In questo articolo ti proponiamo cinque tappe tra Firenze e Roma, per trasformare un percorso che potresti percorrere in appena tre ore in un viaggio indimenticabile tra paesaggi suggestivi e borghi pieni di storia e tesori da scoprire.
C’è un modo di viaggiare che non si misura in chilometri percorsi, ma nelle emozioni che regala. È un turismo lento, fatto di soste nei borghi più affascinanti, di strade che seguono il profilo delle colline e di paesaggi che cambiano a ogni curva. Da Firenze a Roma è un susseguirsi di storia, arte e natura, un itinerario da vivere senza fretta, lasciandoti guidare dalla bellezza e dalla curiosità.
5 imperdibili tappe tra Firenze e Roma
Cinque tappe scandiscono questo viaggio tra Toscana e Umbria verso il Lazio, tra cittadine antichissime, castelli che raccontano storie di battaglie e nobili casate, panorami che si aprono su vallate sconfinate e vigneti dai colori caldissimi. Un percorso in cui fare rifornimento di carburante non è solo un’esigenza pratica, ma un’occasione per fermarti: ogni sosta ti invita a scoprire tesori nascosti, a gustare sapori autentici e a immergerti nell’atmosfera unica dei borghi italiani.
Casa Masaccio nel borgo di San Giovanni Valdarno
San Giovanni Valdarno, uno dei borghi più importanti dell’Aretino, si trova a metà strada tra Firenze e Arezzo. Immerso in un paesaggio di colline e montagne, ha conservato intatta la struttura medievale, tipica delle terre nuove toscane, con la grande piazza centrale circondata dai portici.
Un buon punto di partenza per esplorare il borgo è Piazza Cavour, dove si trova Palazzo d’Arnolfo, attribuito ad Arnolfo di Cambio, con la suggestiva facciata decorata da centinaia di stemmi. Oggi l’edificio ospita il Museo delle Terre Nuove, dedicato alla storia delle città di nuova fondazione in epoca medievale, con un focus particolare sulla Toscana e su San Giovanni Valdarno, che un tempo si chiamava Castel San Giovanni.
Qui è nato Masaccio, il grande pittore rinascimentale
La cittadina è conosciuta in tutto il mondo per aver dato i natali al pittore Tommaso di Giovanni Cassai, meglio noto come Masaccio, genio del primo Rinascimento, che si trasferì giovanissimo a Firenze per avviare la sua straordinaria carriera. All’interno delle mura è d’obbligo una visita a Casa Masaccio, abitazione giovanile del celebre artista, oggi trasformata in un museo d’arte contemporanea e centro culturale molto attivo.
Poco distante c’è la Basilica di Santa Maria delle Grazie, che risale alla fine del Quattrocento. La sua costruzione è legata a un evento miracoloso avvenuto durante un’epidemia: una nonna, grazie alle sue preghiere, riuscì a procurare il cibo necessario per sfamare il nipote rimasto orfano. L’episodio è raffigurato in uno degli affreschi all’interno della chiesa. Accanto alla basilica si trova il Museo della Basilica, che custodisce una preziosa collezione di opere d’arte, tra cui l’Annunciazione del Beato Angelico e alcuni dipinti di Giovanni di Ser Giovanni, detto “lo Scheggia”, originariamente conservati nella trecentesca chiesa di San Lorenzo.
Anche la gastronomia locale racconta la storia del borgo. Già in un documento del Quattrocento si trova traccia dello Stufato alla Sangiovannese, piatto simbolo della città a cui è dedicato persino un palio. La sua preparazione richiede una lunga cottura del muscolo di zampa, insaporito con un sapiente mix di spezie. Un altro prodotto tipico è la Tarese, un salume tradizionale inserito tra i presidi Slow Food.
Monte San Savino, tra Medioevo e Rinascimento
La strada verso Roma prosegue tra i borghi più belli della Val di Chiana. Sul versante occidentale della Val di Chiana Aretina, opposto a Cortona e arroccato su un monte che domina la valle del torrente Esse, si trova Monte San Savino, un borgo dalle origini antichissime, testimoniate dai numerosi reperti etruschi rinvenuti nella zona.
La sua storia è segnata dalle lotte tra guelfi e ghibellini, con questi ultimi che, dopo aver prevalso, posero il borgo sotto il controllo degli Ubertini, signori di Arezzo. Nel 1306 Monte San Savino passò sotto il dominio fiorentino e guelfo, per poi essere conteso tra Perugia, Siena e infine Firenze, che nel 1384 ne consolidò il controllo, inviando podestà e vicari per amministrarlo.
