Dalle vernici mangia Co2 ai totem colorati: ecco come l’arte entra nelle città non solo rendendole più belle, ma soprattutto più funzionali e resilienti per il futuro. Moveo ha intervistato uno dei più grandi esperti italiani sul tema per esplorare questo nuovo concetto di rigenerazione applicato alle nostre città

Prendersi cura di una città significa anche renderla più bella: in tanti in Italia, dallo psichiatra Franco Basaglia all’attivista Peppino Impastato, hanno parlato a favore della bellezza come motore di cambiamento sociale e salubrità mentale collettiva. Anche da queste ispirazioni nasce l’arte rigenerativa urbana. Si tratta di un nuovo modo di concepire le opere urbane con valenza estetica, dai murales ai totem di vario genere. Dalle sculture realizzate in segno di protesta contro lo spreco della plastica alle torri che purificano l’aria dallo smog, l’arte diventa così uno strumento potente di rigenerazione urbana e sensibilizzazione ambientale capace di proiettare le città di tutto il mondo verso il futuro. Per approfondire di cosa si tratta, Moveo ha intervistato Gianluca Patti, artista professionista che vanta la creazione di “Respiro“, un murale capace di assorbire gli agenti inquinanti presenti nell’aria. L’opera, nella foto in apertura, è stata recentemente inaugurata alla Cittadella degli Archivi di Milano.

Cos’è l’Art Regeneration e come nasce?

In generale, Art Regeneration può essere definito come un fenomeno artistico il cui scopo è riqualificare i luoghi che ci circondano attraverso opere d’arte di vario genere. Spiega Patti:

«Spesso sentiamo parlare di città sostenibili e delle azioni che ogni singola persona è chiamata a compiere per renderle tali. L’arte è sicuramente uno strumento eccellente per rendere questi luoghi non solo più belli, ma anche per sensibilizzare la coscienza collettiva»

Qual è un’opera di riferimento su questo tema?

L’artista ha una risposta chiara che guarda ad un’installazione Oltreoceano: «Un esempio emblematico è l’opera dell’artista James Turrell, realizzata al Roden Crater nel deserto dell’Arizona. Sebbene non si trovi in una città, quest’opera rappresenta un vero e proprio esempio di riqualificazione di un luogo».

«Immaginate un vulcano spento, scolpito e modellato, con spazi sotterranei creati per permettere di ammirare la magia della luce solare e lunare. Incredibile!»

Quali sono gli elementi tecnici impiegati utili a una rigenerazione ambientale?

Patti ne nomina alcuni legati alla sua opera “Respiro” per dare un’idea dell’impatto positivo che possono generare queste opere artistiche in relazione all’assorbimento di Co2:

«Per realizzarlo ho utilizzato vernici ecosostenibili e una nanotecnologia che, attraverso un processo fotocatalitico, consente all’opera di assorbire lo smog. Si tratta di un processo naturale che, grazie alla combinazione di luce e aria, disgrega gli agenti inquinanti atmosferici trasformandoli in sottoprodotti innocui come sali, anidride carbonica e acqua»

Il murale diventa anche narrazione intima e legame con una cultura locale specifica?

«”Respiro” parla anche della mia storia personale, legata alla mia malattia respiratoria. Parla della mia infanzia e del mio rapporto con la natura. Nello specifico, è un omaggio alla città di Milano e ai suoi parchi. Credo che ogni artista sia inevitabilmente influenzato dal luogo e dalla cultura in cui opera. Infatti, per realizzare questo progetto, sono partito da un articolo di un giornale del 1929, scovato all’interno dell’archivio storico di Milano. È stato affascinante scoprire come, già all’epoca, la sostenibilità fosse un tema così sentito».

Da un punto di vista urbanistico e sociale, che tipo di risultati generano queste opere?

«Stanno trasformando le metropoli in spazi più green e vivibili grazie a opere d’arte amiche dell’ambiente. Un movimento artistico che non solo rende più inclusive le metropoli globali, da Milano a Pechino, ma promuove anche il turismo e l’economia locale».

Secondo l’artista le opere d’arte urbana hanno un forte impatto: basta pensare al Muro di Berlino. «Ogni volta che torno in quel luogo provo un’emozione diversa. Pensare a ciò che quel muro ha rappresentato e vederlo oggi trasformato in una galleria di grandi opere che raccontano storie mi fa riflettere sul potente messaggio che l’arte può trasmettere». E infine l’artista invita ad un impegno maggiore nella costruzione di un messaggio derivante dalle opere artistiche, soprattutto nelle grandi città:

«L’arte è di tutti e, a mio avviso, dovrebbe utilizzare un linguaggio il più semplice possibile per raggiungere le singole comunità, sollevando questioni sociali, ambientali e molto altro»