17 percorsi da non perdere in un itinerario che attraversa le Marche da nord a sud, tra colline e montagne, spiritualità, borghi e natura.

Sei un appassionato di trekking naturalistici, vacanze lente, città d’arte, borghi medievali e ti piace passeggiare con lo zaino in spalla? Ecco, il Cammino dei Cappuccini potrebbe essere la tua prossima destinazione: un emozionante tragitto di circa 400 chilometri che si estende lungo la dorsale appenninica marchigiana, dalla provincia di Pesaro-Urbino scendendo verso sud, a quella di Ascoli Piceno, sotto il segno dei bellissimi paesaggi montani e collinari dell’entroterra delle Marche.
Un cammino tra i più affascinanti del Centro Italia, che vede protagonista la storia di questo ordine religioso e del forte legame con il territorio, che inizia nel ‘500 con la riforma dell’ordine francescano, da cui nel 1528 nascono i Frati Minori Cappuccini. Un cammino ben tracciato e segnalato, dove non mancano punti di ristoro e di pernottamento (meglio sempre prenotare in anticipo) e che trova le stagioni migliori nella primavera e l’inizio dell’autunno, evitando il cocente sole estivo e le nevicate invernali. Conosciamolo meglio!

Il Cammino dei Cappuccini: 17 soste tra natura, borghi e spiritualità

Il tragitto di questo cammino si suddivide in 17 tappe: può essere affrontato in una volta sola (in due settimane, ma anche in più tranche, a seconda del tempo e dell’allenamento, visto che i dislivelli possono essere notevoli.
Si divide idealmente in due parti: la prima, di 220 km in 10 tappe, che ha inizio a Fossombrone, dal Convento dei Frati Cappuccini, dove prendere le credenziali, ovvero il “passaporto ufficiale” del pellegrino (proprio come succede con Santiago e altri cammini italiani) fino a Camerino; e la seconda, da Camerino fino ad Ascoli Piceno per un totale di 7 tappe e 160 km. Oppure anche in tre, come suggeriscono sempre i Frati Cappuccini: da Fossombrone a Fabriano (5 giorni), da Fabriano a Camerino (5 giorni) e infine da Camerino ad Ascoli Piceno (7 giorni). Intanto, partiamo per un’esplorazione virtuale, prima di passare dalla teoria alla pratica.

Prima parte: 220 km in 10 tappe. Dal ritiro del Passaporto fino al Convento di Renacavata

Tappa 1: Fossombrone-Gola del Furlo (20,5 km)

Si inizia con una tappa impegnativa, ma spettacolare. Dal Convento dei Cappuccini di Fossombrone, vede come protagonista la Gola del Furlo, tra salite e discese immerse nella natura dell’omonima riserva naturale. Il percorso attraversa colline con vigneti e viste che spaziano dai monti al mare marchigiano, costeggia luoghi storici come l’antica riserva ducale del Barco e offre scorci su Urbino e sulla valle sottostante. La salita più dura è quella che porta sul versante del Pietralata, fino alla terrazza panoramica detta “testa del Duce” (scolpita nel 1936), da cui inizia la lunga discesa verso il paese di Furlo.

Tappa 2: Gola del Furlo-Cagli (21,4 km)

È una tappa varia e ricca di saliscendi che dal suggestivo scenario della Gola del Furlo porta fino a Cagli, gioiellino tra i fiumi Bosso e Burano, tra boschi, campi coltivati e piccoli borghi rurali. Il percorso alterna mulattiere e sentieri, passando accanto a case diroccate, fonti d’acqua e chiese dimenticate, con la possibilità di fermarsi in agriturismi come Ca’ Pierello, ideali per ristoro e rifornimento. Non mancano deviazioni facoltative, come quella al trecentesco Santuario di Santa Maria delle Stelle, e tratti più sfidanti che offrono scorci sulla natura marchigiana. Nei pressi di Cagli sorge il Convento dei Frati Cappuccini, dove si può dormire.

Tappa 3: Cagli-Monastero di Fonte Avellana (19,7 km)

Dal centro storico di Cagli il cammino risale tra campi, case e borghetti, incontrando fonti e lavatoi lungo il tragitto. Dopo il suggestivo Ponte del Diavolo e la frazione di Calamello si entra nel bosco, attraversando Paravento, e proseguendo verso le frazioni che conducono a Frontone, con il suo castello ben visibile dall’alto. Qui ci si può fermare per una sosta o pernottare prima dell’ultimo tratto. La salita ripida lungo lo stradello dell’acquedotto porta infine alla sterrata panoramica che introduce al Monastero di Fonte Avellana, luogo di accoglienza e spiritualità, dove è possibile visitare lo scriptorium e partecipare alla liturgia monastica.

