L’UE apre ufficialmente al dialogo per guidare la transizione ecologica nel settore auto, lavorando all’abbandono di diesel e benzina senza penalizzare i produttori, già sotto pressione per costi e concorrenza.
Era già nell’aria, ma ora l’Unione Europea si sta davvero preparando a rivedere le politiche sull’automotive, cercando un punto d’incontro tra la transizione ecologica e il sostegno a un’industria sempre più sofferente.
Nonostante l’ipotesi di rinvio, lo stop alle auto a benzina e diesel resta un obiettivo fondamentale, anche con Bruxelles che apre a concessioni, in primis il congelamento delle multe sulle emissioni di CO2. Un modo per aiutare le case automobilistiche europee provate da alti costi energetici e dalla concorrenza (soprattutto cinese).
Stando a quanto dichiarato dal vicepresidente della Commissione Europea Stéphane Séjourné in un’intervista al Corriere della Sera, non ci sarebbe più tempo: servono certezze e interventi concreti per salvaguardare la competitività e la salute del settore.
Vediamo quali scenari si profilano per il futuro dell’industria automobilistica.
Auto, l’Ue punta alla transizione ecologica senza penalizzare i produttori
A Bruxelles si punta sul pragmatismo per gestire le sfide della transizione “full electric” senza penalizzare eccessivamente i produttori. La Commissione Europea, guidata da Ursula von der Leyen, ha annunciato un dialogo strategico con l’intera filiera per affrontare le difficoltà legate ai nuovi target ambientali.
Tra le soluzioni al vaglio, c’è la già citata revisione delle sanzioni previste sulle emissioni, che potrebbero altrimenti gravare per una cifra stimata tra i 15 e i 17 miliardi di euro entro il 2025.
Si tratterebbe di un intervento importantissimo per evitare un impatto devastante sull’occupazione: il settore automobilistico rappresenta 2,6 milioni di posti di lavoro diretti in Europa e, considerando l’indotto, oltre 13 milioni.
Con l’accelerazione verso l’elettrico, si stima che il 35% di questi lavoratori potrebbe essere a rischio. Per questo, l’UE sta cercando un equilibrio tra gli obiettivi ambientali e la sostenibilità economica, scongiurando un effetto domino che potrebbe compromettere non solo le aziende, ma anche l’intero sistema industriale europeo.
Le ipotesi avanzate dall’Ue sul comparto auto
Nei primi cento giorni del nuovo mandato sarà presentato un piano per l’industria pulita, supportato da un fondo per la competitività destinato a finanziare le transizioni sia industriali che ecologiche.
Anche il bilancio UE sarà riorientato, aumentando le risorse e semplificando l’accesso ai fondi inutilizzati, con l’obiettivo di mobilitare fino a 50 miliardi di euro.
Inoltre, la Banca Europea per gli Investimenti avrà un ruolo chiave: garantirà supporto finanziario e strategico per sostenere le aziende nell’adattarsi ai cambiamenti senza compromettere la loro competitività.
Non solo elettrico e idrogeno, la proposta del PPE
Dopo l’annuncio a sorpresa di Volkswagen sulla chiusura di tre stabilimenti in Germania, che ha scatenato scioperi tra i metalmeccanici in Italia e Germania, il Partito Popolare Europeo ha presentato un piano per sostenere il settore nella transizione.
Il piano in questione propone in ogni caso di rivedere il sistema delle multe previste dal 2025 per i produttori che non raggiungono i target intermedi di riduzione delle emissioni. Tra le altre richieste figura anche l’adozione di un approccio tecnologicamente neutrale, che vada oltre l’elettrico o l’idrogeno, includendo soluzioni come biocarburanti ed e-fuels.
Maggiore flessibilità al settore e misure concrete, questo è quello che chiedono gli eurodeputati del PPE alla Commissione Europea. Senza rinunciare agli obiettivi agli obiettivi legati alla sostenibilità ambientale del settore entro il 2035, seppur con maggiori tutele.








