Novità in vista da Bruxelles sul fronte della decarbonizzazione dei trasporti. La Commissione Europea apre ai biocarburanti e si muove verso una maggiore flessibilità sulle emissioni inquinanti. Scopriamo cosa bolle in pentola.
La presidente della CE Ursula von der Leyen ha confermato che entro la fine del 2025 sarà presentata la revisione del regolamento sulle emissioni di CO2 per automobili e furgoni. Rappresenta un ulteriore passaggio verso un maggior pragmatismo. Nei mesi scorsi, infatti, erano già state rinviate le multe ai produttori.
Tutto questo, peraltro, potrebbe portare in seguito al rinvio dello stop ai motori termici dal 2035. Un provvedimento già richiesto dall’ACEA, anche se le big dell’elettrico non ci stanno. Inoltre si registra un’apertura ai carburanti a basso impatto, alternative che includono e-fuels e biocarburanti.
Decarbonizzazione: non solo elettrico
I piani dell’UE per la decarbonizzazione procedono quindi con cautela. Il tutto si inserisce in una strategia che punta a mantenere la competitività dell’industria continentale e il rilancio del settore dell’auto, senza sacrificare gli obiettivi climatici e la transizione ecologica.
La volontà di Bruxelles è mantenere il principio di neutralità tecnologica. Questo permette ai produttori di continuare a perseguire i target ambientali attraverso le soluzioni più adatte ed efficienti sul piano industriale. Nessuna tecnologia, quindi, sarà esclusa. In tal modo la mobilità elettrica non sarà l’unica strada verso la riduzione dell’impatto ambientale.
E-fuels e biocarburanti avanzati, come il biocarburante 100% da materie rinnovabili prodotto dall’italiana Eni, saranno dunque contemplati anche dall’Unione Europea come soluzioni percorribili verso la mobilità sostenibile. In quest’ottica i servizi carburante dovranno essere sempre più articolati.
Biocarburanti ed e-fuels: le differenze
Biocarburanti ed e-fuels non sono la stessa cosa. Ciò vale sia dal punto di vista della composizione che da quello delle emissioni stesse.
I biocarburanti derivano dalla trasformazione di biomasse animali e vegetali, come scarti agricoli, grassi animali, oli esausti e altri tipi di rifiuto organico. Le loro emissioni sono nettamente inferiori a quelle dei combustibili fossili, ma non equivalgono a zero.
Gli e-fuels sono invece carburanti sintetici, frutto di un processo che che combina idrogeno rinnovabile (ottenuto tramite elettrolisi) e l’anidride carbonica proveniente dalla cattura e stoccaggio di CO2 dall’atmosfera. In fatto di emissioni, sono considerati del tutto neutri.
Tra gli altri carburanti a basso impatto, figurano biometano e bio-GNL, prodotti dall’upgrading del biogas, che a sua volta può essere ottenuto da scarti agricoli, reflui zootecnici o fanghi di depurazione. Ma anche i recycled carbon fuels, ricavati da rifiuti indifferenziati e plastica non riciclabile, i quali offrono una seconda vita a questi materiali. Infine, l’idrogeno verde o blu, direttamente utilizzabile nelle auto FCEV (Fuel Cell Electric Vehicle) o nelle auto a idrogeno.
Mezzi pesanti: cosa succede
Oltre alle aperture al biocarburante sostenibile e alla maggiore tolleranza verso lo stop dal 2035 alle auto diesel e a benzina, peraltro ritenuto già adesso irraggiungibile da molti stakeholder, la presidente Von der Leyen ha un confronto più stretto e proficuo con i produttori di veicoli pesanti.
Si tratta di un segmento in cui la transizione elettrica è ben più difficile da incrementare rispetto al comparto delle auto elettriche. E che dunque necessita di specifiche misure di sostegno per non rimanere indietro nel percorso verso la sostenibilità dei trasporti. A tal scopo la Commissione Europea ha assicurato che arriveranno iniziative concrete per agevolare il raggiungimento dei traguardi di riduzione delle emissioni anche per camion e veicoli commerciali.
In generale, le difficoltà con cui da anni il settore automotive deve fare i conti stanno spingendo le istituzioni europee a intraprendere un approccio più pragmatico nella definizione degli obiettivi e delle tappe per raggiungerli.