Tappa 4: Monastero di Fonte Avellana-Pascelupo (12,1 km)

Dal monastero si scende tra boschi e sentieri che regalano scorci sul Monte Catria e sulle vallate circostanti. Il percorso attraversa il Piano di Sant’Angelo e conduce al borgo di Isola di Fossara, dove si può mangiare e riposarsi, prima di riprendere a salire verso Coldipeccio. Lungo il cammino si alternano tratti ripidi e discese più morbide, tra piccoli borghi e paesaggi montani. L’arrivo a Pascelupo (si supera il confine umbro), segna la conclusione della tappa, con la possibilità di una deviazione alla Forra di Rio Freddo, profondo canyon naturale con laghetto e cascata nella parte finale.

Tappa 5: Pascelupo-Fabriano (25,8 km)

È una delle tappe più lunghe, caratterizzata da un continuo alternarsi di sterrate, sentieri boschivi e tratti su asfalto. Il percorso tocca luoghi di grande fascino come l’Eremo di San Girolamo al Monte Cucco, incastonato nella roccia, e attraversa borghi rurali come San Felice e Piaggiasecca, quest’ultimo vero e proprio museo a cielo aperto sui mestieri di una volta, e costeggia cascate (come lo Sturo della Piscia) e campi coltivati. Dopo vari saliscendi si incontrano la Chiesa di San Nicolò, l’Abbazia di San Cassiano e le frazioni che precedono l’ingresso nella valle fabrianese. L’arrivo a Fabriano, in provincia di Ancona, avviene passando per la periferia, fino a raggiungere il centro storico lungo corso della Repubblica e piazza Fabriano.

Prima parte: 220 km in 10 tappe. Dal ritiro del Passaporto fino al Convento di Renacavata

Tappa 6: Fabriano-Poggio San Romualdo (24,3 km)

La tappa lascia il centro di Fabriano per risalire tra stradine, strade bianche e tratti di asfalto fino al borgo di Albacina, da cui inizia una salita impegnativa di circa 6 km. Lungo il percorso si incontrano la Chiesa di San Venanzo e fontane utili per rifornirsi, prima di deviare verso l’Eremo dell’Acquarella, luogo legato alla nascita dei Cappuccini. Da qui il cammino continua tra boschi e prati, con passaggi su sentieri segnalati dal CAI e tratti panoramici che conducono fino al piccolo centro di Poggio San Romualdo, in posizione elevata (circa 900 metri) e immerso nel verde del Parco Naturale Regionale Gola della Rossa e di Frasassi.

Tappa 7: Poggio San Romualdo-Cupramontana (24,9 km)

La tappa scende inizialmente nel bosco fino all’Abbazia di Valdicastro, fondata tra il 1005 e il 1009 da San Romualdo e visitabile, per poi proseguire tra prati e mulattiere che conducono ai suggestivi “ginocchielli di San Romualdo”, dove la leggenda popolare vuole che su dei massi siano rimaste le impronte dei ginocchi dei muli che trasportavano materiale per l’abbazia, e che Diavolo il aveva tentato di far precipitare, ma grazie all’intervento del Santo si salvarono. Il cammino alterna sentieri, strade bianche e diversi tratti di asfalto, toccando l’Abbazia di Sant’Urbano e piccoli borghi come Castellaro e Serra San Quirico, con punti di sosta lungo il percorso, comprese fontane per le borracce. Nella parte finale si raggiunge l’Eremo dei Frati Bianchi, legato anch’esso alle origini dei Cappuccini, immerso in un ambiente silenzioso e appartato. Da qui il tracciato risale dolcemente verso Cupramontana, la capitale del vino Verdicchio, entrando in paese fino alla piazza centrale.

Tappa 8: Cupramontana-Cingoli (21,8 km)

Il percorso lascia il centro di Cupramontana, seguendo la direzione per Apiro e passando accanto all’Abbazia del Beato Angelo, per poi snodarsi tra strade bianche e asfaltate. Si attraversano contrade e piccoli borghi rurali, fino a raggiungere la Chiesina di Santo Stefano, da cui si apre una splendida vista su Cingoli. Da lì il tracciato scende tra uliveti e tornanti, per poi risalire lungo il “Sentiero del carpino” fino alla Chiesa di San Bonfilio. L’ultimo tratto, più urbano, conduce verso la celebre Porta Piana, ingresso nel centro storico di Cingoli, nella provincia di Macerata, nota come il “balcone delle Marche” per il suo panorama che spazia tra l’Appennino, il Conero e l’Adriatico.

