Afflusso record di turisti e disagi alla circolazione: l’overtourism a Roccaraso solleva interrogativi sulla sostenibilità turistica della montagna. Da altre località però arrivano preziosi spunti per possibili soluzioni.

Il fenomeno dell’overtourism in Italia ha recentemente raggiunto livelli preoccupanti. Una tranquilla giornata in montagna a Roccaraso si è trasformata in un caos di folla, traffico e disagi.

Oltre 10 mila turisti e 220 pullman provenienti principalmente da Napoli hanno messo sotto pressione la rinomata località dell’Alto Sangro.

Il turismo “mordi e fuggi”: l’overtourism a Roccaraso

Le offerte per sciare low cost, come i pacchetti proposti da alcune compagnie di Secondigliano e Casoria che includevano trasporto e pranzo al sacco per appena 30 euro, hanno attratto migliaia di persone. Tuttavia, questa modalità di turismo ha sollevato numerose critiche da parte degli imprenditori locali.

Nello scorso week-end, la circolazione stradale si è bloccata in diverse aree, nonostante l’intervento dei Carabinieri della Compagnia di Castel di Sangro. Anche le piste da sci dell’Aremogna hanno sofferto il peso di una domanda sproporzionata rispetto alla loro capacità di gestione. L’origine di questa improvvisa invasione sembra essere legata a video virali su TikTok e offerte low cost particolarmente allettanti, con pacchetti a partire da soli 20 euro per una giornata sulla neve. Alcuni influencer hanno inoltre sponsorizzato il comprensorio sciistico, alimentando ulteriormente la tendenza.

Sebbene renda la montagna accessibile a un pubblico più ampio, il turismo “mordi e fuggi” contribuisce poco all’economia locale e mette a rischio la qualità dei servizi offerti. La grande affluenza in breve tempo genera più disagi che benefici, con impatti negativi sull’ambiente e sul territorio.

Anche l’amministrazione locale ha espresso preoccupazione per questa situazione, sottolineando la necessità di trovare soluzioni efficaci per gestire il sovraffollamento turistico e prevenire episodi simili in futuro. Una regolamentazione degli accessi e l’implementazione di strategie per incentivare soggiorni più lunghi potrebbero essere misure utili per contenere gli effetti negativi del turismo di massa.

Le Tre Cime di Lavaredo: possibili soluzioni all’overtourism

Il caso delle Tre Cime di Lavaredo, in Trentino-Alto Adige, rappresenta un esempio emblematico di come il sovraccarico di turisti possa mettere a rischio l’armoniosa sostenibilità di una destinazione naturale. Le amministrazioni locali hanno già preso provvedimenti concreti per ridurre l’afflusso, temendo la perdita dello status di Patrimonio Mondiale dell’Unesco.

Con picchi di 13-14 mila accessi al giorno durante l’estate, i sentieri delle Tre Cime sono spesso congestionati, compromettendo l’esperienza dei visitatori e aumentando l’avversione della popolazione locale verso il turismo. Tra le soluzioni proposte vi sono il potenziamento dei trasporti pubblici, l’introduzione di biglietti a tariffa più alta per incentivare soggiorni più lunghi – scoraggiando pratiche come gli affitti brevi – e la procedura di prenotazione obbligatoria per l’accesso ai sentieri.

L’aumento delle tariffe potrebbe non solo scoraggiare gli accessi massivi, ma anche garantire lo stesso indotto economico con un numero inferiore di visitatori. Questa strategia punta a un turismo più sostenibile e rispettoso dell’ambiente montano, già adottata con successo nella zona del Lago di Braies.

Verso formule turistiche sostenibili per Roccaraso?

L’esperienza delle Tre Cime di Lavaredo offre spunti preziosi anche per Roccaraso. L’implementazione di sistemi di prenotazione per gli impianti e le aree più frequentate potrebbe contribuire a evitare sovraffollamenti. Al contempo, l’implementazione dei trasporti e dei mezzi pubblici, così come la promozione di pacchetti turistici incentrati su soggiorni prolungati, rappresentano soluzioni strategiche per incentivare un turismo più sostenibile.

Un altro elemento cruciale è la sensibilizzazione dei visitatori sull’importanza di rispettare l’ambiente montano. L’organizzazione di campagne educative potrebbe aiutare a ridurre comportamenti inappropriati, come l’uso di materiali improvvisati per scivolare sulla neve.