Nel cuore dell’Oltrepò pavese è nato il primo albergo diffuso riconosciuto dalla Regione Lombardia. Un luogo unico, oggi rigenerato per recuperare la vita del borgo e farne un’attrazione turistica, sempre più popolare tra gli stranieri. Anche a causa degli ospiti felini del paese che a notte fonda si possono intravedere per le strade di Golferenzo

“I gatti? Nelle foto del borgo non le mostriamo appositamente. Noi diciamo sempre – scherzando – che se sei meritevole vedrai i gatti. Se ti saprai muovere con sufficiente rispetto, rallentando il passo, forse i gatti di Golferenzo decideranno di farsi vedere da te. O addirittura di venirti a trovare”. C’è tanta della poesia che ha accompagnato il progetto di rigenerazione del borgo di Golferenzo in questa frase di Paola Calonghi, responsabile della struttura ricettiva. Un progetto di slow tourism, davvero improntato alla sostenibilità, che ha portato Moveo alla scoperta del primo albergo diffuso riconosciuto in Lombardia. Un’iniziativa fatta dai nuovi abitanti di Golferenzo, che l’hanno scelto in primis come dimora per la vita e poi come comunità vivente: ecco perché qui ci si chiama per nome proprio e basta. Un luogo con l’epiteto più evocativo che un luogo turistico possa mai indicare: il Borgo dei Gatti.

Veduta aerea di Golferenzo – Credits: Relais Borgo dei Gatti

Come nasce il Borgo dei Gatti

Caldo estivo, strade sterrate tra vigne curate, polvere che dirada man mano che si avvicina al Borgo dei Gatti. Arrivarci è semplice, e una volta giunti si avverte un senso di cura per le strade, le case, ciò che popola il paese. Paola è la nostra guida all’interno dell’albergo diffuso di Golferenzo. Oggi è responsabile della struttura ricettiva, ma la sua storia non aveva nulla a che vedere con l’accoglienza turistica: “L’idea nasce come tutte le cose grandi quasi per caso. Mi sono trasferita con la mia famiglia dal centro di Milano 15 anni fa. Avevamo un figlio piccolo e volevamo cambiare vita: la grande città non era più sostenibile, ci aveva dato tanto ma cercavamo altro. La scelta di pancia è stata di andare in campagna: la scelta di testa è stata l’Oltrepò pavese, perché ci consentiva di gravitare ancora quotidianamente su Milano e portare avanti le nostre occupazioni”. Paola infatti è una psicoterapeuta: professione lontana e diversa da quella attuale, come quella di Arianna, la sua collaboratrice fiorentina che quando non le da una mano con l’accoglienza è un fashion buyer. “La sua è una storia particolare: è stata una delle nostre prime ospiti. Quando mi chiamò per prenotare mi chiese: ‘Ma davvero ci sono i gatti?’ Pensavo fosse un po’ una fanatica. E invece poi si è trovata così bene da tornare spesso fino a diventare una collaboratrice“. Il Borgo dei Gatti di Golferenzo oggi conta 9 dimore, oltre a 2 ristoranti, una Spa, una bottega antica e altre strutture ricettive. In effetti nel borgo spiccano diverse gru e ci sono molti lavori in corso: “Stiamo ampliando le ristrutturazioni, presto avremo 6 nuove suite: il nostro è un progetto ampio e sviluppo. Di questo dobbiamo ringraziare Luigi, che ci ha dato la capacità economica per rendere concreta una visione.

Un insegna a Golferenzo – Credits: Relais Borgo dei Gatti

Golferenzo come luogo di rigenerazione urbana

Calonghi racconta che quando arrivarono nel borgo di Golferenzo c’erano appena 8 residenti nel centro storico e 150 abitanti in tutto il paese. “Qualche anno dopo il nostro arrivo abbiamo portato qui mia madre: cercavo quindi casa e qualcuno mi disse di questo signor Luigi che stava ristrutturando abitazioni“. L’incontro tra Paola e Luigi è stata la miccia che ha dato vita al progetto di rigenerazione dell’albergo diffuso. “Lui stava sistemando tre case, e quindi una l’ho presa per mia madre. Poi gli ho chiesto cosa avrebbe fatto con le altre. Mi disse che le aveva ereditate dalla madre, così come altre proprietà in paese dalla zia: voleva rimetterle a posto, ma senza pensare ad un ritorno economico. Io avevo già messo su booking la mia casa a Milano, gli ho proposto di fare la stessa cosa con queste case: avevo in mente l’idea dell’albergo diffuso e successivamente Luigi accompagnò con entusiasmo il mio progetto. In effetti, il luogo si prestava: ormai sempre più abbandonato eppure ricco di bellezza naturale e di un impianto urbanistico originario curato e autoctono. Così dalla visione di Paola e dagli investimenti di Luigi, nasce lo sviluppo progettuale di un’idea.