Tappa 9: Cingoli-San Severino Marche (28,3 km)

Il cammino lascia Cingoli passando accanto alla Chiesa di San Giacomo e si inoltra tra boschi e prati, con viste che spaziano ancora fino al Conero. Dopo la Domus San Bonfilio (recentemente ristrutturata) e l’Eremo di Sant’Angelo, luoghi legati alla spiritualità francescana e cappuccina, il percorso alterna sentieri e tratti asfaltati, toccando Paterno di San Lorenzo e lo Scout Park, entrambi con possibilità di acqua e sosta. Si prosegue tra boschi e colline dove spiccano i ciliegi, fino alla frazione di Cesolo e al Santuario del Glorioso. Lo stop di giornata è a San Severino Marche, una graziosa cittadina adagiata tra le colline, dove ritrovarsi nel suo “salotto buono”, ovvero la centrale Piazza del Popolo.

Tappa 10: San Severino Marche-Camerino (16,3 km)

Siamo giunti alla tappa finale della prima parte del cammino, che culmina al Convento di Renacavata, luogo simbolo dell’Ordine dei Cappuccini in quanto ne rappresenta la prima sede. Dal cuore di San Severino Marche si sale al complesso del SS. Salvatore in Colpersito, risalente al XI secolo e custode di un prezioso crocifisso, quindi il percorso prosegue con una lunga ascesa fino al Rifugio Manfrica, valorizzato grazie all’associazione Associazione Bosco di Mambrica Aps, che ha recuperato l’edificio del 1972 che era stato abbandonato. Si continua verso un punto panoramico che apre la vista su Camerino e sui monti circostanti, per poi attraversare campagne, piccoli borghi e tratti asfaltati fino alla Chiesa di San Gregorio in Dinizzato, immersa nei castagneti. L’ultimo tratto porta a Renacavata, dove i pellegrini possono visitare la chiesa e il museo, ricevere il Testimonium, sigillo conclusivo di questa prima parte del cammino e pernottare. A Camerino si può dormire anche nel Monastero di Santa Chiara.

Seconda parte: 160 km in 7 tappe. Da Camerino al Santuario di San Serafino da Montegranaro

Tappa 11: Camerino-San Lorenzo al Lago (23,6 km)

Dopo la partenza da Renacavata, inizia la seconda parte del Cammino dei Cappuccini. Il percorso alterna sentieri, strade sterrate e brevi tratti asfaltati che attraversano campagne, piccoli borghi e zone boschive. Si passa da Paganico, verso la suggestiva Rocca Varano (una imponente fortezza medievale) e la frazione di Sfercia, dove è presente una fonte, quindi si sale verso San Giusto con la sua chiesa romanica e si scende lungo un panoramico sterrato fino a Villarella. Da lì il cammino prosegue nel bosco fino alla frazione di Colli, dove ci si può rifornire d’acqua, e continua verso la località Bolognesi, tra salite e discese immerse nella natura. L’ultimo tratto porta al cimitero di Fiastra e scende fino alle rive del lago, con arrivo a San Lorenzo al Lago, in uno dei paesaggi più suggestivi del cammino: all’Osteria del Lago potrai mangiare e dormire.

Tappa 12: San Lorenzo al Lago-Sarnano (17,5 km)

Dal borgo sulle rive del lago il cammino risale tra mulattiere, sentieri erbosi e sterrati, passando accanto alla Chiesetta della Madonna del Sasso Bianco e ad alcune fonti utili per rifornirsi. Il percorso si alterna tra boschi e prati panoramici, con deviazioni possibili in caso di pioggia lungo tratti asfaltati, e tocca luoghi suggestivi come la Fonte Murello e l’Eremo di Soffiano nelle vicinanze. Dopo una serie di discese e passaggi tra case e piccoli ponti, si percorre una lunga sterrata che conduce verso l’abitato. L’arrivo è a Sarnano: uno dei borghi medievali più belli d’Italia alle porte del Parco dei Monti Sibillini.

