Settembre si conferma un mese sempre più importante per il turismo: molti italiani hanno scelto di posticipare le vacanze, privilegiando soprattutto Italia, Spagna e altre destinazioni del Mediterraneo.

Non si va più in vacanza soltanto tra luglio e agosto. Anche quest’anno sempre più persone scelgono di organizzare le vacanze a settembre, approfittando delle ultime settimane estive per avere località balneari meno affollate (l’overtourism in Italia, soprattutto in estate, continua a essere un problema) e temperature generalmente più gradevoli.

A fotografare la tendenza sono i dati raccolti da eDreams, che mostrano una forte preferenza per le destinazioni vicine, come la Spagna, e per il Mediterraneo. Il quadro si inserisce in una stagione che, secondo il Ministro del Turismo Gianmarco Mazzi, ha fatto registrare un «ottimo andamento del turismo italiano». Commentando i dati dell’Istituto Demoskopika, il Ministro ha inoltre sottolineato che «l’inflazione turistica si attesta al 2,6%, per il quarto mese consecutivo al di sotto dell’indice generale dei prezzi, circostanza che non si verificava dal 2023».

Settembre conquista gli italiani: dove si parte e per quanto

Chi parte a settembre guarda soprattutto alle destinazioni facilmente raggiungibili. Secondo eDreams, sette prenotazioni su dieci riguardano viaggi a breve raggio.

L’Italia è la meta più scelta dagli italiani, con il 23% delle prenotazioni, seguita dalla Spagna con il 20% e dalla Francia con il 7%. Una distribuzione che conferma il forte interesse per vacanze mediterranee non solo tra luglio e agosto.

Le partenze si concentrano principalmente nelle prime settimane del mese. Il 28% ha programmato il viaggio nella settimana del 30 agosto, il 25% in quella del 6 settembre e il 22% nella settimana del 13 settembre. Molti viaggiatori si sono inoltre organizzati con largo anticipo: il 45% ha prenotato da due a tre mesi prima della partenza, mentre il 38% lo ha fatto con più di tre mesi di anticipo.

Per quanto riguarda la durata, il 36% ha scelto soggiorni brevi di tre o quattro giorni, mentre il 25% resterà in vacanza tra sette e tredici giorni. Sul fronte del turismo in entrata, tra gli stranieri diretti in Italia prevalgono gli spagnoli, con il 28%, seguiti dai francesi con il 25% e dai tedeschi con il 14%.

A semplificare notevolmente gli spostamenti possono contribuire anche il fast track in aeroporto e i servizi navi e traghetti, particolarmente utili nei periodi di maggiore affluenza turistica.

Perché sempre più italiani scelgono le vacanze a settembre

Tra i motivi che possono favorire le partenze di settembre c’è anche il clima. L’estate 2026 è stata segnata da diverse ondate di caldo, definite dall’OMS emergenza sanitaria. Ancora oggi, nell’ultima settimana di agosto, in Italia si registrano temperature altissime soprattutto al Centro-Sud.

Con l’avvicinarsi di settembre, però, è atteso un progressivo calo delle temperature. Già da questo weekend le città da bollino rosso dovrebbero scendere da nove a cinque, sempre tutte concentrate al Sud.

Per chi ha la possibilità di scegliere quando partire, settembre può quindi offrire condizioni più favorevoli per visitare città d’arte o trascorrere qualche giorno al mare o in montagna.

Turismo e caro prezzi: quanto si è speso nell’estate 2026

C’è poi il tema dei prezzi. Secondo uno studio dell’Istituto Demoskopika, nei mesi di luglio e agosto 2026 i flussi turistici in Italia avrebbero generato una spesa complessiva di 20,4 miliardi di euro.

Di questa cifra, circa 541 milioni sarebbero riconducibili esclusivamente ai rincari. Rispetto all’estate precedente, la stessa vacanza sarebbe costata in media 2,86 euro in più per ogni pernottamento e 12,50 euro in più per soggiorno.

L’impatto dell’aumento dei prezzi viene stimato in 244,5 milioni di euro a luglio e 296,3 milioni ad agosto. Complessivamente, nei due mesi si sarebbero registrati 188,8 milioni di pernottamenti, generati da 43,3 milioni di arrivi.

L’indice nazionale dei prezzi al consumo turistico elaborato da Demoskopika sui dati Istat registra a luglio un aumento del 2,6% su base annua, contro il 2,9% dell’indice generale dei prezzi. È il valore più contenuto dell’ultimo triennio, ma indica un rallentamento della crescita e non una diminuzione dei prezzi, che restano superiori del 2,6% rispetto allo stesso mese del 2025.