Quali sono le sfide e i modelli per rispondere in modo efficace alla costruzione delle città? Moveo ha intervistato Ugo Valenti, cofondatore dello Smart City Expo World Congress che ogni anno celebra l’innovazione urbana. Al centro dell’intervista, le buone pratiche urbane, il climate-tech, le soluzioni contro la gentrificazione e per la pedonalizzazione dei centri
Entro il 2050 il 70% della popolazione mondiale vivrà in uno spazio urbano: nei prossimi quarant’anni avremo costruito tante nuove città quante ne sono state costruite in tutta la storia dell’umanità. Come saranno le città del futuro? Per rispondere a questa domanda, Moveo ha intervistato Ugo Valenti, co-founder e Ceo dello Smart City Expo World Congress. Anche quest’anno l’appuntamento di Barcellona è stato l’evento più grande al mondo dedicato all’innovazione urbana, con oltre 25mila ospiti, più di 1100 esibitori, 600 speaker provenienti da oltre 850 città da 130 nazioni. Obiettivo della kermesse che si celebra nel centro catalano dal 2011 è supportare le città nell’affrontare le sfide di resilienza di domani condividendo buone pratiche, tecnologie innovative, idee originali e opportunità. Ecco cosa Valenti ha detto a Moveo sui benchmark e le soluzioni migliori per le smart cities del mondo, alla luce delle prossime sfide che attendono l’umanità.
Punti di riferimento per il futuro: le città in Europa
Il Ceo dello Smart City Expo World Congress mette subito in luce il fatto che ogni città è diversa e molte pratiche interessanti dipendono anche da quale prospettiva si guardi allo spazio urbano. In quest’ottica, centri come Londra o Amsterdam sono da sempre precursori di innovazione. Se invece si guarda alla sostenibilità, «Copenaghen potrebbe essere un riferimento soprattutto per il suo impegno di lunga data nella pianificazione urbana ecologica e nell’uso innovativo della tecnologia per migliorare la vita urbana. Nel 2009 la capitale danese ha annunciato il suo piano per diventare neutrale dal punto di vista delle emissioni di anidride carbonica entro il 2025, ovvero in pochi anni. Questo piano faceva parte del Piano per il clima di Copenaghen, adottato in risposta alle crescenti preoccupazioni sui cambiamenti climatici. Il piano prevedeva misure per ridurre le emissioni nei settori dei trasporti, dell’energia e della gestione dei rifiuti, aumentando al contempo l’uso di fonti di energia rinnovabili. Ma ha anche sviluppato politiche per promuovere l’uso della bicicletta, e quasi la metà dei suoi abitanti usa le due ruote per andare al lavoro. Un altro campo in cui Copenaghen ha progetti di riferimento è il riutilizzo delle infrastrutture. L’impianto di CopenHill è un buon esempio di come si possa trasformare un posto che brucia rifiuti per creare energia in un’area ricreativa per i cittadini proprio nel centro della città».
In questa riflessione di Valenti non può mancare la città che ospita la kermesse internazionale. E non lo fa a a caso, ma come uno degli esempi delle città più innovative:
«Barcellona è grande un esempio di trasformazione urbana innovativa. Da più di un decennio la città sta implementando servizi intelligenti, tra cui ad esempio la piattaforma “decidim.barcelona” per coinvolgere attivamente i cittadini»
Quali sono alcune soluzioni tecnologiche per il clima urbano?
È necessario affrontare il cambiamento climatico con un approccio multiforme. Valenti mette in luce in ogni caso alcune soluzioni concrete e applicabili in ogni luogo:
«Ad esempio, l’uso di tetti verdi e giardini verticali aiuterà a mitigare l’effetto isola di calore urbana. Le aree soggette a inondazioni avranno bisogno di sistemi di gestione predittiva delle inondazioni che utilizzino l’intelligenza artificiale e i sensori IoT per anticipare e mitigare gli episodi di inondazione. Anche tagliare la Co2 nei trasporti è un elemento chiave nella lotta al cambiamento climatico»
Serve davvero eliminare gradualmente le auto private dai grandi centri urbani?
