Esploriamo il quartiere di Roma che “piace più di tutti” a Nanni Moretti, che lo percorre in sella alla sua Vespa in una sequenza iconica del film “Caro Diario”: la Garbatella. Cosa vedere in questa zona nata negli anni Venti per alloggiare gli operai nei lotti popolari? Una Roma insolita e affascinante, molto lontana dal sovraffollamento turistico di altre zone più centrali, come Trastevere e Rione Monti.
La Garbatella è un rione unico nel suo genere: un quartiere che sembra sospeso nel tempo, dove i lotti popolari, i palazzi tinti di rosso, le piazze e i saliscendi creano un’atmosfera quasi incantata, lontana dal caos della città. Qui ogni angolo regala scorci suggestivi che sembrano obbligare i visitatori a perdersi con lo sguardo verso l’alto.
Che tu scelga di esplorarla a piedi o in scooter, la Garbatella ti trasporta nel cuore di un rione che racchiude anime contrastanti: popolare e raffinata, tradizionale e alternativa, esuberante e pigra.
Nata negli anni Venti sul modello delle Città Giardino inglesi, questo quartiere fu progettato per ospitare gli operai della vicina area industriale e del porto fluviale di Ostiense.
Oggi, dopo un secolo, la Garbatella ha saputo reinventarsi, scrollandosi di dosso l’immagine di borgata per diventare uno dei quartieri più ambiti e alla moda della Capitale.
Qui c’è uno speciale fermento culturale, dove si mescolano eventi, spettacoli, arte di strada, teatri e set cinematografici. Allo stesso tempo, il suo retaggio popolare si riflette nelle locande, nei murales e nella vitalità che anima ogni sua strada.
Perché si chiama “Garbatella”?
Sono diverse le ipotesi relative al nome Garbatella e nessuna è certa. Una delle più diffuse racconta di un’ostessa di nome Carlotta, che gestiva una locanda lungo via Ostiense, nei pressi del Sepolcreto Ostiense. Nota per la sua gentilezza e accoglienza verso i pellegrini che percorrevano il tragitto delle Sette Chiese tra San Paolo e San Sebastiano, fu soprannominata “Garbata Ostella”, nome che si sarebbe poi evoluto in “Garbatella”.
Un’altra teoria lega il toponimo all’amenità del luogo, mentre una terza ipotesi fa riferimento alla tradizionale coltivazione della vite “a garbata” o “a barbata”, diffusa nei terreni della zona nell’Ottocento.
Un’ulteriore interpretazione collega il nome al cognome Garbata, appartenente a una donna che, intorno alla metà del XIX secolo, gestiva una locanda sempre su via Ostiense, tra la Piramide di Testaccio e la Basilica di San Paolo.
Garbatella: cosa vedere passeggiando nel rione
Negli anni Venti, con l’esaurirsi dei lotti disponibili, il regime fascista introdusse i grandi condomini poi chiamati Alberghi Suburbani. Questi edifici, concepiti in modo essenziale, ospitavano gli sfollati dalle trasformazioni urbanistiche in corso, come la demolizione delle abitazioni su via dei Fori Romani, e le famiglie rimaste senza casa durante la Grande Guerra. Gli spazi comuni al piano terra venivano usati come depositi, cucine, refettori, sale di disinfestazione e locali amministrativi, mentre ai piani superiori si trovavano ampie stanze destinate alle famiglie.
Ancora oggi, attorno a piazza Michele da Carbonara, si possono vedere queste strutture, conosciute con nomi come Albergo Giallo, Albergo Bianco, Terzo Albergo e Albergo Rosso. Quest’ultimo in particolare è sormontato da una torre con un grande orologio fermo a un’ora simbolica, le 11:25: quella dell’inizio dei bombardamenti su Roma, il 7 marzo 1944.
Non lontano, all’angolo con via Basilio Brollo, una scritta del 1948 invita a votare Garibaldi, accanto a una targa che ricorda la visita di Gandhi nel 1931, durante il suo soggiorno a Roma.
Piazza Benedetto Brin è il luogo che più di tutti rappresenta la nascita della Garbatella: qui, nel 1920, Re Vittorio Emanuele III posò la prima pietra per la costruzione del quartiere. La piazza ospita una fontana, la scenografica scalinata di Plinio Marco che conduce a via Ostiense, un’area verde chiamata Er Pincetto e un edificio in stile liberty con un arco d’ingresso che si apre su giardini interni dell’appezzamento di terreno.
