Da alcuni mesi, chi possiede un’auto diesel deve fare i conti con una situazione non particolarmente gradita: il gasolio costa più della benzina. C’entra, ovviamente, la crisi internazionale in corso, ma la tendenza si era già invertita da tempo per una questione interna all’Italia. Ecco perché.
In questi giorni c’è un dato di fatto incontrovertibile: il diesel è alle stelle, capace di sfondare il tetto dei 2 euro al litro, in un quadro generalizzato di caro carburanti. La guerra in Iran ha fatto innalzare il costo del petrolio e creato un’allarme speculazione sui prezzi, con conseguenze sull’economia di famiglie e imprese.
Fare rifornimento di carburante, soprattutto per i veicoli diesel, rischia dunque di diventare sempre più proibitivo. Tuttavia già da tempo nel nostro paese il prezzo del gasolio aveva superato quello della benzina, anch’essa a sua volta oggetto di rincaro.
Gasolio che costa più della benzina: il ruolo delle accise
Storicamente in Italia la benzina costava più del diesel. Questo perché a lungo lo Stato vi applicava accise più alte, favorendo al contrario il gasolio con accise più basse. Una scelta dettata anche dal sostegno all’autotrasporto merci e a una consistente parte dell’industria, dipendenti dal diesel.
Le accise sono imposte fisse applicate alla produzione e alla vendita di determinati beni di consumo. Fino a tutto il 2025 le accise sul diesel oscillavano tra gli 0,617 e gli 0,632 euro al litro, mentre quelle sulla benzina andavano da 0,713 a 0,728 euro al litro.
Dal 5 gennaio, in seguito alla nuova legge di bilancio, sono entrate in vigore le nuove accise che riallineano le aliquote fiscali di benzina e diesel, abbassando le une e alzando le altre di circa 5 centesimi al litro. Risultato: dall’inizio dell’anno, con il riordino delle accise, il prezzo del diesel era arrivato a sopravanzare leggermente quello della benzina.
A tutto ciò si addiziona l’IVA (imposta sul valore aggiunto), che in Italia è del 22%. Essa viene calcolata sul prezzo comprensivo di accise e margini industriali. Quindi, se salgono le accise su benzina e diesel, sale pure l’IVA, innalzando il prezzo finale al consumatore. Così fare il pieno nel 2026 significa fare i conti con il diesel diventato più caro della benzina.
Taglio delle accise: il decreto
L’escalation in Medioriente ha aggravato particolarmente la situazione. Per venire incontro alle esigenze dei cittadini e del sistema produttivo, il 18 marzo il Governo italiano ha approvato il cosiddetto decreto carburanti, che contiene una serie di misure per far fronte ai prezzi che continuano a salire.
In primis, il taglio delle accise su benzina e diesel, anche se soltanto temporaneo: 20 giorni, ormai quasi scaduti, visto che il periodo termina il 7 aprile. Inoltre, un credito d’imposta per i settori di autotrasporto e pesca e provvedimenti per rafforzare controlli e sanzioni anti-speculazione.
Nonostante ciò, il decreto legge non sembra aver sortito gli effetti sperati, tanto che da più parti si invoca un nuovo intervento di Palazzo Chigi. Resta il fatto che le accise statali continuano ad essere un fattore determinante per il prezzo alla pompa, dato che i costi di raffinazione industriale di gasolio e benzina sono considerati abbastanza simili.
La guerra e la domanda globale
Il sopravvento delle tensioni internazionali e il rincaro del greggio al barile (l’unità di misura petrolifera) si fa sentire più sul prezzo del diesel che su quello della benzina, per quanto anche quest’ultima stia sensibilmente diventando più dispendiosa.
La crescita della domanda a livello globale e la riduzione delle scorte presso i paesi produttori, unitamente alle difficoltà logistiche (è il caso della questione dello stretto di Hormuz), hanno reso il prezzo del gasolio molto più sensibile a variazioni.
Va poi considerato il fatto che in Europa, e in particolare in Italia, si consuma molto più gasolio che benzina. L’UNEM (Unione energie per la mobilità) ha reso noto che nel 2024 sul territorio italiano si sono consumati 24 milioni di tonnellate di gasolio, quasi il triplo rispetto agli 8,6 di benzina.
Per anni, infatti, gli automobilisti hanno preferito acquistare vetture diesel per risparmiare sul carburante. Peraltro, a parità di modello un’auto diesel consuma meno della controparte a benzina, purché non ibrida. E in linea generale il gasolio è tuttora centrale per il trasporto merci e in parte per il riscaldamento abitativo e industriale.
Carburanti più cari e sostenibilità
Il fatto che oggi il gasolio costa più della benzina e in generale l’aumento dei prezzi dei carburanti mette di nuovo in primo piano la necessità di spostarsi sempre più verso una mobilità sostenibile e una generale transizione ecologica, per ridurre le emissioni di CO2 responsabili dell’inquinamento atmosferico e la dipendenza da combustibili fossili.
Siamo di fronte a uno scenario in cui i costi di benzina e diesel non sono soltanto una dinamica congiunturale legata alla situazione geopolitica o agli interventi fiscali, ma che potrebbe indurre verso un cambiamento più profondo e definitivo nel sistema energetico e nel settore dei trasporti.
Dalla diffusione di tecnologie green all’evoluzione delle politiche industriali, il comparto della mobilità è destinato a trasformarsi rapidamente. Sempre più auto elettriche, auto ibride, carburanti a basso impatto e molte altre innovazioni giocheranno un ruolo chiave nel ridisegnare abitudini e modelli di consumo nei prossimi anni.