Il periodo di massimo splendore del borgo è stato tra la seconda metà del Quattrocento e il Cinquecento, quando a Monte San Savino fiorì la potente famiglia Ciocchi-Di Monte, originaria di Firenze. Tra gli illustri personaggi della casata spicca il Cardinale Antonio, una delle figure più influenti del Rinascimento, vicino a papa Giulio II e ai pontefici della famiglia Medici.
Ancora oggi Monte San Savino conserva le tracce di quell’epoca d’oro. L’ingresso nel borgo attraverso la Porta Fiorentina introduce alle imponenti mura del Cassero, che ospitano il Museo del Cassero, dedicato alla storica tradizione ceramica locale. Da non perdere il Santuario di Santa Maria delle Vertighe e le chiese di Santa Chiara, Sant’Agostino e San Giovanni, mentre nel centro storico rimarrai estasiato dal maestoso Palazzo Di Monte, dalle eleganti Logge dei Mercanti e dall’antico Ghetto, in cui si trova la Sinagoga.
Non andare via senza aver assaggiato la rinomata porchetta di Monte San Savino, che detiene il record mondiale per la più lunga mai realizzata. Una prelibatezza del territorio, che troverai facilmente nelle salumerie del borgo.
Il romantico borgo di Lucignano
Lucignano è un borgo medievale immerso nella campagna chianina, su cui sventola orgogliosa la Bandiera Arancione del Touring Club. Il suo impianto urbanistico, con una struttura ellittica ad anelli concentrici, è uno degli esempi più interessanti di architettura medievale. La sua posizione, sulla sommità di una collina al confine tra i possedimenti di Firenze, Arezzo, Siena e Perugia, ha reso Lucignano un punto strategico sin dall’antichità.
Di origine etrusca, il borgo divenne un avamposto fondamentale nel Medioevo durante le contese tra Siena e Firenze. Fu proprio dopo la battaglia di Scannagallo che Firenze consolidò il proprio dominio in Toscana. Ogni epoca ha lasciato tracce nel tessuto urbano, ma è l’eredità senese a emergere con maggiore forza nel patrimonio artistico e architettonico del paese.
Nel cuore del borgo, in Piazza del Tribunale, si affacciano tre edifici di grande rilievo: la chiesa di San Francesco, la Collegiata di San Michele Arcangelo e il Palazzo Comunale, sede del museo cittadino. La chiesa di San Francesco, del XII secolo, si caratterizza per la facciata in travertino e arenaria. Al suo interno si trova un interessante un polittico raffigurante una Madonna che sorregge il castello di Lucignano, attribuito a Luca di Tommè.
L’Albero dell’Amore
Merita una visita anche la Collegiata di San Michele Arcangelo, che conserva preziose tele del XVII secolo firmate da Matteo Rosselli, Giacinto Gemignani e Rutilio Manetti. Il Museo Comunale, situato nello stesso complesso, ospita una raffinata collezione di pale d’altare, trittici e oggetti sacri. Il tesoro più prezioso è senza dubbio l’Albero d’Oro, un reliquiario in oro noto anche come Albero dell’Amore o Albero della Vita. Secondo la tradizione locale, le coppie che si scambiano promesse d’amore davanti ai suoi rami saranno benedette da fortuna e felicità: anche per questa ragione, Lucignano è uno dei borghi più romantici per gli innamorati.
La cucina di Lucignano è profondamente radicata nella tradizione agricola della valle, con piatti semplici ma ricchi di sapore, come la panzanella e la zuppa di pane. In tutta la Val di Chiana viene allevato il vitello di razza chianina, vera eccellenza della gastronomia toscana.
Il glorioso passato etrusco di Chiusi
Ci spostiamo verso il confine con l’Umbria per fare tappa nell’antichissima Chiusi, anch’essa Bandiera Arancione del Touring Club per il suo valore storico e culturale.
Secondo le fonti latine, è una delle prime e più importanti città etrusche e la sua nascita affonda nella mitologia. Lo storico Servio la attribuisce a Cluso, figlio del principe Lidio Tirreno, che secondo Erodoto guidò la migrazione etrusca. Un’altra ipotesi lega invece la nascita di Chiusi a Telemaco, il figlio di Ulisse.