Un rione accogliente
Il centro culturale della Garbatella è invece Piazza Bartolomeo Romano, grazie alla presenza del Teatro Palladium, capolavoro architettonico che ha ospitato spettacoli teatrali, concerti, festival e proiezioni cinematografiche. Di fronte al teatro si trova l’ex stabilimento dei bagni pubblici, oggi trasformato in polo culturale, un tempo indispensabile per supplire alla mancanza di docce nelle case popolari.
Tra le tappe più curiose, c’è La Fontana Carlotta: si dice che bevendo tre sorsi dalla sua acqua fresca si possa esaudire un desiderio. Da lì si sale la romantica Scala degli Innamorati, che con discrezione ha dato per anni rifugio alle giovani coppie.
La Chiesa dei Santi Teodoro ed Eurosia, soprannominata la Chiesoletta, è un importante punto di riferimento del quartiere e una delle tappe del tradizionale Giro delle Sette Chiese, un pellegrinaggio che fin dal Medioevo percorreva la lunga Via delle Sette Chiese.
La Scoletta, invece, è il vezzeggiativo dato alla Casa dei Bambini, un asilo ospitato in un’antica villa nobiliare, spesso usata come set cinematografico. Tra le pellicole girate qui c’è Totò e Marcellino, del 1958.
Il legame della Garbatella con il cinema è profondo: dal dopoguerra le sue strade hanno fatto da sfondo a film entrati nella storia della settima arte, come Una vita violenta di Pasolini e C’eravamo tanto amati di Ettore Scola, girati nella piazza antistante la scuola Cesare Battisti. Anche registi come Woody Allen e il già citato Nanni Moretti hanno scelto questo quartiere per ambientare opere come To Rome with Love e Caro Diario, mentre la fiction I Cesaroni ha reso celebre Piazza Giovanni da Triora.
Le architetture identitarie della Garbatella
La Garbatella si distingue da ogni altro quartiere di Roma grazie alla sua architettura peculiare, che accosta stili eclettici come l’Art Déco e il caratteristico barocchetto romano, tipico dell’edilizia popolare degli anni Venti e Trenta.
Questo mix di stili si riflette anche nell’atmosfera che pervade il quartiere, dove i cancelli aperti sui cortili fioriti dei lotti raccontano una comunità semplice, autentica e profondamente coesa. Passeggiando per le sue strade, sembra di trovarsi in un borgo tranquillo, ricco di verde e a misura d’uomo, nonostante la vicinanza al centro della città.
Girando per i vicoli stretti, le piazze animate e i cortili accoglienti con i bambini che giocano e i balconi pieni di panni stesi, si attraversa un mondo a sé. Piazza Bartolomeo Romano, con il Teatro Palladium dalle linee neoclassiche, il cortile della scuola Cesare Battisti ornato da maestose sculture, e i luoghi resi celebri da grandi film italiani offrono scorci iconici e indimenticabili. Per concludere la passeggiata, è d’obbligo fermarsi in una delle trattorie tipiche del quartiere prima di lasciare la zona passando per il moderno ponte intitolato a Settimia Spizzichino, figura simbolo della Garbatella e una tra i pochi abitanti del quartiere sopravvissuti ai campi di sterminio nazisti.
L’elemento architettonico più caratteristico della Garbatella sono comunque i suoi lotti: edifici di edilizia popolare di massimo tre piani, progettati intorno a cortili interni e giardini comuni. Questi spazi, dotati di lavatoi, stenditoi e cantine, fungono da luoghi di incontro per i residenti e mantengono vivo un forte senso di comunità.
Il quartiere conta 62 lotti, ciascuno numerato e contraddistinto da dettagli architettonici unici. Nonostante la varietà degli stili e delle decorazioni, il risultato è un insieme armonioso che rende la Garbatella un piccolo capolavoro di urbanistica.
Come raggiungere Roma e la Garbatella
Se arrivi a Roma in auto, approfittando dei servizi di telepedaggio in app per rendere più rapido il viaggio in autostrada, puoi parcheggiare vicino alla Stazione Termini. Da qui puoi raggiungere la Garbatella comodamente in metropolitana (linea B, fermata Garbatella) oppure optare per la mobilità in sharing, scegliendo una bicicletta o un monopattino, ricordando di rispettare le nuove regole contro la sosta selvaggia.








