La conseguenza più immediata della crisi internazionale in corso è l’aumento dei costi dei prodotti petroliferi. Cresce anche il rischio di aeroporti senza carburante, soprattutto in sette scali italiani, con possibili restrizioni. Ecco la situazione e cosa potrebbe succedere in futuro.
Nei primi giorni di guerra in Iran si sono verificati problemi dovuti allo spazio aereo chiuso, con rotte aeree che cambiano. Quindi, l’escalation in Medioriente ha reso più difficile per tutti fare rifornimento di carburante, in particolare per l’impennata dei prezzi di benzina e diesel.
Ora l’effetto domino si estende anche agli aeroporti italiani, dove inizia a scarseggiare il cherosene Jet A-1, il carburante dei velivoli. Sotto osservazione l’aeroporto di Brindisi insieme ad altri sei scali, almeno fino al 9 aprile.
Aeroporti senza carburante: quali sono
Stando al NOTAM (Notice to air men) – bollettino rivolto a compagnie aeree e operatori di volo – emesso nei giorni scorsi da Air BP Italia, fino alle ore 12 di oggi, 7 aprile, l’aeroporto di Brindisi sarebbe senza carburante, fatta eccezione per quantità riservate esclusivamente per voli di Stato, ospedalieri e SAR (ricerca e soccorso).
Una distribuzione contingentata di Jet A-1 è prevista, inoltre, in altri sei scali:
- Aeroporto di Bologna;
- Aeroporto di Milano Linate;
- Aeroporto di Pescara;
- Aeroporto di Reggio Calabria;
- Aeroporto di Treviso;
- Aeroporto di Venezia.
In particolare, a Reggio Calabria sarebbe stata introdotta una quota massima di rifornimento, mentre a Pescara ci sarebbe a disposizione soltanto un’autocisterna dalla capacità di 20.000 litri. Il NOTAM invita le compagnie a calcolare la quantità di carburante sufficiente dall’aeroporto precedente per le tratte di volo successive.
Scali a secco: cosa succede al traffico aereo?
Nel suddetto NOTAM non ci sono riferimento espliciti alla situazione riguardante lo stretto di Hormuz. Inoltre, l’ENAC (Ente nazionale aviazione civile) riconduce l’accaduto al traffico aereo più intenso per le vacanze di Pasqua. Tuttavia, è innegabile che lo scenario geopolitico stia fortemente influendo sull’economia.
Di fronte ad aeroporti senza carburante, il rischio più tangibile è quello di possibili riduzioni del numero di voli, con incertezze sull’estate 2026, soprattutto per chi ha prenotato viaggi internazionali. Infatti, sono stati già riscontrati problemi in alcuni scali asiatici, mentre compagnie come Ryanair e Lufthansa hanno già avvertito su voli a rischio in Europa se il blocco del petrolio nel Golfo Persico dovesse estendersi fino a maggio o giugno.
Considerata la situazione, in questa stagione è assolutamente necessario pianificare una vacanza con estrema attenzione. Inoltre, è fondamentare sottoscrivere un’assicurazione per il viaggio, per far fronte a eventuali cancellazioni. Da tener presente che, come previsto dalle varie compagnie assicuratrici, i motivi dietro alla rinuncia di un viaggio devono essere sempre validi e documentabili.
Gli aeroporti senza carburante potrebbero chiudere le partenze?
Per ora, no. Le società che gestiscono gli aeroporti interessati da una possibile scarsità di carburante hanno assicurato che la situazione è sotto controllo. Le restrizioni di cui si è parlato sarebbero minime e invitano a mantenere la calma, evitando allarmismi.
A Brindisi, Aeroporti di Puglia, per voce del suo presidente Antonio Maria Vasile, spiega che “si tratta di effetti indiretti connessi alle problematiche registrate da altri scali. In pratica gli aeromobili provenienti da Milano, Bologna e Venezia hanno fatto rifornimento a Brindisi riducendo significativamente la scorta, che verrà comunque ripristinata nella giornata di martedì mattina”.
A Pescara, SAGA spiega che “l’Aeroporto d’Abruzzo non ha subito nessuna restrizione ai voli per limitazioni sul carburante. Nei giorni scorsi c’è stato, senza nessun nesso di causalità rispetto alle note limitazioni che hanno riguardato altri aeroporti, un guasto a una delle due autobotti per i rifornimenti, che non ha intaccato la capacità di deposito del carburante“.
Infine, un invito a non generare allarmismi arriva anche dal Gruppo Save, che gestisce gli scali del Veneto: “Il problema è relativo a un solo fornitore e negli scali del Gruppo ne sono presenti altri che riforniscono la gran parte dei vettori. Comunque, nessuna limitazione è posta per i voli intercontinentali e per l’area Schengen ed è garantita l’operatività senza alcun allarmismo“.