Chiusi era uno dei centri più importanti tra le dodecapoli etrusche e, nel VI secolo a.C., iniziò a intrecciare delle relazioni con Roma. Fu in questo periodo che il lucumone Porsenna assediò l’Urbe, arrivando forse a conquistarla. La città prosperava grazie alla fertilità dei terreni alluvionali e alla posizione strategica lungo un’importante via commerciale: risalendo il Tevere attraverso la Chiana, allora navigabile, si raggiungeva infatti il Valdarno.
Dopo la conquista gotica del 540 d.C., Chiusi divenne la sede di un ducato longobardo fino al 776. Dall’XI secolo il potere passò nelle mani del vescovo, ma nel secolo successivo la città cadde sotto le influenze prima di Orvieto e poi di Siena, entrando stabilmente nei territori della Repubblica Senese.
Cosa vedere nella tappa a Chiusi
Con una storia così complessa e importante, è chiaro che questa tappa del nostro percorso offre numerose meraviglie, in particolare nel centro storico. La Piazza del Duomo ospita la suggestiva Concattedrale di San Secondiano, una delle più antiche della Toscana, il cui interno richiama l’atmosfera delle basiliche paleocristiane di Roma.
Il Museo Civico, articolato in tre sedi diverse, è imperdibile proprio perché consente di ammirare il territorio del borgo. La visita inizia dal Palazzo delle Logge, che ospita la sezione Il Labirinto di Porsenna, dedicata alla leggenda del re etrusco, il cui mausoleo, secondo la tradizione, sarebbe nascosto in un intricato labirinto sotterraneo. In realtà, il dedalo di cunicoli sotto la piazza e le strade adiacenti al Duomo non è una tomba reale, ma un antico acquedotto etrusco, accessibile dal Museo della Cattedrale.
Passeggiando lungo Via Porsenna, ti imbatterai negli eleganti palazzi nobiliari, tra cui Palazzo Baldetti, Palazzo Della Ciaia con la torre dagli archi gotici, Palazzo Nardi e Palazzo Turrini-Betti, splendido esempio di architettura cinquecentesca. La visita non può dirsi completa senza una sosta al Museo Etrusco, dove sono esposti gli straordinari reperti provenienti dagli scavi archeologici della zona.
Infine, la tradizione culinaria di Chiusi è notevole quanto la sua storia, in particolare il brustico, un pesce di lago cucinato secondo l’antica tecnica etrusca. Dopo la cottura sulla griglia, viene sfilettato e servito con olio d’oliva locale, limone e fagiolina di lago, piccoli fagioli bianchi coltivati nei dintorni.
Attigliano, nella Valle del Tevere
La zona di Attigliano si sviluppa lungo la naturale linea del Tevere, che nei secoli ha favorito l’insediamento delle popolazioni etrusche. Ne sono testimoni le tombe a camera e le cripte rinvenute in località Marziano Jana, segno di una civiltà strutturata e ben radicata nel territorio.
Nel 993 il conte Offredo, giunto dalla Germania al seguito dell’imperatore Ottone III, fondò il borgo di Alviano, dando origine alla nobile famiglia degli Alviano. I suoi discendenti costruirono Attigliano, che già nell’XI secolo era un paese fortificato, con un porticciolo fluviale nella zona oggi conosciuta come Portovecchio. Il toponimo Attigliano sembrerebbe derivare dai numerosi tigli che un tempo crescevano nella zona, dal latino ad tiliam.
Nel corso della sua storia, Attigliano fu conteso tra diverse casate nobiliari. Passò sotto il dominio degli Orsini e dei Borghese, per poi tornare agli Alviano. Dopo alterne vicende, nel XV secolo entrò definitivamente a far parte dello Stato Pontificio, sotto il cui controllo rimase fino all’unificazione dell’Italia, nel 1861.
Cuore del borgo è la suggestiva Piazza della Rocca, dove si trova la Fontana dei Delfini e l’originale campanile dell’orologio, caratterizzato da un quadrante di 12 ore con un’unica lancetta, che rappresenta un’evoluzione del modello seicentesco a sei ore.
Da non perdere è il castello di Attigliano, in posizione dominante su una terrazza naturale che si affaccia sulla valle del Tevere. Edificato dai successori del conte Offredo in epoca medievale, il castello era inizialmente protetto da un fossato, mentre un ponte levatoio ne regolava l’accesso. Sotto la signoria di Bartolomeo di Alviano, le torri furono innalzate e la pentagonale fu dotata di una macchina da getto, la cosiddetta bombarda, utilizzata per la difesa. Dell’antico castello oggi restano tratti delle mura perimetrali, sei torrioni e il portale d’ingresso del XV secolo, recentemente restaurato.








