La riduzione temporanea delle accise su benzina e diesel è vicina alla scadenza. Nel Governo resta aperto il confronto sulla possibilità di prorogare il provvedimento, mentre gli automobilisti guardano con attenzione all’evoluzione dei prezzi alla pompa.
Il termine della proroga del taglio delle accise fino al 3 luglio si sta avvicinando, e con esso anche il dibattito sul futuro dello sconto fiscale entra nel vivo. La misura che ha consentito di alleggerire il caro carburanti dovrebbe terminare in quella data e, almeno per il momento, non sembrano esserci certezze su un eventuale rinnovo.
All’interno dell’esecutivo emergono posizioni differenti. Da una parte c’è chi ritiene che il recente calo delle quotazioni petrolifere renda superfluo un nuovo intervento, dall’altra chi preferisce attendere l’andamento dei mercati nelle prossime settimane prima di assumere una decisione definitiva. In assenza di una proroga del decreto carburanti, però, l’effetto più immediato sarebbe un aumento dei prezzi ai distributori.
Quanto costerebbero diesel e benzina senza la misura? Andiamo a scoprirlo.
Il confronto nel Governo sulla proroga del taglio accise carburanti
Risale al 18 marzo il primo dei decreti con cui Palazzo Chigi sta cercando di venire incontro ai cittadini nel fare rifornimento di carburante, in seguito ai costi dei prodotti petroliferi schizzati verso l’alto con l’escalation in Medioriente. Come tutti i successivi, aveva carattere temporaneo.
Le valutazioni dell’esecutivo partono dall’evoluzione del mercato energetico internazionale. Secondo il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, l’attuale andamento dei carburanti non renderebbe necessario confermare il taglio delle accise, considerato che il prezzo di benzina e diesel risulta in diminuzione rispetto ai livelli delle scorse settimane.
Una posizione condivisa anche dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che ha collegato il possibile termine dell’agevolazione alla discesa del prezzo del petrolio favorita dall’allentamento delle tensioni nell’area dello Stretto di Hormuz.
Più prudente invece il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, che ha sottolineato la necessità di attendere l’evoluzione delle tariffe nei primi giorni di luglio prima di valutare eventuali interventi. L’attenzione si concentra in particolare sui dati che saranno disponibili dopo il weekend successivo alla scadenza della misura.
Quanto potrebbero aumentare benzina e diesel senza la misura
Se il taglio sulle accise dovesse effettivamente terminare senza essere rinnovato, il costo dei carburanti registrerebbe un incremento automatico pari a circa 5 centesimi al litro, che diventano poco più di 6 centesimi considerando anche l’effetto dell’IVA.
In base alle medie attuali, la benzina self service passerebbe da circa 1,838 euro al litro a quasi 1,90 euro. Per il diesel, invece, il prezzo medio salirebbe dagli attuali 1,933 euro fino a sfiorare la soglia dei 2 euro al litro.
Proprio l’incertezza sulle decisioni future viene osservata con attenzione dagli operatori del settore e dalle associazioni dei consumatori. Una situazione caratterizzata da continui cambiamenti potrebbe infatti generare aspettative contrastanti sul mercato e influenzare l’andamento dei listini.
A questo si aggiunge il contesto internazionale, che continua a presentare elementi di instabilità. Sebbene le recenti evoluzioni diplomatiche abbiano contribuito a ridurre le quotazioni del greggio, il quadro geopolitico della guerra in Iran resta delicato e gli equilibri nelle aree strategiche per il commercio energetico mondiale continuano a essere soggetti a possibili variazioni.