Una delle case in affitto nel borgo – Credits: Relais Borgo dei Gatti

Il Borgo dei Gatti come progetto di albergo diffuso

Per realizzare davvero un albergo diffuso, i promotori invitarono a Golferenzo Giancarlo Dall’Ara, docente ideatore del concetto di albergo diffuso. “Così abbiamo impostato lo sviluppo del Borgo dei Gatti: quando il prof. Dall’Ara è venuto qui si è innamorato di Golferenzo”. Paola e la sua famiglia erano arrivati nell’Otrepò pavese nel 2009, ma la pianificazione del progetto di albergo diffuso inizia davvero a dicembre 2019, “abbiamo aperto in pieno Covid, tra i due lockdown, La corte del lupo, enoteca con ristoro nel cuore del borgo”.

L’enoteca “La corte del lupo” – Credits: Relais Borgo dei Gatti

Nel frattempo, le altre dimore del borgo venivano ristrutturate. Nel 2021 è stata poi la volta della riapertura di un luogo simbolo del paese, La bottega del Lino. “E’ un po’ il cuore pulsante del borgo, il posto dove vai a fare due chiacchiere. Era la casa dei nonni di Luigi: il nonno, Lino, era un postino e dalla sua dimora abbiamo ricavato la bottega a lui intitolata. Ne siamo molto felici, perché era davvero un luogo simbolo della vita del paese, chiuso ormai da 40 anni“. Anche perché testimonia la vivacità reale di una comunità e il fatto che un luogo torni ad essere davvero meta di passaggio per residenti e turisti.

La bottega del paese, riaperta dopo 40 anni – Credits: Relais Borgo dei Gatti

Il riconoscimento della Regione Lombardia a Golferenzo

Dopo aver sviluppato il progetto urbanistico, un business plan dedicato e aver cominciato a promuovere commercialmente l’ospitalità nel borgo, i promotori del Borgo dei Gatti hanno fatto una grande battaglia in Regione per un riconoscimento ufficiale. “In Lombardia c’era la legge sugli alberghi diffusi ma non il decreto attuativo: così finalmente a luglio del 2023 siamo diventati il primo albergo diffuso riconosciuto dalla Regione Lombardia”. Nello stesso mese, Golferenzo è entrato nei Borghi più belli d’Italia. Oggi ce ne sono una ventina in regione: per essere tale, un albergo diffuso deve presentare un modello di sviluppo turistico del territorio, un’originalità nell’ospitalità e in sintesi offrire agli ospiti l’esperienza di vita di un centro storico di una città o di un paese, potendo contare su tutti i servizi alberghieri.

Una delle strutture dell’albergo diffuso a Golferenzo – Credits: Relais Borgo dei Gatti

Attenzione: un albergo diffuso deve essere concentrato, case e camere non possono distare più di 200 metri dal centro della struttura dove c’è la reception come gli ambienti comuni.

Non siamo affittacamere, per intenderci. Regione Lombardia ti riconosce come residenza alberghiera e non come albergo quindi va da 1 a 4 stelle e non a 5 stelle. Secondo il modello di Dall’Ara l’albergo diffuso nasce all’interno di un borgo dove c’è un tessuto sociale, un paese abitato, non un luogo abbandonato. Certo, il paese è fatto di 150 abitanti ma non è uno di quelli che per dire cerca residenti regalando case. Questo aspetto è fondamentale, come è fondamentale che l’ospite si senta cittadino, abitante del borgo: piace molto questa idea agli stranieri e si sposa bene all’idea che hanno dell’Italia”.

Si tratta quindi di un’esperienza e quindi anche l’ospitalità può avere qualche limite, o meglio qualche imperfezione data dall’esperienza reale, spiega ancora Paola: “Magari il tuo vicino è un agricoltore ed esce la mattina alle 6 con il trattore, facendo un bel baccano“.

I gatti nel borgo di Golferenzo

Quando uno straniero mi chiama per prenotare chiedo sempre se è l’inizio o la fine del viaggio in Italia. Una volta mi contatta una ragazza ungherese che mi dice: ‘No, vengo apposta in Italia per visitare il Borgo dei gatti’. Mi disse poi che era due anni che aspettava di avere giorni liberi per venire qui a trovare noi e i nostri gatti“.

Quando Paola e la sua famiglia si trasferirono nel 2009 a Golferenzo, pochissimi vivevano di fatto nel borgo. Tra questi c’era Laura, una signora anche lei trasferitasi da Milano e che viveva in una delle tante case della famiglia di Luigi come affittuaria. Nel paese c’era una grande colonia felina, frutto della passione dell’ultimo erede della nobile famiglia Belcredi, a cui Golferenzo era stata venduta nel lontano 1690. Il nobile Belcredi aveva una grande passione per i gatti, ne acquistava di diversi e li faceva vivere in libertà: dopo la sua scomparsa, questi gatti erano rimasti nel borgo senza dimora o assistenza.

