoprire le proprie radici attraverso un turismo legato alla propria identità lontana: ecco in una frase il senso del “roots tourism“. «Sentire la gente parlare la lingua di mio padre mi commuove» ha detto l’interprete della saga di Rocky Balboa al ritorno da una delle tante visite a Gioia del Colle. Da questo paesino pugliese discendono infatti gli Stallone, di cui Sylvester è l’esponente americano più noto. Ma anche Madonna, al secolo Madonna Louise Ciccone, dice che quando passa dal paese abruzzese Pacentro, da dove era emigrato verso gli USA il padre Silvio, «è come se un filo invisibile mi riportasse a casa». Per motivi diversi, il turismo delle radici è diventato un fenomeno popolare, cresciuto ulteriormente con l’ingresso nel mondo dello spettacolo italiano di personaggi divisi tra Italia e USA come lo chef Joe Bastianich con il programma Masterchef. Ma il fenomeno riguarda diversi paesi dell’Unione europea, luogo di origine di molti migranti che generazioni dopo tornano a riscoprire frazioni o paesi da cui erano partiti i loro antenati. Per approfondire questo fenomeno, Moveo ha intervistato Federica Montaguti, Senior Researcher del CISET.
Cos’è il “Roots Tourism”?
«Il turismo delle radici è un prodotto o segmento turistico: si tratta di turisti che viaggiano e scelgono una specifica meta perché la loro famiglia ha origini in quel luogo e si è trasferita, ad un certo punto della propria storia, nel luogo di provenienza del turista».
Così Federica Montaguti spiega il fenomeno, precisando che pur essendo un movimento globale, è più diffuso in paesi che hanno vissuto forti ondate di emigrazione, diaspore, fughe di profughi.
«Nel caso in cui l’emigrazione sia relativamente recente, quindi si conservano ancora memorie e legami con il territorio di origine, questo turismo è motivato dal ritrovare, riallacciare e rafforzare questi legami e a far scoprire alle nuove generazioni il luogo di origine, rivivendo le memorie».
La ricercatrice spiega che la motivazione di questo tipo di turismo è spesso proprio cercare di ricostruire la propria storia e quella della propria famiglia e di trovare eventuali parenti che ancora vivono in loco (in questo caso si parla anche di “ancestral tourism“), quindi include spesso ricerche genealogiche, negli archivi e nelle parrocchie o ricerca di potenziali partenti a partire da poche sporadiche informazioni.
«In alternativa, la motivazione è comunque vedere ed esperire i luoghi da cui gli antenati sono partiti, una specie di ritorno a luoghi in cui non si è mai stati».
Si tratta di una tipologia di turismo in crescita?
Secondo Montaguti è molto difficile da quantificare, anche se:
«Alcuni segnali vengono da una ricerca di AirBnb che dava il segmenti in crescita, ma si tratta di un osservatorio parziale. Non è però difficile infatti prevedere che un aumento della mobilità migratoria continuerà ad alimentare flussi ‘di ritorno’ ai luoghi di origine»
Si lega alla crescita dello slow tourism?
«No, si tratta di questioni completamente indipendenti. Spesso, i turisti che sono alla ricerca di una propria storia o identità tendono a restare in un luogo più a lungo del turista medio, per motivi di ricerca o perché vogliono stare con la famiglia di origine o conoscerla. Quindi il loro comportamento potrebbe risultare più sostenibile rispetto ad altri, ma è una conseguenza della motivazione principale del viaggio e non una scelta consapevole: né in alcun modo parte della motivazione che li muove a scegliere la meta, le cose da fare, i mezzi di trasporto, la durata del soggiorno, ecc».
Dove è particolarmente diffuso?
Se pensiamo all’Europa, secondo la ricercatrice è un movimento particolarmente diffuso in Scozia e Irlanda, che «da decenni ormai hanno sviluppato servizi di supporto (ricerca genealogica ad esempio), eventi e proposte di esperienze specifici per questo segmento. Entrambe promuovono questi servizi ed esperienze sui loro siti e nello specifico nei mercati in cui sanno esserci una forte presenza di emigrati». In particolare l’Irlanda, qualche anno fa, puntò nello specifico su questo segmento per superare un momento difficile sul fronte turistico legato alla crisi finanziaria del 2008:
«Si sono organizzati una serie di eventi chiamati complessivamente The Gathering: ogni irlandese era invitato a sollecitare parenti e conoscenti di origine irlandese residenti in USA, UK o altrove perché visitassero l’Irlanda in quello specifico anno e circostanza. In alcuni paesi europei, ma anche in Tunisia, si registrano forme di turismo di questo tipo da Israele, da dove partono turisti alla scoperta dei luoghi dove le loro famiglie hanno vissuto spesso per secoli prima di trasferirsi».
E in Italia dove si vive più il “roots tourism”?
Nel Belpaese il movimento del turismo delle radici è molto diffuso, anche se con tempi diversi legati ai momenti migratori:
«I primi movimenti sono stati legati soprattutto al Mezzogiorno, con origine gli USA, mentre successivamente si sono cominciati a registrare movimenti da Sud America e poi Australia, diretti invece specialmente in Veneto, che tra fine ‘800 e gli anni ’20 del Novecento aveva visto una forte migrazione verso questi Paesi. Spesso in piccole località del sud si possono notare picchi di presenze turistiche nei giorni in cui si festeggia il santo patrono, determinate appunto da questi movimenti di ritorno. Si potrebbe dire che, in realtà, l’Italia è stata destinazione di turismo delle radici prima di dedicarci un’attenzione sistematica, ma nel turismo spesso si muove prima la domanda dell’offerta».
Questo è il presente, ma le condizioni della popolazione attuale presentano nuove prospettive per il futuro:
«Al momento l’Italia è soprattutto una meta di turismo delle radici, non un paese da cui partono flussi di turisti alla ricerca della propria storia di famiglia. Le principali origini sono ovviamente le mete delle principali migrazioni, quindi USA, Brasile, Argentina, Australia, paesi del nord europa, ecc. E’ chiaro che una crescita della popolazione italiana con origini in altri paesi (Cina, paesi dell’Africa, est europeo, ecc.) più saranno i residenti in Italia che faranno turismo delle radici in altri luoghi del mondo».