Tappa 13: Sarnano-Montefortino (23,9 km)

Il percorso parte dal centro storico di Sarnano e segue inizialmente strade di campagna, con la possibilità di una deviazione alle pittoresche Cascatelle di Sarnano. Dopo Collina si sale verso Garulla, dove si trova l’omonimo rifugio, e si continua su sentieri e sterrate immerse nel bosco fino all’Abbazia di San Salvatore, importante tappa spirituale. Superato il borgo di Casalicchio inizia la salita più impegnativa della tappa, che conduce al Rifugio Amandola (quasi 1200 metri), punto panoramico con vista sui Sibillini, sulle colline marchigiane e sul mare. Da qui il cammino attraversa prati aperti e passa sotto il Balzo Rosso, prima di scendere al Santuario della Madonna dell’Ambro, luogo di devozione e sosta. L’ultimo tratto percorre la strada asfaltata in leggera discesa fino al centro di Montefortino, borgo della provincia di Fermo che introduce all’area delle Gole dell’Infernaccio, gole naturali che sono meta popolare di trekking ed escursioni.

Seconda parte: 160 km in 7 tappe. Da Camerino al Santuario di San Serafino da Montegranaro

Tappa 14: Montefortino-Montefalcone Appennino (24,5 km)

Il cammino lascia Montefortino attraversando campi e sottoboschi fino al piccolo centro medievale di Amandola, dove si incontra il Santuario del Beato Antonio. Da qui si prosegue verso il Lago di San Ruffino, costeggiando la pista ciclopedonale e visitando l’antica Abbazia dei Santi Ruffino e Vitale. Il percorso alterna sentieri, strade sterrate e tratti asfaltati, con un guado da affrontare con attenzione, e poi una lunga salita panoramica che regala ampie vedute sui Monti Sibillini. Nella parte finale, il “sentiero natura” conduce alla Domus Appennino: antico convento francescano – dove si può pernottare e usare la cucina – da cui ebbe inizio la storia dei cappuccini con la fuga nel 1525 di fra Matteo da Bascio, prima di entrare nel centro storico di Montefalcone Appennino, arroccato a oltre 750 metri di quota.

Tappa 15: Montefalcone Appennino-Rotella (19,5 km)

Il percorso inizia con il sentiero medievale lastricato che scende da Montefalcone Appennino, per poi inoltrarsi tra boschi, prati e sterrati. Dopo vari saliscendi si raggiunge il piccolo borgo medievale di Force, dove vale la pena fermarsi al belvedere e alla fonte d’acqua. Da qui la via prosegue tra contrade rurali e campi coltivati, fino ad attraversare il torrente Tesino con un ponticello. L’ultimo tratto, su strada pianeggiante asfaltata, accompagna i pellegrini verso Rotella, borgo adagiato a valle, alle pendici del Monte Ascensione, in provincia di Ascoli Piceno.

Tappa 16: Rotella-Offida (21 km)

In questa tappa si arriva a Offida, uno dei borghi più celebri delle Marche e d’Italia, conosciuto per le sue bellezze architettoniche e per la tradizione dei merletti a tombolo. Il cammino lascia Rotella salendo verso Capradosso e scendendo poi al Santuario della Madonna di Montemisio, per continuare attraverso San Martino e Castignano, con il suo centro medievale e la chiesa di San Pietro. Da qui il percorso prosegue tra vigneti e uliveti, tra contrade rurali e tratturi, fino alla chiesa della Madonna della Sanità e al ponticello sul torrente Lama. L’ultimo tratto risale nel bosco fino alla scenografica chiesa di Santa Maria della Rocca, che porta poi al cuore di Offida: da Piazza del Popolo e Corso Serpente Aureo si raggiunge infine il Santuario del Beato Bernardo, meta conclusiva della giornata.

Tappa 17: Offida-Ascoli Piceno (26,2 km)

L’ultima tappa del Cammino conduce ad Ascoli Piceno, concludendo il percorso al Santuario di San Serafino da Montegranaro. Dal Santuario del Beato Bernardo di Offida si scende tra vigneti e uliveti fino ad Appignano del Tronto, attraversandone il centro storico. Da qui una serie di strade sterrate e discese panoramiche portano verso il torrente Bretta, che si supera su un piccolo ponte, prima della lunga salita fino a Cima Gallo, il punto più alto della giornata. L’ultima parte è una discesa graduale nella Valle Fiorana e il torrente Chiaro, fino a entrare ad Ascoli Piceno e raggiungere il santuario cappuccino dove riposano le spoglie di questo amato santo morto nel 1602 che si festeggia il 12 ottobre. Approfittane per andare alla scoperta della città, perla d’arte e gastronomica (l’oliva ascolana nasce qui) a metà tra il mare e le colline.