C’è un ampio consenso sul fatto che un futuro sostenibile per le metropoli richieda l’eliminazione graduale delle auto private dai centri urbani. E questo per molte ragioni, tra cui inquinamento, rumore, congestione del traffico, uso inefficiente delle risorse energetiche. Naturalmente, ciò significa che è necessario fornire alternative ai residenti, come piste ciclabili, zone pedonali, ma soprattutto un efficiente sistema di trasporto pubblico. Per essere pratici, Ugo Valenti fa qualche esempio concreto di come sia possibile vivere la città dopo aver allontanato in modo massiccio le auto private:
«Oslo ha deciso di vietare le auto private nel centro città nel 2019, eliminando i parcheggi e sostituendoli con piste ciclabili e spazi verdi. Da allora, hanno ridotto in modo significativo le emissioni di gas serra e il numero di infortuni legati agli incidenti automobilistici»
Un approccio diverso è invece quello che arriva da Oriente:
«Grazie a tasse elevate sui veicoli e alla tariffazione elettronica delle strade, insieme a un trasporto pubblico eccezionale, Singapore ha costruito uno dei sistemi di trasporto urbano più efficienti al mondo»
Naturalmente spiega il Ceo che le grandi città avranno bisogno di più tempo per attuare queste iniziative, ma le città più piccole possono ottenere risultati più rapidamente. «Per esempio Pontevedra, in Spagna, ha eliminato le auto private dal centro della città dal 1999, sostituendo le strade con zone pedonali. Questo ha portato a una riduzione del 70% delle emissioni di CO₂, a zero incidenti mortali per i pedoni per oltre un decennio e a un aumento della popolazione del centro città, che è diventato un luogo più vivibile».
Sostenibilità sociale: cosa si può fare per arginare la gentrificazione?
La gentrificazione è effettivamente un problema nelle grandi città di tutto il mondo. Ci sono diverse soluzioni in corso di implementazione, e quale sia la più appropriata per ogni città dipenderà dalla fonte del problema. Valenti mette in luce un aspetto meno considerato del fenomeno della gentrification:
«La crescita drammatica di residenze a breve termine: un esempio di quest’ultimo caso è ancora Barcellona, che ha visto aumentare il numero di appartamenti utilizzati per scopi turistici, oltre 10.000 secondo i dati del Comune. Per evitare lo sfollamento dei residenti, Barcellona ha posto un limite al numero di affitti a breve termine e ha vietato nuove licenze»
La città catalana ha anche un programma di alloggi a prezzi accessibili che prevede che il 30% dei nuovi insediamenti abitativi o delle ristrutturazioni più importanti includa unità a prezzi accessibili. Un qualcosa di simile a quanto attuato da Amsterdam.
E per non escludere i residenti dai centri urbani?
Secondo il ceo dello Smart City Expo World Congress, New York sta combattendo la gentrificazione attraverso politiche di controllo degli affitti e «i community land trust, noti come CLT, organizzazioni non profit che possiedono e gestiscono terreni per garantire che vengano utilizzati per alloggi a prezzi accessibili o progetti comunitari. Il CLT El Barrio di East Harlem, ad esempio, lavora per mantenere l’accessibilità abitativa in un’area che ha subito una forte pressione di gentrificazione». In Europa le pratiche più interessanti di contrasto alla gentrificazione arrivano dalla Germania:
«Berlino sta attuando misure interessanti, tra cui il tetto massimo degli affitti, che impedisce ai proprietari di aumentare gli affitti oltre un certo limite. Questa misura è stata controversa e ha dovuto affrontare anche dei ricorsi legali, ma ha dimostrato fino a che punto la città è disposta a spingersi per proteggere gli inquilini dall’aumento vertiginoso dei costi degli alloggi. La città sta anche riacquistando il patrimonio abitativo da investitori privati per garantire che un maggior numero di appartamenti rimanga a prezzi accessibili»