Uno dei gatti di Golferenzo – Credits: Relais Borgo dei Gatti

La signora Laura, grande amante dei felini, cominciò a prendersi cura di questa colonia abbandonata. “Quando arrivai in paese, feci amicizia con lei e cominciai a darle una mano nella cura della colonia: Laura li ospitava tutti nel suo giardino, senza mai farli entrare in casa. Quando lei si ammalò, le sono stata accanto e poi quando è scomparsa Luigi, il suo affittuario, promise che la sua dimora sarebbe sempre rimasta come la casa dei gatti. A quel punto, ho cominciato io a curarmi direttamente del benessere della colonia di Golferenzo”. Oggi ci sono circa 20 gatti di base, ma a notte fonda arrivano altri felini di zona che scorazzano per il centro.

“Il giorno è degli uomini ma la notte, la notte è dei Gatti. È dei gatti la luna piena”, è una delle frasi sul calendario del Borgo – Credits: Relais Borgo dei Gatti

Quando è tardi, tornano a dormire nella casa di Laura. “La proposta del nome del borgo è stata molto combattuta, perché nella concezione ancestrale il gatto è un animale domestico, e sembrava voler in qualche modo appannare l’immagine del paese. Ma poi, seppure non era nelle nostre intenzioni, si è rivelata una grande trovata di marketing: d’altra parte è tutto vero, i gatti ci sono, sono curati, hanno da mangiare, sono sterilizzati. E lo stesso stiamo facendo in alcune colonie feline nei paesi limitrofi.

Uno dei gatti di Golferenzo – Credits: Stefano Bressani

Turisti stranieri e sostenibilità nella nuova Golferenzo

Un borgo nuovo, che preservi la memoria di ciò che era, senza alterarne la natura. Ma anche un luogo che si apre all’innovazione in termini di sostenibilità applicata ad ogni aspetto dell’accoglienza e dello sviluppo della struttura diffusa. “In ottica di sostenibilità si è pensato di rispettare la memoria storica nelle ristrutturazioni: pavimenti in cotto, travi, pietra sono stati conservati nelle case dove possibile. I mobili sono il 90% di recupero. Sempre in ottica di sostenibilità abbiamo messo pannelli solari dove fosse possibile senza deturpare il borgo, abbiamo impiegato l’energia geotermica per la spa, siamo plasticfree e anche i pensieri che lasciamo agli ospiti sono tutti bio, a chilometro zero, riciclabili”.

La Spa “Adasi” del Borgo dei Gatti – Credits: Relais Borgo dei Gatti

“Lo abbiamo chiamato Borgo dei Gatti relaix di campagna. Tutti dicono che il termine relaix è improprio, però il significato della parola si riferisce proprio alla stazione di posta dove ci si fermava per cambiare cavallo: ecco l’idea della stazione dove ti fermi nel viaggio frenetico della quotidianità in cui normalmente si è coinvolti. Tant’è che la spa l’abbiamo chiamata “Adasi” che in dialetto pavese vuol dire “piano, adagio”. Oggi la nostra realtà dà lavoro e così qualcuno torna ad abitare qui o magari prende in considerazione l’idea di non andare via. Oggi infatti l’albergo diffuso di Golferenzo, tra struttura alberghiera, il ristorante, l’enoteca e la bottega coinvolge 47 persone nel momento di massima ricezione, tra stagionali e posti di lavoro fissi o a tempo.

Una delle piscine del borgo – Credits: Relais Borgo dei Gatti

Gran parte dei visitatori stranieri arrivano oggi da Paesi Bassi, Danimarca, Germania, Inghilterra: è una tipologia di turismo che ama molto la collina. “Infatti prima di venire da noi spesso vanno in Toscana o nelle Langhe. Interessante che oggi Golferenzo è un luogo turistico e quindi abitanti di paesi limitrofi cominciato a vedere Golferenzo con altri occhi, per cui il sabato sera anche da fuori si fa la passeggiata in paese”. Da tempo a Golferenzo ci sono 2 eventi: “Saxbere Street” e “Convivium”, eventi di rilievo e non semplici sagre di paese, che attirano un turismo molto specifico e attento agli aspetti culturali di zona. Anche per questo qualche anno fa Paola e lo staff del Borgo dei Gatti avevano organizzato un festival di artisti di strada, dove il nome già racconta come i felini siano entrati nell’immaginario turistico di Golferenzo: “Lo Stregatto“.